Non è un’inversione a U, ma senz’altro una deviazione dalla strada maestra delle maxi spese. Basta nuovi Tonali, Isak, Woltemade: il Newcastle del futuro ragionerà in base ad altri parametri di calciomercato. Spendendo di meno, setacciando i vivai di tutto il mondo a caccia dei talenti più promettenti, rivendendo senza troppi rimpianti i pezzi pregiati. Il simbolo dell’avvenire? L’acquisto di Ewen Jaouen, portiere appena 20enne che i Magpies preleveranno dal Rouen per circa 20 milioni di euro. Piccola nota a margine: finora ha giocato soltanto in Ligue 2 e ha pochissima esperienza ad alti livelli per giustificare un prezzo del genere. Eppure il Newcastle confida di aver piazzato il colpo da novanta. E così per molti altri rinforzi – già blindati o nel mirino – giovani e semisconosciuti.
È una strategia dalle non trascurabili componenti di rischio, anche considerato che con la squadra attuale i bianconeri hanno concluso la Premier League con un 12esimo posto piuttosto deludente. Invece in questi primi giorni di mercato è stato già ceduto Anthony Gordon al Barcellona per oltre 80 milioni di euro. Sandro Tonali, spiega il Telegraph in quest’articolo, risulta pure sulla lista dei potenziali partenti ma chi vorrà accaparrarselo dovrà sborsarne almeno 100 – e non sarà facile smuoversi a queste cifre. In entrambi i casi, il Newcastle non avrebbe alcuna intenzione di rimpiazzare i profili migliori della propria rosa con rinforzi già affermati e dello stesso calibro. E gli obiettivi di mercato fissati dalla dirigenza portano con sé diversi punti di domanda.
Qualche esempio? Piace molto Victor Muñoz, attaccante classe 2003 in forza all’Osasuna. Si seguiva con interesse Zadok Yohanna, esterno 18enne dell’Aik Solna, prima che arrivasse il Brighton a bruciare la concorrenza. Mentre a centrocampo, soprattutto se partissero Tonali o Willock, il Newcastle ripiegherebbe su Lamine Camara: 22enne del Metz, con qualche trascorso al Monaco. Nessuno di loro costerebbe più di 40 milioni, la metà di quanto incassato dalla cessione di Gordon.
Ben inteso, sono comunque spese importanti, in assoluto. Ma non per i canoni odierni della Premier League, né per quanto dimostrato nelle ultime stagioni dallo stesso Newcastle sfoggiando risorse e ambizioni pressoché illimitate: secondo i vertici del club, l’obiettivo è diventare “i migliori del mondo entro il 2030”, senza più mancare la qualificazione alla Champions League. È chiaro che dare seguito a certi annunci allestendo una squadra priva di esperienza presenta un bel rischio: anche individuando i giusti prospetti tecnici il loro potenziale va coltivato nel tempo, con tutte le tappe che si richiedono alla carriera di un calciatore. Essere subito pronti all’assalto europeo potrebbe rivelarsi un compito insostenibile, soprattutto nel breve periodo. E a quanto pare il futuro calcistico del Newcastle è finito tutto nelle mani dei suoi stimati scout: più che comprare i giocatori di oggi, si comprano quelli che potrebbero diventare.
Una sfida affascinante, anche in termini di creazione di valore tecnico ed economico durevole. E in qualche modo rispecchia l’andamento calcistico del Public Investmend Fund, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita che detiene la proprietà dei Magpies e che da un po’ di tempo a questa parte ha ridimensionato il suo straripante impegno finanziario nel mondo dello sport. Non si tratta di smobilitazione, hanno avvertito a più riprese i sauditi, ma di una più oculata gestione del patrimonio – anche perché sostenere i ritmi irrazionali della stagione CR7, francamente, alla lunga sarebbe stato impossibile anche con tutto il petrolio del mondo. La stessa Saudi Pro Leagur ha intrapreso questo approccio più orientato al lungo periodo e alla crescita dei giovani talenti. Il Newcastle non sembra essere da meno. Resta un interrogativo: saranno in grado di farlo?