Prende un pallone. Lo fa roteare fra le mani. Ci giochicchia. Lo osserva, sembra quasi gli voglia parlare (e forse, in silenzio, lo fa: d’altronde sono amici di vecchia data). Poi, senza preavviso, lo lancia verso chi gli sta di fronte, che sia un Capo di Stato o qualcuno che sta passando per caso. Divertito, osserva la reazione del destinatario, che è sempre la stessa, identica ad ogni latitudine del mondo, in ciascuna delle 211 federazioni della FIFA: ride.La persona che lo riceve ride tantissimo. Il suo umore cambia all’istante, clamorosamente in meglio. A quel punto Gianni Infantino, regista e attore protagonista di un siparietto che porta spesso in scena, ha raggiunto il proprio obiettivo. Senza aver avuto bisogno di parole, né del palco di un teatro particolarmente prestigioso, ha spiegato con esattezza cosa quel pallone rappresenti: pura felicità.
Presidente Infantino, partiamo da un concetto quasi filosofico: cos’è la felicità?
È il motore di tutto, anche del Mondiale che sta per iniziare.
In che senso?
Nel senso che un Mondiale riaccende passioni, ricordi, ci fa tornare indietro nel tempo. Tutti siamo stati bambini, e tutti abbiamo avuto il nostro primo pallone, cullato i nostri primi sogni. Volevamo diventare grandi calciatori, io personalmente volevo diventare Evaristo Beccalossi, anche se in Nazionale non ha mai giocato. Lo guardavo con mio padre, tifavamo insieme per lui, ogni sua azione accendeva il fuoco, ma erano le fiamme del paradiso, mica quelle dell’inferno. Lì, ho capito la felicità del pallone, la magìa infinita che si porta dietro. Ha la forma del mondo, non può essere un caso. Evaristo mi manca tanto, eravamo diventati amici.
Prima di diventare presidente della FIFA, qual era stato il suo Mondiale indimenticabile?
Quello di Paolo Rossi, Paolo Rossi, Paolo Rossi. Tre gol al Brasile, il Vecio Bearzot che costruisce il capolavoro, l’Italia Campione del Mondo in Spagna nel 1982. Io, in Svizzera, orgoglioso con la maglia azzurra addosso.
Scusi, ma non dicono che un presidente della FIFA non dovrebbe tifare?
A parte che avevo dodici anni… Detto questo, una persona diventa presidente della FIFA, cioè del governo mondiale del calcio, senza aver conosciuto prima la passione per questo sport? Senza aver sentito il cuore battere durante le partite? Senza essere stato travolto nel profondo dall’amore che genera il pallone? Ma dai, siamo seri. Si può tifare e rimanere imparziali allo stesso tempo, è normale. Tanto per dire: da quando sono presidente, non ho mai visto l’Italia disputare un Mondiale.
Non fa una piega. E da presidente, il suo Mondiale indimenticabile?
Sempre il prossimo. E quello che si sta per giocare in Canada, Messico e Stati Uniti sarà il migliore Mondiale di sempre, che non è un slogan, ma la pura verità. 48 squadre, tre Paesi, 104 partite, dall’apertura Messico-Sudafrica – che si giocherà nel mitico Atzeca – fino alla finale del 19 luglio a New York. Una grande storia da raccontare, da vivere. Ripartiamo da una finale clamorosa, quella tra Argentina e Francia in Qatar nel 2022, ma vogliamo alzare ancora di più il livello, sotto tutti gli aspetti. Quella che sta per cominciare sarà la più grande festa del calcio di sempre. «Football Unites the World», è il nostro motto.
A proposito: football o soccer?
Non conta la forma, conta la sostanza. Ci ho scherzato, con il mio amico Tom Brady: dice che il football è quello che ha giocato lui vincendo sette Super Bowl, io rispondo che avrebbe potuto essere un ottimo portiere più che un fantastico regista, siccome aveva spesso la palla fra le mani. E poi, noi, di Super Bowl al Mondiale ne vivremo 104.
In che senso?
Nel senso che ogni partita sarà uno spettacolo senza precedenti.
Cos’è che non vedremo al Mondiale?
Il razzismo. Su questo siamo molto attenti, direi che io lo sono in forma quasi maniacale. E se in qualche modo qualcuno dovesse macchiarsi di gesti o di atti razzisti, noi saremo durissimi, irremovibili nelle nostre decisioni. Per esempio, il gesto di nascondere la bocca mentre si discute animatamente con un avversario, sarà punito con il cartellino rosso: se non hai niente da nascondere, semplicemente non lo fai. E non dimentichiamo che nel maggio 2024, durante il nostro Congresso a Bangkok, abbiamo varato il Global Stand Against Racism, che mira a garantire che il razzismo sia riconosciuto come reato penale in tutti i Paesi del mondo. Abbiamo istituito il Players’ Voice Panel, un gruppo composto da 16 Legends della FIFA, donne e uomini di diversa provenienza e nazionalità, guidato da George Weah. E poi, c’è il gesto universale per denunciare in campo il razzismo: si incrociano le braccia davanti al corpo. La lotta al razzismo è, da sempre, una mia e nostra priorità. Il razzismo è un mostro.
