Declan Rice è uno dei centrocampisti più forti del mondo, ma ha anche un carattere divertente, difficilissimo da trovare nel mondo del calcio

Si può avere la fame agonistica dei fuoriclasse senza prendersi troppo sul serio? Chiederlo al centrocampista, che ha mostrato all'Arsenal come tornare a vincere.
di Redazione Undici 28 Maggio 2026 alle 11:14

Per capire che tipo di personalità è Declan Rice – nel mondo del calcio, ma ancora di più in quello dell’Arsenal – si dia uno sguardo alle concitate immagini che hanno seguito l’agognato trionfo dei Gunners in Premier League. Il popolo di Islington, North London, aspettava quel trionfo da 22 anni: tutti erano pronti a festeggiare come se non ci fosse un domani. Foto, video, autografi. Beh, il centrocampista è rimasto lì letteralmente fino all’indomani: alle 5 del mattino era ancora dalle parti dell’Emirates, in posa per i suoi tifosi. Col sorriso fresco di chi è appena diventato campione d’Inghilterra.

Come dice Arteta, che stravede per lui anche sotto il profilo caratteriale, Rice è un giocatore che dà tutto per la sua squadra nel modo meno convenzionale possibile – certamente, oltre a un contributo in campo da trascinatore. Da un lato è un animale da competizione: sempre sul pezzo, determinato ad alzare l’asticella partita dopo partita, a migliorare il proprio bagaglio tecnico e performativo anno dopo anno. Dall’altro è un gran giocherellone: l’anima candida dello spogliatoio dell’Arsenal – oltre a essere un punto di riferimento, soprattutto per i giovani come Max Dowman. Specialista in scherzi, sempre con la battuta pronta, capace di stemperare la tensione che soprattutto in questi mesi – col vantaggio in campionato sul Manchester City sempre più assottigliato – s’era fatta inevitabilmente pesante.

A 27 anni Rice è un fuoriclasse formato, uno dei centrocampisti più completi e dotati del panorama globale, forse un futuribile Pallone d’Oro – ma per ulteriori verdetti aspettiamo la finale di Champions e l’Inghilterra al Mondiale. Al contempo è anche un ragazzo dall’eccentrico senso dell’umorismo, molto British, o sempre nelle parole del suo allenatore “il controllore del vibe” all’interno dell’Arsenal. Non soltanto fra i suoi compagni di squadra: staff tecnico, addetti alle pulizie, magazzinieri. Tutti lo trovano uno spasso, come spiega il Telegraph in questo lungo approfondimento. È soprattutto una persona autentica, emotiva, talvolta capace di perdere il controllo anche davanti alle telecamere – con toni, questi sì, un po’ meno British, ma mai davvero sopra le righe.

Arteta sostiene che Declan debba imparare a controllarsi, per diventare davvero il migliore di tutti. Già oggi il numero 41 ci va davvero vicino: crea un’enorme mole di gioco e occasioni da gol, all’occorrenza segna, sui calci piazzati disegna traiettorie difficilissime da leggere, è sempre nel vivo della manovra anche in fase di non possesso, quando ripiega, va in tackle, intercetta palloni. Il progressivo exploit dell’Arsenal passa in gran parte dai suoi piedi. E dalla sua testa, con mentalità da vendere. Un esempio su tutti? Il mese scorso all’Etihad, quando i Gunners perdono uno scontro diretto fondamentale in casa del Manchester City. All’improvviso l’inerzia per la corsa alla Premier sembra passata in mano agli avversari, tutti sono pronti a decantare l’ennesimo, puntuale psicodramma dei biancorossi di Londra. Al fischio finale anche i giocatori stessi sono in preda allo sconforto: molti nascondono la testa sotto la maglia, Martin Odegaard in particolare è fra i più abbattuti. Al che Rice va da lui, scuote la testa e gli dice: “Non è finita qui”.

Una frase semplice e decisa, eppure talmente preziosa che una volta ripresa dai social i tifosi dell’Arsenal l’hanno trasformata in un coro esploso nelle settimane successive, fino alla festa – “He said it’s not done, he said it’s not done: Declan Rice, he said it’s not done“. Parola mantenuta. Rice celebra la vittoria della Premier fino a tarda ora in mezzo ai suoi tifosi non perché deve, non solo perché li capisce, ma soprattutto perché in mezzo al loro si diverte. Gli piace la socialità, non lo disturba mettersi in gioco, prendersi un po’ alla leggera anche a sue spese. Per esempio, chi lo conosce dice che sia stonato come una campana. Eppure, quando c’è da buttarsi si butta: serata quiz con gli amici, una partita a golf, cantare col microfono in mano. Mica al bar, ma pure in televisione è capitato – e non è che il palcoscenico abbia migliorato il suo timbro: Declan se ne frega, se la spassa. E forse è anche per questo che grazie al suo vibe, l’Arsenal è tornato a vincere.

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