Il lungo pianto di Alexander Zverev sulla terra rossa del centrale del Rolland Garros è una delle istantanee più dolci del tennis nel 2026. Dopo tre finali perse, le pesanti critiche, la leggera ostilità del pubblico che l’ha sempre ritenuto un lamentoso, le sofferenze fisiche e psicologiche, finalmente il tedesco ha conquistato il primo slam della sua carriera. Lo ha fatto a Parigi, dove quattro anni fa si era frantumato una caviglia infilandosela in una buca lo ha fatto con i crampi, lo ha fatto al quinto set (6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1 il punteggio) e sul terreno di Cobolli, quello della resistenza, della maratona, della potenza dei colpi. Lo ha fatto semplicemente perché, almeno per adesso, è più forte dell’azzurro e lo ha dimostrato come non aveva mai fatto prima di oggi. Lo ha fatto sconfiggendo la tensione e la pressione che spesso lo avevano fermato a un passo dal trionfo.
Quando gli hanno consegnato la coppa, Zverev l’ha afferrata e non l’ha mollata per un tempo lunghissimo. L’ha tenuta in mano per le foto, le interviste, le chiacchierate con la famiglia e il team, quasi non la volesse lasciare a nessuno, come il giocattolo tanto desiderato da bambino. E ci sta, al termine di una partita lunghissima, dalle mille vite, che si è aperta con un primo set che ha investito Cobolli come un tornado. Il momento della svolta è arrivato praticamente subito, quando un primo gioco molto lungo – durato 14 punti – è finito con un break del tedesco. A quel punto, Cobolli è come se si fosse fatto scivolare addosso la partita un po’ troppo facilmente. Certo, merito anche di Zverev. Che fin da subito ha cercato molta profondità, impedendo all’avversario di entrare nel suo ritmo e obbligandolo a cercare delle traiettorie complicate.
Cobolli forse sentiva di non avere troppe opportunità, e così ha finito per rischiare troppo. I 16 errori gratuiti, come la palla corta che ha dato il doppio break al numero 3 del mondo, hanno fatto il resto. Zverev ha giocato meglio da fondo, Cobolli non ha avuto la serenità giusta per contrastare i colpi da lontano del tedesco. Zverev, poi, ha servito divinamente: l’uscita media della sua prima di servizio nel torneo è stata di 210 km/h, quella della seconda 182km/h. Una potenza di braccio che gli ha consentito di mettere i piedi dentro al campo e sfoderare un dritto fotonico. Il 6-1 in 39 minuti è stato solo la naturale conseguenza del dominio tecnico e mentale di Zverev nel primo set, concluso con il gioeillo di uno splendido dritto in diagonale strettissimo.
Il secondo set è stata tutta un’altra storia. Cobolli si è sbloccato, mettendosi rapidamente alle spalle un avvio contratto e liberando la forza del suo braccio. Zverev, nel frattempo, ha abbassato la velocità del suo gioco e Flavio ha servito in maniera più costante, in particolare dopo il break ottenuto nel settimo game. L’italiano ha impostato il match come voleva lui, leggendo meglio la battuta del rivale e imprimendo continue variazioni di ritmo allo scambio. È cresciuta anche la qualità dei suoi colpi. Un esempio? Le due super risposte, di dritto e di rovescio lungolinea nel lunghissimo nono game, non sufficienti per dargli subito il set, ma comunque utili per gasare lui e il pubblico – che ha cominciato a sostenerlo sempre più intensamente. Dalle tribune del Philippe-Chatrier sono partiti i primi “Olè, olè, olè, Flavio Flavio”, perfetti per accompagnare gli incoraggiamenti del box. Cobolli da par sua urlava “Questo devo fare, cazzo!” a ogni dritto vincente a uscire. L’inerzia dell’incontro si è girata e Flavio ha conquistato il set in 51′ con un 6-4 che gli ha restituito l’idea che aveva questa mattina e che il primo set gli stava per portare via, quella di fare partita pari sulla terra contro il numero 3 del mondo.
Ci si poteva aspettare un terzo set equilibrato e così è stato. I primi otto game sono volati via e la partita è arrivata on serve alla fase decisiva. Nel nono game Zverev ha avuto a disposizione le palle nuove, sfruttandole subito al meglio e salendo rapidamente sul 40-0. Cobolli ha pescato un ottimo quindici grazie a una risposta vincente, ma poi Sascha ha tirato fuori dalla manica del suo completo nero un grande strettino sulla palla corta di Flavio e salendo sul 5-4. Nel successivo gioco si è rotta la parità. Flavio ha giocato un parziale alla pari con Zverev, ma ha poi pagato il servizio perso nell’ultimo game. Avanti 30-0, l’azzurro ha perso quattro punti consecutivi, tutti con errori di dritto che hanno consegnato il 2-1 nel conto dei set al tedesco.
