Il caldo torrido ha avuto un impatto enorme sulle prime partite del Roland Garros, anche perché le alte temperature trasformano completamente i rimbalzi sulla terra rossa

Si tratta di condizioni estreme sul piano atletico, ma anche in fatto di fisica della pallina: "Non ci ricordiamo di altri tornei così", dicono i tennisti.
di Redazione Undici 26 Maggio 2026 alle 11:19

Uno sbalzo termico per tutti. Pubblico, giocatori, perfino pallina da tennis. L’ondata di caldo che sta colpendo gran parte dell’Europa non risparmia neppure la Francia, dove da un paio di giorni si gioca il Roland Garros 2026. E da un paio di giorni, tutti i protagonisti, devono fare i conti con la terra rossa come non l’avevano mai vista. “Non mi ricordo l’ultima volta che era stato così caldo all’Open di Francia”, commenta Daria Kasatkina, partecipante al torneo WTA. “Soprattutto considerando che sarà così per una settimana intera”, con la temperatura stabilmente attorno ai 33 gradi. Ma con il campo di gioco completamente al sole, si toccano picchi ben più alti.

Per questo i tennisti in corsa devono fare di necessità virtù. C’è chi si lascia andare a intere borse di ghiaccio sulla testa, durante il cooling break. Chi, anche fra gli spettatori, cerca refrigerio davanti agli spray di vapore fresco disposti lungo la sede del torneo. Insomma, bisogna arrivare pronti all’appuntamento, perché il rinvio delle gare al momento non è un’opzione. “Possiamo anche essere mentalmente pronti a queste condizioni, ma fisicamente resta difficile mantenere la lucidità per tutta la durata della partita”. E c’è poi un ulteriore problema ancora più subdolo da controllare: la versatilità della terra rossa.

Già per definizione si tratta della superficie più mutevole del tennis, sottoposta a diverse variazioni di tenuta – dal grip al rimbalzo – in base a temperatura, umidità dell’aria e orario del match. Anche per questo il Roland Garros è uno dei tornei più tosti sul panorama mondiale: già in passato diversi giocatori si erano lamentati di questa imprevedibilità, in parte imputabile alle palline Wilson che risultano appesantite. Cosa succede in situazioni di caldo estremo e torrido? La superficie agevola il gioco rapido, sia in battuta e negli scambi ad alto ritmo. L’ideale cioè per quei giocatori specialisti della terra rossa, spiega il Guardian, con la palla che rimbalza di più ed è più suscettibile all’effetto esercitato dalle racchette.

“Quando siamo arrivati qui per i primi allenamenti erano ancora 16 gradi e la palla era molto pesante”, ha spiegato Iga Swiatek. “Potevi giocare alla massima potenza e ti sentivi ancora in controllo di ogni traiettoria. Ora invece occorre molta più sensibilità nel tocco, e talvolta non basta comunque: la palla rimbalza più veloce, da un lato è un aiuto sotto l’aspetto fisico, dall’altro rende più difficile esercitare la padronanza dei propri colpi. E se la palla sfreccia più rapida in aria, è anche più facile mandarla fuori”.

Insomma, tutt’altro gioco. Ad alcuni piace, soprattutto ai tennisti dallo stile aggressivo come Alex de Minaur. “La palla scorre, non devo forzare colpi pesanti, le condizioni del campo fanno il lavoro per me. E non m’importa del caldo”. Per altri invece è un autentico handicap. E questo Roland Garros ha tutti i contorni per diventare una specie di torneo di sopravvivenza, un momento di tennis estremo che incoronerà chi avrà i nervi più saldi. E le più efficaci capacità di adattamento, un rimbalzo dopo l’altro.

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