Lei l’ha visto, il razzismo?
Diciamo che, quando i tempi erano diversi, quando ancora non si era raggiunta la piena integrazione, ho letto cartelli all’ingresso dei locali con scritto «Fur Hunde und Italiener verboten». Vietato ai cani e agli italiani.
In quest’ordine?
In quest’ordine.
Ci dice una cosa che accadrà al Mondiale, e che non sappiamo?
Tutti i calciatori, quando arriveranno nei rispettivi ritiri, verranno scannerizzati dalla testa ai piedi, per rendere ancora migliori i controlli, ad esempio, su un eventuale fuorigioco. La proiezione del loro corpo nelle elaborazioni grafiche sarà tarata sulle dimensioni e le forme reali. Così, il margine di errore si assottiglierà ulteriormente.
Arbitrerà la tecnologia?
Mai. Dirigono gli arbitri, ma con un supporto tecnologico al passo con i tempi. Io c’ero, a Bari, il 1° settembre 2016.
A Bari?
Allo stadio San Nicola, dentro un piccolo van parcheggiato all’esterno. Dentro lo stadio si giocava l’amichevole tra Italia e Francia, fuori io e Pierluigi Collina stavamo vivendo il primo test ufficiale offline della storia del VAR in una partita internazionale, in una sala VAR improvvisata, a quattro ruote. È partito tutto da lì.
Senza VAR si stava meglio o peggio?
Decisamente peggio.
Perché, anche durante il Mondiale di Canada, Messico e Stati Uniti, sarà circondato da Legends?
Cosa sarebbe il calcio senza di loro? Prima del mio arrivo alla FIFA, sembrava che chi aveva fatto la storia del nostro sport quasi desse fastidio. Il governo del calcio pensava più ad altro, che al calcio stesso e ai suoi grandi protagonisti. L’ho capito subito, proprio in Messico.
Si spieghi.
Tre mesi dopo la mia elezione, in Messico c’è stato il Congresso della FIFA. Forse erano resi poco lucidi delle vecchie abitudini, quelle della vecchia FIFA intendo, ma alcuni funzionari volevano far accomodare le Legends, cioè grandi calciatori e grandi calciatrici, nelle ultime file. Non ci volevo credere.
E alla fine?
Tutti seduti in prima fila, il posto che meritavano e che meritano. Da lì, nessuno li ha più fatti spostare, ci mancherebbe altro.
Perché il Mondiale a 48 squadre?
Perché il calcio è democratico, ed è giusto che il sogno non coinvolga solo le solite squadre. Capoverde, Curaçao, Giordania e Uzbekistan, le quattro Nazionali debuttanti, hanno conquistato sul campo il diritto di esserci, di essere felici.
Poco fa ha parlato di vecchia FIFA. Cosa intende? Cos’era?
Rispondo ricordando che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, come risarcimento per le perdite subite dalla FIFA a causa di decenni di corruzione nel calcio, ha versato 201 milioni di dollari alla Fondazione FIFA, somma sequestrata a personaggi che si erano arricchiti alle spalle del calcio, in maniera illecita.
È vero che, quando ha preso possesso del suo ufficio a Zurigo, lo stesso utilizzato dal suo predecessore, ha trovato anche una cassaforte enorme, incastonata nel muro?
Vero, non l’ho mai toccata, ma ho deciso di lasciarla lì, per ricordare chi non dovremo mai più essere.
Che rapporto ha con le critiche?
Le ascolto, le valuto.
Ne cito una: Gianni Infantino intrattiene troppi rapporti con i politici, in particolare negli Stati Uniti.
Ma come si fa a non parlare con i vertici di un Paese che organizza il Mondiale? Sarebbe strano il contrario, direi, anche considerando la situazione geopolitica attuale.
C’è mai stata la possibilità di ripescare l’Italia?
Sinceramente, mai.
Il Mondiale del 2030 si disputerà in Spagna, Marocco e Portogallo, con partite anche in Argentina, Uruguay e Paraguay. Lei dove sarà
Nel 2027 ci saranno le elezioni per la presidenza della FIFA. Io mi ricandido.
Mentre lo racconta, prende un pallone. Lo fa roteare tra le mani. Ci giochicchia. Tutto torna.