Anche se detta così sembra paradossale, il conflitto tra Israele e Palestina potrebbe giocare un ruolo chiave nella scelta del prossimo allenatore del Celtic Glasgow. Tantissimi gruppi di tifosi della squadra cattolica di Glasgow, infatti, hanno infatti firmato una dichiarazione di protesta contro l’arrivo di Robbie Keane come nuovo tecnico, per via della sua precedente esperienza in Israele alla guida del Maccabi Tel Aviv. L’ex attaccante irlandese, che da giocatore ha indossato la maglia del Celtic da giocatore nella seconda metà della stagione 2009/10, è uno dei principali candidati per la panchina dei biancoverdi e avrebbe già avuto dei contatti con l’azionista di maggioranza del club, Dermot Desmond. Come detto, però, la sua esperienza in Israele ha portato molti tifosi a protestare in maniera preventiva, e ufficiale, nei confronti del club.
Robbie Keane ha iniziato la sua carriera d’allenatore nella stagione 2022/23 proprio alla guida del Maccabi Tel Aviv, con il quale ha vinto il campionato e la coppa di lega israeliana. Nella stagione successiva è volato invece in Ungheria, dove ha ottenuto un altro titolo con il Ferencvaros. Nonostante questi successi, però, tanti tifosi del Celtic non sembrano avergli perdonato la decisione di rimanere in Israele dopo l’inizio del conflitto a Gaza, che da allora ha causato la morte di oltre 70mila persone. Come detto in precedenza, Keane è arrivato a Tel Aviv all’inizio della stagione 2022/23, quindi qualche mese prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre.
Il punto è che molti tifosi del Celtic sono molto sensibili alla questione mediorientale, e si sono espressi più volte a favore del popolo palestinese. Nell’ambiente cattolico di Glasgow esiste anche Celtic Fans for the Liberation of Palestin, che spesso fa sventolare bandiere palestinesi sulle tribune del Celtic Park. Negli scorsi giorni, tra le vie del centro di Glasgow, sono comparsi graffiti e striscioni che si opponevano in maniera netta alla nomina di Keane come nuovo allenatore. Un segnale forte, a cui p seguito un comunicato online da parte del CFLP; inoltre l’account North Curve Celtic ha pubblicato su X un elenco di 67 gruppi che appoggiano in pieno la dichiarazione. Il comunicato sottolinea le ragioni di questa contrarietà, ribandendo il fatto che i tifosi del Celtic vantano una lunga e orgogliosa storia di solidarietà con il popolo palestinese: «Per noi», si legge nella nota, «la decisione di Robbie Keane di allenare il Maccabi Tel Aviv durante il genocidio di Gaza è impossibile da ignorare. Scegliere di gestire un club in Israele mentre, a meno di 60 chilometri di distanza, lo stesso Paese usa indiscriminatamente armi di sterminio di massa contro persone indifese, è inconcepibile».
Il Celtic lega da sempre le sue origini alle persone in fuga da povertà e discriminazione e per questo una larga fetta della tifoseria simpatizza per le cause di autodeterminazione dei popoli: «Le radici del nostro club», si legge ancora nel comunicato, «affondano nella solidarietà con coloro che hanno subito ingiustizie e oppressione. Non possiamo dimenticare da dove veniamo, né voltare le spalle a coloro che oggi affrontano il genocidio». La posizione dei tifosi è chiara: «In un momento in cui il Celtic ha bisogno di unità e di un obiettivo comune, questa nomina creerebbe profonde divisioni. Rappresenterebbe inoltre una scelta prevedibile e poco entusiasmante in un momento in cui è necessaria maggiore ambizione. Esortiamo il consiglio di amministrazione del Celtic ad ascoltare le preoccupazioni dei tifosi e a riconsiderare questa nomina».
Quando allenava il Maccabi, Robbie Keane aveva spiegato di essere rimasto in Israele nonostante lo scoppio del conflitto a causa delle responsabilità che aveva nei confronti dei collaboratori che aveva portato con sé nel Paese. L’ex attaccante irlandese, passato anche per l’Inter all’inizio della stagione 1999/2000, aveva comunque deciso di terminare la sua avventura a Tel Aviv prima della scadenza del contratto: «Sono rimasto fino alla fine della stagione e ho rinunciato a un contratto importante, che prevedeva un altro anno, forse anche due. Abbiamo preso questa decisione come gruppo, come staff». Nonostante questo, i tifosi del Celtic non sembrano avergli perdonato la sua esperienza in Israele e non sembrano essere disposti neanche a scendere a compromessi. Resta da vedere se lo sarà invece il club, dopo aver registrato un malcontento palpabile.