L’ultima volta che si giocò negli Stati Uniti c’era il mitologico Roger Milla. Aveva 42 anni e 39 giorni, quando segnò in Russia-Camerun: a oggi resta la rete più vecchia nella storia dei Mondiali. Ma record a parte, se ieri la presenza di un attaccante tanto longevo fu un’anomalia, oggi diventa la regola. Perché mai si erano visti tanti giocatori over 40 tutti insieme, nelle altre edizioni della competizione. In questo 2026 invece la lista è lunghissima: Cristiano Ronaldo (41), Manuel Neuer (40), Luka Modric (quasi 41). Ma anche Edin Dzeko (40), Memo Ochoa (41), Fernando Muslera (40) o i meno altisonanti Vozinha e Craig Gordon – 40 e 43, portieri di Capo Verde e Scozia, quest’ultimo sarà il più anziano del torneo.
Com’è possibile un tale sovraffollamento di calcistica terza età? Centra l’allargamento del Mondiale a 48 squadre, certo. Eppure non solo. Anche il numero di giocatori fra i 38 e i 40 è ormai sdoganatissimo: ce ne sono più di una ventina, tra cui ovviamente il quasi 39enne Leo Messi. Statistiche alla mano, non può essere soltanto una coincidenza. Si tratta invece del risultato di uno sport che evolve. E con esso i suoi metodi di preparazione, i traguardi della medicina a supporto della longevità agonistica, la capacità di adattare il proprio gioco in base al naturale invecchiamento per restare competitivi ai massimi livelli – il maestro assoluto in materia, neanche a dirlo, è l’inossidabile CR7.
“Mantenere una forma fisica ottimale attorno ai quarant’anni dipende da una combinazione di fattori”, ha spiegato un autorevole medico sportivo spagnolo sulle pagine di El País. “Il primo aspetto è l’allenamento: non è questione di fare di più, ma di fare meglio, controllando il carico di lavoro con l’aiuto della tecnologia e adattando gli esercizi in base alle condizioni di ciascun giocatore. Un tema importante che ha influito negli ultimi tempi è la maggior enfasi sul lavoro di forza: è una componente fondamentale per mantenere una buona massa muscolare, indispensabile per allungare la carriera sportiva e mettere al riparo il professionista da infortuni e lesioni evitabili. In questo senso, fino a pochi anni fa, quasi nessun giocatore contava sul regolare supporto di specialisti del settore anche fuori dal campo. Nutrizionisti, analisti, preparatori individuali. Si sono rivelate figure di sostegno decisive per la longevità degli atleti”.
Resta un fatto naturale che alcuni ruoli siano più propensi di altri a ospitare un fisico di una certa età: cinque degli otto ultraquarantenni al Mondiale 2026 sono portieri – e sempre portiere era il recordman assoluto, Essam El Hadary, in campo per l’Arabia Saudita al torneo di Russia 2018. Gli altri tendono a essere al centro dell’attacco: non è un caso che lo stesso CR7, ormai da anni, abbia progressivamente spostato il suo baricentro dalle fasce al cuore dell’area di rigore. Chi paga di più in questo senso sono inevitabilmente gli esterni e i centrocampisti di corsa: che un regista come Modric riesca ancora a performare a questi livelli rende ancora di più l’idea dell’eccezionalità del campione. E più in generale, il rendimento di questi “vecchietti” resta nel maggiore dei casi altissimo. Non si tratta di convocazioni di riconoscenza, ma di qualità. Altri migliori di loro, evidentemente, ancora non ce ne sono.
L’impressionante frontiera dell’evoluzione è proprio questa. Il simpatico Milla, nel 1994, aveva l’aria di un sopravvissuto: l’aspetto venerando, la corsa incerta, quel sorriso sdentato che l’aveva accompagnato per gran parte della sua carriera. Tutto il mondo gioì insieme al Camerun, che quel giorno perse per 6-1 ma a riguardare le immagini proprio non si direbbe. Oggi – a proposito di denti, si pensi all’abbacinante arcata di CR7 – quegli stessi calciatori over 40 sono semplicemente lì insieme agli altri. E sembrano come gli altri. Anzi, degli esempi di abnegazione che continuano a sfidare le leggi del tempo. Chi prova a osare di più?