Un penalty calciato alle stelle, che l’Arsenal ricorderà a lungo nella sua storia europea. E Gabriel Magalhães ancora di più: al fischio finale il difensore brasiliano era inconsolabile, con la maglietta a coprirgli il volto. Proprio quella divisa, oggi, è salita alla ribalta del mercato contro ogni previsione. Perché “Gabriel, numero 6” all’improvviso è al centro delle vendite online e in loco: un aumento del 350% rispetto al volume precedente alla finale di Champions League. Addirittura, racconta The Athletic, in uno store non specificato la maglia di Gabriel è andata a ruba a ritmi più del doppio superiori a quella di qualsiasi altro calciatore – e a questo punto è lecito domandarsi se oltre all’empatia dei tifosi dell’Arsenal stia avendo un certo peso anche lo sfottò da parte di quelli del PSG: scenario non impossibile.
Per fortuna, subito dopo la delusione di Champions, Gabriel e l’Arsenal hanno potuto consolarsi con la parata di celebrazione della Champions League alzata pochi giorni prima, a riprova di un’eccezionale stagione disputata su tutti i fronti – sull’onda di una folla oceanica, tra le 750mila e il milione di persone. “Questo verdetto fa male”, ha scritto sui social il 28enne al termine del ko contro il PSG. “Ma sono fiero dei miei compagni e di quello che abbiamo raccolto in questo splendido cammino. Grazie ai nostri incredibili tifosi per averci supportato in ogni occasione: meritate di celebrare insieme a noi. All’anno prossimo!”. Insomma, dopo 261 presenze e 24 reti dal 2020 in poi per Gabriel questo 2025/26 resta comunque il momento migliore della sua carriera londinese. E ora c’è anche il Mondiale con il Brasile.
“Lui e Eze erano devastati”, ha detto Declan Rice a proposito dei compagni che hanno sbagliato a calciare dal dischetto. “Non è mai bello quando ci si ritrova in una simile situazione, questo sport sa essere crudele. Ma li adoriamo, siamo con loro, nel calcio succede. Non saranno gli ultimi giocatori a fallire un rigore in finale. Può capitare a tutti, e senza questi due non avremmo mai vinto la Premier League e non saremmo arrivati fin qui. Poco ma sicuro”. Negozi alla mano, la pensano così anche i tifosi dei Gunners: l’affetto nei confronti di Gabriel passa dallo spogliatoio all’intero mondo Arsenal. E diventa quantificabile nella mole senza precedenti di magliette vendute, del tutto anomala per un difensore del suo profilo. Qualcuno, prendendo spunto da un club rivale, potrebbe farsi ispirare dalla parabola di John Terry: rigore decisivo calciato fuori dallo specchio in finale di Champions, riscatto e trionfo continentale quattro anni dopo. Sempre ai rigori. A volte può succedere.