Tecnicamente, nello scenario più improbabile possibile, per conquistare il Roland Garros serve un massimo di dieci partite – partendo dalle eliminatorie. Maja Chwalinska, tennista polacca 24enne, per ora ne ha vinte nove, la maggior parte delle quali contro ogni pronostico. Gliene manca una per entrare nella leggenda: la finale contro Mirra Andreeva. Già così però parliamo di un’anomalia clamorosa, che gli osservatori chiamano già “la storia dell’anno”. Nessuna, nella categoria femminile, era mai arrivata all’ultimo atto dell’Open di Francia iniziando coi round di qualificazione. E in assoluto, contando tutti e quattro i tornei del Grande Slam, ci era riuscita soltanto Emma Raducanu – agli US Open 2021, vincendoli pure. E Chwalinska, incredula, con le mani a coprire la bocca dopo la semifinale contro la ben più quotata Diana Shnaider, è arrivata fin qui al termine di un lungo conto personale gravato dalla depressione. Il che rende l’impresa ancora più straordinaria.
Prima di questi giorni a Parigi, la polacca ricopriva la posizione numero 114 del ranking WTA: comunque vada, da domani balzerà almeno nella top 30. E lo farà affrontando per la prima volta una giocatrice fra le prime dieci al mondo. Lungo il tragitto ha eliminato quasi sempre ostacoli sulla carta insormontabili – Elise Mertens, Maria Sakkari, soprattutto Anna Kalinskaya – e l’ha fatto da autentico rullo compressore, concedendo un solo set negli ultimi nove incontri. Si era presentata al Roland Garros trovando a stento un hotel abbordabile per le sue finanze: dopo un’ascesa precoce, che a livello juniores la faceva competere con la connazionale Iga Swiatek, nel 2021 si era ritirata dalle competizioni per quasi un anno. Dapprima stress, ansia da prestazione. Quindi apatia e incapacità di alzarsi dal letto: il quadro psicologico della ragazza si è fatto allarmante e nel momento del bisogno si è rivelato fondamentale affidarsi a professionisti della salute mentale, insieme alla vicinanza della famiglia.
Durante il lungo percorso di recupero, Maja ha ripreso a correre, provando pure la boxe. Per quattro mesi non ha mai nemmeno preso in mano la racchetta. Poi il parziale riavvicinamento e il ritorno alle gare da numero 346 del ranking WTA. Nell’ultimo quadriennio ha ripreso così a coltivare il suo indubbio talento, combinato a una gestione della sfera emotiva più consapevole e funzionale alle fatiche richieste dal professionismo. Al Roland Garros le telecamere hanno fatto notare un piccolo tatuaggio che Chwalinska si è fatta sul dorso della mano: mostra la parola free. Nient’altro. «Il significato lo tengo per me, ma le emozioni di questi giorni sono incredibili», ha sorriso la tennista polacca. «Mi sento come in una bolla. Non mi rendo davvero conto di cosa sta succedendo, forse lo farò poi. Sono soltanto felice».
Oltre all’inatteso exploit sportivo, dal prossimo torneo Maja non dovrà più preoccuparsi del budget da destinare alla logistica: mal che vada incasserà 1,4 milioni di euro di montepremi. Ma, soprattutto, può diventare un esempio per le tante sportive come lei che ogni giorno combattono contro la depressione. Una malattia mai da sottovalutare, ignorare o nascondere nemmeno se c’è in palio una carriera di successo. Riconoscerla è il primo passo. Affrontarla è il secondo. Mettersela alle spalle vale più di qualunque trionfo al Roland Garros. Anche dell’incredibile finale conquistata da Chwalinska, che soltanto lei credeva davvero di poter raggiungere.