Forte dell’esperienza del terzo set, Cobolli ha capito subito che, se voleva restare nel match, doveva prendersi il break fin dal primo game e così ha fatto. Zverev ha pasticciato al servizio, commettendo due doppi falli e ritrovandosi sotto 15-40: bravo Flavio che ha offerto un dritto profondo al centro, costringendo il tedesco all’errore. Da lì l’azzurro ha recuperato entusiasmo e fiducia, uscendo lungolinea dopo uno scambio prolungato sulla diagonale di rovescio nel secondo game e confermando il servizio. Zverev, nonostante qualche gratuito di troppo, si è affidato alla forza del suo servizio, mantenendo la battuta nei suoi turni e non rimanendo mentalemente pronto ad avvantaggiarsi della prima incertezza dell’avversario. Un calo che per Cobolli è arrivato nel quinto game, quando ha sbagliato un paio di colpi aperti ed è finito di colpo 0-40. Il numero 14 del mondo è rientrato fino ai vantaggi, ma due errori non forzati hanno consentito a Zverev di rientrare di controbreakare.
Sul cambio campo Flavio sembrava parecchio nervoso, normale in una situazione del genere, ma forse era solo un po’ di tensione da scaricare. Cobolli, infatti, ha sfruttato bene le chance di break che gli ha regalato Zverev: il tedesco, partendo da 15-0, gli ha lasciato quattro punti consecutivi. L’ultimo sulla palla break, in cui ha fallito il serve and volley con una volée in rete. Sasha ha cominciato a giocare una serie di colpi diversi uno dall’altro, quasi non fosse convinto del suo stile, perennemente in contrasto tra la sua naturale tendenza ad aspettare lo scambio e i dettami tecnici inculcati negli anni, sul fatto che dovesse essere più aggressivo e venire dentro al campo. Ok, sul suo turno di servizio se l’ sempre cavata. Delle palline che escono a quel tachimetro da un braccio umano fanno malissimo, ma per recuperare il break di svantaggio ha dovuto modificare approccio, accorciando lo scmabio e prendendosi dei rischi. In qualche modo è tornato a fare quelle tre o quattro cose semplici che aveva mostrato nel primo set. Risultato? 5 pari e servizio a favore in cui spingere al massimo.
Una reazione che Cobolli non si aspettava. Dall’essere sopra di un break, in pochi minuti si è quasi svegliato a dover servire per rimanere nel torneo dopo un ace giudicato buono dal giudice di sedia, ma contestato da Flavio che indicava un segno che portava a pensare che la pallina fosse out. Zverev ha chiesto un trattamento medico sul cambio di campo e forse è anche per questo motivo che non ha messo grande intensità nel dodicesimo game, vinto da Cobolli. Shasha ha ripreso qualche energia giusto in tempo per il tie-break, ma Flavio ha provato ad allungare lo scambio per stancare il numero tre del mondo. Una scelta vincente che gli ha consegnato un quarto set infinito, chiuso 7-5 al tie-break in un’ora e 23 minuti.
Zverev ha cominciato il quinto set stanco, preoccupato e spaventato dall’ombra di quei fantasmi che lo stavano allontanando, ancora una volta, dalla vittoria di un torneo dello Slam in cui, dopo il forfait di Alcaraz e l’eliminazione di Sinner, era il favorito. Eppure, nel momento più complicato del suo anno, ha tirato fuori delle forze che forse neanche lui sapeva di aver nascosto. Ha breakato subito, grazie anche a due colpi falliti piuttosto clamorosamente da Cobolli e ha approfittato delle difficoltà al rovescio del romano. Nel terzo game è scappato sul 3-0 con il solito passante lungolinea e poi non si è voltato più indietro, tenendo il servizio e cancellando tre palle break nel quarto gioco, l’ultimo estremo tentativo di un Cobolli esausto, per poi chiudere sul 6-1.
«Non è facile parlare per me in questo momento. Se qualcuno mi avesse chiesto chi meritasse di più questo titolo avrei detto Sascha». Questo è stato il discorso, molto elegante, di Cobolli a fine match. «Sono onorato di aver condiviso il campo con lui e sono felice per lui, anche se sono un po’ triste perché ci sono andato vicino. Adesso che hai coronato il tuo sogno, fammi vincere la prossima volta».
Un attimo dopo, Cobolli ha aggiunto: «Sono state le migliori settimane della mia vita. Rimane il mio Slam preferito, lo guardavo sempre in televisione. Sono onorato di essere qui al fianco di Adriano Panatta, ho sentito un po’ di pressione. Anche perché ho iniziato a giocare a tennis da bambino e non mi aspettavo un risultato simile. Posso ottenere ancora qualcosa di speciale, sono giovane e non è ancora finita. Voglio restare in campo con il sorriso». Al di là della comprensibile delusione, il senso di questa sconfitta sta tutto qui. Da domani Cobolli sarà un top ten, non solo nella classifica ATP ma anche nella sua testa. E questo fa tutta la differenza del mondo.