Il sogno canadese è alla portata: superare la fase a gironi ai Mondiali, mai successo nella storia della competizione – con due partecipazioni all’attivo, l’ultima quattro anni fa in Qatar. Se Jonathan David e compagni dovessero riuscirci, molto si dovrebbe alla passione calcistica in grande espansione all’interno del Paese, alle squadre della MLS – Vancouver, Montreal e Toronto – che attirano sempre più professionisti di un certo calibro, alla contemporanea esportazione di molti talenti locali in Europa. E se consideriamo la situazione infrastrutturale del Canada, non sarebbe un traguardo da poco. Perché, nonostante i grandi spazi aperti a disposizione, paradossalmente, da quelle parti c’è una carenza notevole di terreni di gioco. Con qualche ripercussione perfino in vista del Mondiale co-ospitato insieme a Messico e Stati Uniti.
Un dato su tutti: fra le 48 nazionali che prenderanno parte al torneo, soltanto due hanno fissato il loro quartier generale in Canada. Una, naturalmente, è lo stesso Canada – che utilizzerà le strutture dei Vancouver Whitecaps. L’altra è Panama, che si allenerà in un centro sportivo a un’ora e mezza di auto da Toronto. Insomma: i numeri sono fin troppo eloquenti. Può suonare strano che un territorio così benestante e sottopopolato come quello canadese abbia problemi di impiantistica, eppure è così. «Non ci sono dubbi: la grande piaga del nostro calcio è la mancanza di luoghi per praticarlo», ha spiegato Johnny Misley, Ceo di Ontario Soccer, parlando a GOAL. «Questo sport si sta sviluppando parecchio, la crescita è in corso, ma per supportare il movimento servono più infrastrutture».
Anche perché l’entusiasmo attorno al Canada e al pallone potrà soltanto essere moltiplicato dalle emozioni di un Mondiale vissuto da così vicino. Certo, al momento la leadership di baseball e hockey su ghiaccio, in termini di popolarità complessiva, è ancora un fattore. Eppure le cose stanno cambiando: in Ontario – il principale Stato del Paese, col 38% della popolazione totale – oggi ci sono 309mila giocatori di calcio immatricolati nella Federazione, perlopiù giovani, contro i 206mila dell’hockey. Il sorpasso durevole potrebbe essere soltanto questione di tempo. Ma ci vorranno presto gli sbocchi adatti a favorirlo.
A cosa si deve questa penuria di infrastrutture? Il problema principale, spiegano gli addetti ai lavori, non sono tanto gli stadi dei club professionistici, spesso nuovi e di buon livello. Ma la voragine che si staglia oltre l’immagine di copertina: più si scende di categoria, più i campi da calcio adeguati diventano una chimera. E questo succede soprattutto nelle regioni più sensibili agli sbalzi climatici, sottoposte a inverni rigidi che compromettono la praticabilità degli stessi sport outdoor per diversi mesi all’anno. Manca un programma organico di fondi, mancano i piani di sviluppo per le comunità emergenti e periferiche rispetto alle poche grandi città del Paese. Il risultato è che è l’intero potenziale calcistico del Canada è limitato da spazi tecnici carenti, in una realtà dagli spazi pressoché illimitati.
Un altro problema è la contestuale fatica a reperire allenatori per tutte quelle squadre che stanno nascendo negli ultimi anni sull’onda dei nuovi iscritti, delle scuole calcio sempre più frequentate e di un popolo che in generale vuole davvero iniziare a fare del pallone una priorità sportiva. In un contesto di simile fermento, i membri dello staff – spesso appartenenti a un’altra generazione – non riescono a tenere il passo euforico dei giovani. Ancora una volta a mancare sono le strutture, da adibire a centri tecnici federali per formare una scuola di allenatori all’altezza della situazione. Di nuovo, più che a livello di élite, il guaio è nel calcio minore, lasciato un po’ in balia di sé stesso mentre la Nazionale punta davvero a sorprendere il Mondiale. Reinvestire nel modo giusto gli introiti derivanti dall’organizzazione del torneo – anche con la collaborazione della FIFA – potrebbe davvero essere più importante di una qualificazione agli ottavi. Ma forse meglio non dirlo ai canadesi davanti alla tv.