Grazie alla qualificazione ai Mondiali, Curaçao sta vivendo un vero e proprio boom turistico

Negli ultimi mesi l'isola caraibica ha conosciuto un afflusso di visitatori mai visto prima. E adesso c'è anche il rischio che la cosa vada fuori controllo.
di Redazione Undici 11 Giugno 2026 alle 17:08

Alzi la mano chi, fino a poco tempo fa, conosceva la capitale di Curaçao. Ora non è più così: dopo la qualificazione ai Mondiali 2026, il Paese sta vivendo un vero e proprio boom di interesse. E i biglietti aerei venduti con destinazione Willemstad, che naturalmente è la capitale di Curaçao, stanno crescendo a dismisura. Il Paese, vale a dire un’isola situata nel Mar dei Caraibi a pochi chilometri dalla costa settentrionale del Venezuela, vive oggi praticamente quasi solo di turismo. Dopo la chiusura di una grande raffineria di petrolio e il ridimensionamento dell’industria finanziaria da parte dei Paesi Bassi – Curaçao è una delle quattro Nazioni costitutive del Regno dei Paesi Bassi, le altre sono Aruba, Sint Maarten e ovviamente i Paesi Bassi – per timori legati all’evasione fiscale e all’offshore (i cosiddetti paradisi fiscali), il turismo è arrivato a rappresentare il 23% del PIL. Un dato in netto aumento rispetto all’8% degli inizi del 2000. Il numero di turisti sull’isola è letteralmente raddoppiato tra il 2005 e il 2022, raggiugendo, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, il milione di persone.

La partecipazione alla prossima Coppa del Mondo sembrerebbe aver dato un’ulteriore spinta agli arrivi nel Paese: «La qualificazione al Mondiale non è un bene solo per i giocatori», ha detto Gilbert Martina, presidente della Federcalcio locale, la FFK. «Ha anche una componente economica per tutto il resto del Paese». La storia della Nazionale caraibica ha appassionato tutti gli amanti del calcio e non. Succede sempre così, quando la Nazionale di un Paese piccolissimo – Curaçao ha di meno di 200mila abitanti – si ritrova a sfidare avversarie come la Germania, l’Ecuador e la Costa d’Avorio. Mentre la squadra si avvicinava alla matematica qualificazione, le ricerche globali su Google con “Curaçao” hanno toccato un record storico. Questo interesse nei confronti dell’isola è stato, come detto, anche un toccasana per il turismo locale, visto che le persone tendono ad andare in vacanza in posti di cui hanno sentito parlare. L’unica associazione che veniva con Curaçao era data dal famoso liquore prodotto a quelle latitudini, il Blue Curaçao. Ora il calcio ha per certi versi cambiato le cose, conferendo al Paese uno status turistico ancora maggiore. Uno dei tre stati che ospiterà il Mondiale, gli Stati Uniti, rappresenta inoltre il principale serbatoio turistico dell’isola. E caso vuole che la Nazionale di Curaçao giocherà tutte le sue prima tre partite sul suolo americano.

L’euforia post-Mondiale e la crescita dell’afflusso turistico, però, potrebbero avere anche delle conseguenze negative per l’isola. A Curaçao, infatti, ora inizia a serpeggiare addirittura la paura di non riuscire a soddisfare tutte le richieste. L’isola ha una dimensione ridotta e il rischio, come ha ricordato anche il presidente della Banca Centrale di Curaçao, Richard Doornbosch, è quello di «spiagge sovraffollate». La costruzione di hotel e case vacanze negli ultimi anni ha fatto inoltre lievitare i prezzi degli immobili, rendendo difficile per gli abitanti del posto trovare alloggi a prezzi accessibili. A dare un’immagine vera del Paese ci ha pensato il suo portiere, Eloy Room, giocatore del Miami FC: «La maggior parte delle persone forse conosce Curaçao per le vacanze, il mambo, il sole, il mare, la spiaggia», ha detto. «Ma c’è un’altra faccia del Paese. Ci sono anche persone che provengono dalle zone meno agiate dove c’è più povertà, persone che hanno una vita dura».

Dalle proiezioni, si ritiene però che la vetrina dei Mondiali porterà indubbi benedici all’isola, anche dal punto di vista del calcio locale. La Coppa del Mondo, intanto, rappresenta una grande opportunità di carriera per i giocatori di Curaçao, ma soprattutto darà visibilità e aumenterà gli introiti della Federazione calcistica del Paese. Che ha già incasserà oltre 12,5 milioni di dollari (10 come premio di qualificazione e 2,5 per i costi di preparazione), e non è certo finita qui: il Financial Times, infatti, scrive che sul sito di adidas (sponsor tecnico della Nazionale) siano praticamente esaurite la maglie da trasferta realizzate per il Mondiale. Per una Nazionale che ha iniziato a esistere nel 2010, quando ha raggiunto l’indipendenza calcistica, si tratta di un risultato enorme.

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