Il Sunderland si è qualificato a una coppa europea dopo 53 anni, e in questa impresa c’entrano anche la Roma, Enzo Le Fée e Florent Ghisolfi

Un altro risultato centrato in volata, copione perfetto per Sunderland 'Til I Die (con tanti ringraziamenti a qualche vecchia conoscenza giallorossa).
di Redazione Undici 26 Maggio 2026 alle 13:36

L’immagine dello sballo è una sciarpata a fine partita, mentre il Sunderland in campo festeggia e i suoi tifosi addobbano un momento mai vissuto – almeno dalla maggior parte di loro: l’ultima volta che i Black Cats si erano qualificati a una coppa europea correva l’anno 1973, grazie alla vittoria di una storica FA Cup pur militando in Seconda divisione. Il settimo posto odierno è altrettanto da stropicciarsi gli occhi: da neopromossa, in volata, vincendo le ultime due partite dopo una mini-crisi di risultati spazzata via nei 90 minuti conclusivi che hanno piegato il Chelsea campione del mondo in quel che era una sorta di spareggio per l’Europa League. Di questi tempi succede che i Blues si buttano via, e il Sunderland è bravo a crederci. Anche grazie a chi per primo aveva deciso di credere in questo club, quando ancora l’euforia della Premier era lontana.

Riavvolgiamo il nastro all’inverno 2024. Régis Le Bris è da pochi mesi l’allenatore dei biancorossi e nonostante un buon avvio in Championship sente che per fare il salto di qualità serve un rinforzo di grande spessore: “Sono arrivato qui da solo, senza collaboratori”, il retroscena raccontato dal Guardian. “Piano a piano ho iniziato a esprimere le mie idee e il mio calcio”.  Convince Kyril Louis-Dreyfus, patron svizzero-francese del Sunderland, della necessità di intervenire sul mercato e sa che a Roma, nel frattempo, Enzo Le Fée non sta vivendo la migliore delle esperienze. Conosce molto bene il ragazzo sin dai tempi del Lorient, dove Le Bris aveva allenato a lungo. Sa di poterlo coinvolgere nel progetto. Serve però l’ok di Florent Ghisolfi: l’allora direttore sportivo giallorosso.

La svolta inaspettata è che non solo Ghisolfi contribuisce alla buona riuscita del trasferimento. Ma grazie all’affare Le Fée inizia ad instaurare un rapporto privilegiato con la dirigenza del Sunderland: sul campo, sospinta dagli assist di Enzo, la squadra centra la promozione al termine di una cavalcata playoff al cardiopalma, fuori Ghisolfi lascia Trigoria senza troppi rimpianti e a fine stagione si accorda con Louis-Dreyfus per diventare il ds dei Black Cats. Allestendo subito una campagna acquisti decisamente ambiziosa per una neopromossa: 15 calciatori nell’arco di pochi mesi, fra cui la superstar Granit Xhaka, per un totale 155 milioni di sterline investiti sul mercato. I ragazzi di Le Bris si salvano in scioltezza e iniziano a coltivare quel sogno europeo centrato all’ultimo respiro come la più perfetta delle favole calcistiche. E festa sia.

Ma come sottolinea Luke O’Nien, capitano di vecchia data di questo Sunderland, “l’arrivo di Le Fée ha cambiato tutto. Lui è stato il catalizzatore di questo percorso: il primo top player a darci fiducia come club e dare un grosso contributo per aiutarci ad arrivare dove siamo oggi. Enzo è un gran lavoratore, è incredibilmente umile e come persona è ancora meglio dell’ottimo centrocampista qual è” (Le Fée a sua volta sostiene che il detonatore del salto di qualità è Xhaka, a proposito di umiltà). Un sentimento che è sintesi dell’atmosfera di questi mesi: Le Bris è stato bravo a tenere i suoi ragazzi concentrati, con i piedi per terra, spiegando loro “la fragilità di qualunque exploit calcistico” – buffo che l’esempio più limpido di questo concetto sia proprio il Chelsea battuto sul campo alla 38esima. “Questo club è speciale e lo è anche il nostro percorso, perché la connessione con i nostri tifosi lo rende qualcosa di difficile da descrivere”. Sunderland ‘Til I Die, per dirla come la docuserie. Con un ringraziamento speciale alla Roma, nei titoli di coda.

>

Leggi anche