Anche se ormai è la normalità, è un numero che fa impressione: quasi 300 calciatori convocati per il Mondiale 2026 rappresenteranno un Paese diverso da quello in cui sono nati

Sintomo di un Mondiale (e di un mondo) sempre più a trazione globale, che nel calcio si traduce in un generale livellamento verso l'alto.
di Redazione Undici 03 Giugno 2026 alle 10:00

Quando mancano otto giorni al calcio d’inizio dei Mondiali, tutti i ct di tutte le squadre qualificate hanno ufficializzato le loro liste. E quindi abbiamo la lista e la mappa completa di tutti coloro che giocheranno la fase finale. Le tendenze che vengono fuori sono piuttosto chiare: il Marocco potrebbe agevolmente schierare il proprio undici di soli giocatori nati altrove, con tanto di sostituti. La Francia potrebbe schierare tre o quattro Nazionali, in base al luogo di nascita entro i propri confini. E questi sono solo gli esempi più eclatanti – se si esclude il caso limite di Curaçao, a rigor di diritto territorio dei Paesi Bassi, ma con un’indipendenza calcistica a tutti gli effetti – di un calcio sempre più globalizzato, in cui certi dati sui documenti d’identità contano sempre meno. Chiamateli oriundi, naturalizzati, semplicemente calciatori venuti al mondo in un Paese diverso da quello delle loro famiglie: saranno ben 289 ai nastri di partenza, a riprova di un trend che registra numeri record in questa edizione. Anche se non c’è da niente stupirsi, e il numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni, riportare certi dati fa sempre un certo effetto?

Quali sono le Nazionali che più si avvalgono del mix geografico? Tolto il già citato Curaçao, che ha 25 giocatori convocati nati tutti in Olanda, spiccano i 20 congolesi che non rappresentano il loro Paese natale. E poi i 19 marocchini, i 17 bosniaci, i 16 algerini e haitiani. In alcuni casi parliamo di vere e proprie superstar di questo Mondiale: Calhanoglu con la Turchia, Olise con la Francia, Haaland con la Norvegia e Nico Paz con l’Argentina, nati rispettivamente in Geramania, Inghilterra, Inghilterra e Spagna. In queste ultime situazioni – aggiungiamoci pure Marcus Thuram e Giuliano Simeone, unici nati in Italia del torneo insieme all’australiano Alessandro Circati – pesa il mestiere dei padri, già calciatori giramondo con tutto quel che comporta per i figli. Ma per la stragrande maggioranza si tratta semplicemente di commistioni etniche, seconde generazioni, storie migratorie lungo tutti i continenti del globo.

Qual è il serbatoio più sostanzioso in questo senso? Di gran lunga la Francia, e non è una sorpresa, con ben 76 giocatori nati sul proprio territorio che per un motivo o per l’altro non rappresentano i Bleus. Al secondo posto c’è il “bug” dei Paesi Bassi (40), seguito da Inghilterra (24) e Germania (22). Esiste insomma una correlazione fra l’abbondanza calcistica delle big, in cui molti talenti non troverebbero spazio, ma anche il retaggio del loro passato coloniale: basti pensare che, al contrario, pochissimi calciatori di questa lista sono nati in Brasile o Argentina.

Andiamo dunque verso un Mondiale sempre più globalizzato. Cioè una risorsa per le varie nazionali, che permette così di abbattere molte barriere all’entrata di stampo burocratico e diplomatico – senza questa possibilità, per intenderci, Marocco, Croazia o Senegal non sarebbero squadre così competitive. Ma è anche un’opportunità in più per gli stessi giocatori tornati ad abbracciare le loro radici o quelle dei genitori: si pensi a Brahim Diaz e Hakimi, cresciuti da campioni in Spagna, in tutto e per tutto, che poi hanno fatto un’altra scelta. Allo stesso modo, anche Kalidou Koulibaly, Riyad Mahrez, Aaron Wan-Bissaka hanno optato per altre Nazionali. È l’altra faccia del multiculturalismo, che con qualche decennio d’anticipo si era intravisto nel calcio seguendo lo schema inverso: sempre più giocatori, di nuovo a partire dalla Francia, a rappresentare il Paese in cui sono nati anziché quello di origine. Così c’è chi ha costruito degli autentici trionfi mondiali. Vedremo se il processo opposto, tra naturalizzazioni e scelte esotiche, sarà in grado di fare altrettanto.

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