Il candidato di destra alla presidenza della Colombia ha esortato i suoi elettori a indossare la maglia della Nazionale, ma la Federazione e metà del Paese non l’hanno presa bene

Alla vigilia dei Mondiali, Abelardo De La Espriella sta usando la divisa gialla per fini politici: una mossa controversa ma anche astuta, come dimostra l'esito favorevole del primo turno.
di Redazione Undici 05 Giugno 2026 alle 13:37

La Colombia  si prepara a tornare ai Mondiali otto anni dopo l’ultima volta, ma in realtà l’esordio contro l’Uzbekistan – giovedì 18 giugno – non è ancora il centro emotivo dell’attesa per tutti gli appassionati e i tifosi: in questi giorni, infatti, il Paese si è letteralmente spaccato in due a causa dell’iconica maglia gialla della Nazionale. Il merito – o la colpa, a seconda dei punti di vista – di questa divisione è di Abelardo De La Espriella, candidato nazionalista e conservatore alla carica di presidente, che ha esortato i suoi elettori a scendere in strada indossando proprio il kit da gioco che verrà sfoggiato da James Rodríguez e i suoi compagni in Coppa del Mondo.

Come scrive il New York Times, è stata una mossa molto astuta: in vista del primo turno elettorale, lo scorso 31 maggio, De La Espriella ha spinto i suoi sostenitori a partecipare al suo ultimo comizio e poi ad andare a votare con la maglia della Colombia, aggirando così le leggi locali – che vietano l’uso di abbigliamento elettorale nei seggi. Oltre ad aver reso riconoscibili i suoi supporter, l’iniziativa del candidato presidente ha anche ottenuto un significativo riscontro. Al di là della risonanza mediatica, in Colombia sostengono che lo spoglio favorevole (De La Espriella ha chiuso il primo turno con il 43%, dei voti mentre il suo avversario, il progressista Iván Cepeda, si è fermato al 40%) è legato anche a questa trovata.

Il punto, naturalmente, è che De La Espriella rappresenta solo una parte del suo Paese. Mentre la Nazionale, invece, può e deve essere considerata come un’istituzione bipartisan, trasversale, anzi universale. A maggior ragione alla vigilia dei Mondiali, a maggior ragione in una nazione come la Colombia – dove il calcio, per la popolazione, è una vera e propria ossessione. Non a caso, viene da dire, Cepeda ha accusato il suo avversario di aver «rubato» la maglia della Nazionale «per fini politici». E se questa può sembrare una pura espressione di dialettica politica, alla fine anche la Federcalcio non ha potuto fare altro che denunciare «l’appropriazione indebita della maglia gialla per la lotta elettorale».

In attesa del ballottaggio, come detto, la Colombia si è spaccata in due. Anche perché, come scrive ancora il NYT, è la prima volta che «un politico abbia “adottato” la maglia della Nazionale come simbolo elettorale in maniera così sfacciata». L’aggettivo può sembrare esagerato, ma non lo é: De La Espriella, che qualche giorno fa ha anche incassato l’endorsement pubblico di Donald Trump, ha parlato nel suo ultimo comizio indossando la divisa della Colombia con il numero 10 e la scritta “Presidente” dietro la schiena. Anche sua moglie e i suoi figli erano vestiti con i colori de Los Cafeteros – lo storico nickname dei calciatori colombiani.

In occasioni delle elezioni brasiliane del 2018 e del 2022, anche Jair Bolsonaro – altro esponente di destra – attuò una strategia simile a quella di De La Espriella. E così molti tifosi della Seleção, per protestare contro quell’appropriazione, decisero di boicottare la storica maglia gialla della loro Nazionale. In Colombia non siamo ancora arrivati a questo punto, ma sono già scattate delle proteste: in occasione dell’amichevole Colombia-Costa Rica, giocata a Bogotá, diversi sostenitori di Cepeda hanno bloccato il pullman della squadra e l’hanno tappezzato con dei manifesti elettorali. Solo l’intervento della polizia è riuscito a fermare la manifestazione di dissenso. Non proprio il clima migliore in vista dell’esordio ai Mondiali, né tantomeno per il ballottaggio elettorale del 21 giugno.

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