Il primo pensiero di Mirra Andreeva, dopo aver vinto per la prima volta il Roland Garros, è stato per il suo box. Una corsa sentita ma composta che fa il paio con l’esultanza in ginocchio sulla terra rossa di Parigi, una manifestazione orgogliosa ma comunque fedele al suo personaggio. D’altra parte era da anni che le dicevano che avrebbe vinto uno Slam. E invece sembrava fosse stata colpita da una sorta di maledizione, lei che a 17 anni si era trovata in una semifinale proprio sul Philippe Chatrier e aveva chiuso l’anno, il 2024, da numero 16 del mondo. Eppure da lì erano cominciate una serie di difficoltà, soprattutto al servizio, che l’avevano buttata sempre più giù, dal punto di vista fisico e mentale. «Prima perdevo un servizio ed era finita la mia partita», ha spiegato nei giorni scorsi in conferenza stampa. «Ora, dopo tanto lavoro, ho capito come si conduce una partita di tennis». Merito della mamma, della sorella Eva e di tutto il suo team. Ecco il motivo di quella corsa.
Andreeva arrivava a Parigi con i favori del pronostico, ma proprio per questo con tutta la pressione del mondo, quella che negli ultimi mesi non era riuscita mai a gestire. La vittoria contro Mara Chwalinska dimostra che la russa, prima teenager a trionfare a Parigi dopo la Swiatek nel 2020, è finalmente pronta per mettersi lì a duellare per ogni Slam.
L’inizio del primo set è stato mutevole, come il vento che ha soffiato fortissimo sul Philippe-Chatrier e ha condizionato la partenza del match. Fin da subito si è capito il piano partito di Chwalinska, che voleva mettere in difficoltà Andreeva cercando di alzare la traiettoria dalla parte del dritto per aprirsi il campo poi per il rovescio. D’altra parte la polacca, partita dalle qualificazioni, è arrivata in finale così, giocando un tennis controintuitivo, portando all’esasperazione le avversarie con traiettorie alte e lente. Per i primi cinque game la Andreeva, numero 8 del mondo, non ci ha capito nulla, sbagliando le scelte, cercando di chiudere subito il punto e commettendo qualche doppio fallo di troppo.
Sul 3-2 in favore di Chwalinska, c’è stato il turning point del primo set: Andreeva ha capito che avrebbe dovuto condurre il gioco con pazienza e ostinazione sul rovescio della sua avversaria, conscia che prima o poi sarebbe arrivata la smorzata per uscire dalla situazione di stallo. La russa è cresciuta al servizio e soprattutto nel dritto, molto più potente, angolato e preciso, accompagnato da qualche colpo molto intelligente, come il lob del settimo game o il grande recupero in back sul 30-15 dell’ottavo game. Sono aumentati fiducia ed entusiasmo nella Andreeva, che ha spinto sempre di più trovando facilmente campo. Da quel 3-2, Andreeva ha messo in fila un parziale di 16 punti a quattro che le hanno permesso di chiudere il set sul 6-3.
Il secondo parziale si è aperto come si era concluso il primo, con la Andreeva a dominare. Sempre più padrona dello scambio, sempre più sicura nella gestione del punto, la russa ha spinto su ogni colpo, mettendo una pressione costante sulla Chwalinska – che ha sbagliato qualche palla facile di troppo, come un dritto aperto sul 40 pari del secondo game che l’ha condannata a subire il break in apertura. La polacca, quasi anestetizzata dall’avversaria, ha smarrito progressivamente il suo piana gara e non è riuscita a crearne in corsa uno diverso. I nove punti di fila di Andreeva a cavallo dei due set sono stati una botta psicologica troppo forte per Chwalinska, che è letteralmente uscita dalla partita. È vero, c’è stato un moto d’orgoglio sullo 0-5, con due game recuperati – però più per errori della rivale che per un cambio d’inerzia nel match. Tanto che nel gioco successivo, Andreeva ha chiuso i conti con serenità.
A Chwalinska resta la soddisfazione di un’impresa sfiorata e una ventina di contratti di sponsorizzazione arrivati già dopo il successo contro Perry nei quarti, dettaglio importante per una che si presentava senza neanche un brand d’abbigliamento a fornirle il materiale. Ad Andreeva, invece, restano il primo posto nella Race e una scimmia tolta dalle spalle. Niente male.