Il River Plate sta crescendo tantissimo, al punto che adesso ha più soci del Real Madrid e sta per costruire uno stadio da 100mila spettatori

Alla base di quel che sarà il terzo stadio più grande del mondo, c'è un programma di fidelizzazione di enorme successo.
di Redazione Undici 08 Giugno 2026 alle 18:45

Quando il glorioso River Plate subì l’onta della retrocessione, nel 2011, poteva essere l’inizio della fine. Invece si è rivelata semplicemente la scossa di un nuovo inizio, per riportare lo storico club di Buenos Aires al centro della mappa globale. E oggi il River capitalizza questo percorso anche fuori dal campo. Un dato su tutti? Nel 2013 i Millonarios potevano contare su circa 68mila soci. Nel 2025 sono già quintuplicati: oltre 350mila. Dietro c’è del metodo, qualche intuizione fortunata come River ID – una piattaforma digitale per estendere le forme di fidelizzazione. Ma soprattutto, c’è la passione irrazionale per una squadra che “più peggiorava sul campo, più ha richiamato a sé un numero sempre più folto di tifosi”.

Si parla ormai di 15 milioni di tifosi al mondo, un decimo dei quali registrato su River ID e attivamente a sostegno delle iniziative del club che nel frattempo è tornato ai vertici del Sud America. In un contesto del genere, investire sul salto di qualità infrastrutturale è la più logica delle conseguenze. Anche se l’attuale stadio del River, il leggendario Monumental, è già un catino da 85mila spettatori: non sono abbastanza. Fare sold out è all’ordine del giorno, le spinte per espandersi ci sono tutte. E infatti il club è nel pieno di un ampio progetto di ristrutturazione dell’impianto per portarlo a una capacità superiore ai 100mila posti. Di gran lunga da numero uno del continenti, e da terzo stadio più grande del mondo.

Come spiega David Trezeguet, ambasciatore del River che in questi giorni ha fatto visita a Marca, “la passione che c’è qui supera qualsiasi religione o ideologia politica”. E questo aspetto sta innescando un vero e proprio circolo virtuoso tra club e tifosi: il nuovo stadio sarà un ulteriore catalizzatore di risorse da reinvestire nel mondo River, a partire dal suo rinomato settore giovanile. Da qui provengono talenti del calibro di Franco Mastantuono, ora promessa del Real Madrid che segue a distanza i Millonarios come un caso di studio. Perché il River Plate ormai conta più soci perfino del Real, pur condividendone l’aura elitaria che poco si presterebbe a estendere la base del proprio seguito calcistico. “In Sud America i giocatori nascono, crescono, giocano nella prima squadra e poi i più promettenti di loro vanno in Europa”, spiega l’ex attaccante francese. “Questa è una realtà che difficilmente cambierà. È così e basta. Dunque dobbiamo impegnarci. E per quanto riguarda lo sviluppo dei giovani, dobbiamo continuare a spingere in questa direzione”.

Anche se il River, qualche margine di sviluppo in Europa ce l’avrebbe pure. Tra marketing, sponsorizzazioni, commistioni tra academy dei due mondi, “possiamo farci conoscere e collaborare per aumentare reciprocamente la nostra competitività”, sostengono gli addetti ai lavori del club. Ormai la sola Argentina al River sta stretta. E forse anche Buenos Aires, stando alle dimensioni fuori scala del nuovo Monumental.

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