Il calcio in Canada sta crescendo tantissimo, solo che adesso c’è un problema: mancano gli allenatori e (soprattutto) i campi su cui giocare

Chiamatelo paradosso canadese: il potenziale calcistico nazionale è limitato da spazi tecnici carenti, in un Paese dagli spazi illimitati.
di Redazione Undici 09 Giugno 2026 alle 02:29

Il sogno canadese è alla portata: superare la fase a gironi ai Mondiali, mai successo nella storia della competizione con due partecipazioni all’attivo, l’ultima quattro anni fa in Qatar. Se Jonathan David e compagni dovessero riuscirci, molto si dovrebbe alla passione calcistica in grande espansione all’interno del Paese, alle squadre della MLS Vancouver, Montreal e Toronto che attirano sempre più professionisti di un certo calibro, alla contemporanea esportazione di molti talenti locali in Europa. E se consideriamo la situazione infrastrutturale del Canada, non sarebbe un traguardo da poco. Perché, nonostante i grandi spazi aperti a disposizione, paradossalmente, da quelle parti c’è una carenza notevole di terreni di gioco. Con qualche ripercussione perfino in vista del Mondiale co-ospitato insieme a Messico e Stati Uniti.

Un dato su tutti: fra le 48 nazionali che prenderanno parte al torneo, soltanto due hanno fissato il loro quartier generale in Canada. Una, naturalmente, è lo stesso Canada – che utilizzerà le strutture dei Vancouver Whitecaps. L’altra è Panama, che si allenerà in un centro sportivo a un’ora e mezza di auto da Toronto. Insomma: i numeri sono fin troppo eloquenti. Può suonare strano che un territorio così benestante e sottopopolato come quello canadese abbia problemi di impiantistica, eppure è così. «Non ci sono dubbi: la grande piaga del nostro calcio è la mancanza di luoghi per praticarlo», ha spiegato Johnny Misley, Ceo di Ontario Soccer, parlando a GOAL. «Questo sport si sta sviluppando parecchio, la crescita è in corso, ma per supportare il movimento servono più infrastrutture».

Anche perché l’entusiasmo attorno al Canada e al pallone potrà soltanto essere moltiplicato dalle emozioni di un Mondiale vissuto da così vicino. Certo, al momento la leadership di baseball e hockey su ghiaccio, in termini di popolarità complessiva, è ancora un fattore. Eppure le cose stanno cambiando: in Ontario il principale Stato del Paese, col 38% della popolazione totale – oggi ci sono 309mila giocatori di calcio immatricolati nella Federazione, perlopiù giovani, contro i 206mila dell’hockey. Il sorpasso durevole potrebbe essere soltanto questione di tempo. Ma ci vorranno presto gli sbocchi adatti a favorirlo.

A cosa si deve questa penuria di infrastrutture? Il problema principale, spiegano gli addetti ai lavori, non sono tanto gli stadi dei club professionistici, spesso nuovi e di buon livello. Ma la voragine che si staglia oltre l’immagine di copertina: più si scende di categoria, più i campi da calcio adeguati diventano una chimera. E questo succede soprattutto nelle regioni più sensibili agli sbalzi climatici, sottoposte a inverni rigidi che compromettono la praticabilità degli stessi sport outdoor per diversi mesi all’anno. Manca un programma organico di fondi, mancano i piani di sviluppo per le comunità emergenti e periferiche rispetto alle poche grandi città del Paese. Il risultato è che è l’intero potenziale calcistico del Canada è limitato da spazi tecnici carenti, in una realtà dagli spazi pressoché illimitati.

Un altro problema è la contestuale fatica a reperire allenatori per tutte quelle squadre che stanno nascendo negli ultimi anni sull’onda dei nuovi iscritti, delle scuole calcio sempre più frequentate e di un popolo che in generale vuole davvero iniziare a fare del pallone una priorità sportiva. In un contesto di simile fermento, i membri dello staff spesso appartenenti a un’altra generazione non riescono a tenere il passo euforico dei giovani. Ancora una volta a mancare sono le strutture, da adibire a centri tecnici federali per formare una scuola di allenatori all’altezza della situazione. Di nuovo, più che a livello di élite, il guaio è nel calcio minore, lasciato un po’ in balia di sé stesso mentre la Nazionale punta davvero a sorprendere il Mondiale. Reinvestire nel modo giusto gli introiti derivanti dall’organizzazione del torneo anche con la collaborazione della FIFA potrebbe davvero essere più importante di una qualificazione agli ottavi. Ma forse meglio non dirlo ai canadesi davanti alla tv.

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