A Barcellona, abbiamo assistito a due grandi ritorni: quello di Lewis Hamilton e quello di una Ferrari davvero competitiva

La vittoria in Catalogna è un segnale enorme per il pilota inglese, per la Rossa, per tutto il campionato di Formula Uno.
di Redazione Undici 14 Giugno 2026 alle 18:08

Il cuore rosso di Maranello torna a dominare la collina di Montmelò, a Barcellona. Visivamente, grazie all’enorme striscione mostrato alle telecamere dell’elicottero nel penultimo giro del gran premio di Catalogna e anche metaforicamente, grazie a Lewis Hamilton. Che, priprio lì dove 30 anni fa Micheal Schumacher, il suo mito, aveva centrato la prima vittoria con la Ferrari, fa la stessa cosa. Gli ci sono volute 31 gare con la rossa, lui che di questi tempi, l’anno scorso dopo l’Ungheria, aveva confessato di non essere un pilota adatto a questa scuderia, lui che faceva fatica a stare dentro il Q1. «È qualcosa di speciale», ha confessato il baronetto inglese a Nico Rosberg, oggi inviato della tv ufficiale della Formula Uno. Parole non così scontate per un pilota sempre molto parco di emozioni ma che nel paddock si è lasciato andare, prendendosi un minuto solo per sé e rannicchiandosi quasi a voler assaporare ogni secondo di questa giornata dopo una stagione di enorme sofferenza.

Non è soltanto il primo successo del sette volte campione del mondo con la Ferrari, il numero 106 della sua carriera, ma è anche la dimostrazione che a Maranello qualcosa è finalmente cambiato. Sul circuito di Barcellona, tradizionalmente considerato il banco di prova più severo per valutare il reale valore di una monoposto, la Ferrari ha mostrato fin dal venerdì di avere un passo gara per battere Mercedes sul piano della prestazioni e della strategia. E Hamilton ha fatto il resto, interpretando la gara con l’intelligenza dei campioni e la pazienza di chi sa che certe occasioni non possono essere sprecate.

La sua domenica è iniziata con un approccio prudente. Partito dalla prima fila, al fianco della Mercedes di George Russell, l’inglese ha scelto di non trasformare la staccata della prima curva in una questione personale. Nessuna manovra disperata, nessun rischio inutile. Dopo una stagione e mezza di sofferenze, Hamilton sapeva che la vittoria non si sarebbe costruita nei primi cento metri, ma nell’arco di 66 giri. Così ha lasciato che la corsa prendesse forma, gestendo gomme e ritmo mentre Russell provava a imporre il passo davanti. Una scelta apparentemente conservativa, ma perfettamente coerente con il piano elaborato dal muretto Ferrari. La SF-26 aveva mostrato un comportamento eccellente nel degrado gomme durante tutto il fine settimana e Hamilton era convinto di poter giocare le sue carte attraverso la strategia.

Una convinzione nata anche grazie agli aggiornamenti portati in Spagna. A Barcellona, la Ferrari ha introdotto un importante pacchetto evolutivo composto da una nuova ala anteriore e da un fondo profondamente rivisto. Componenti attesi da settimane e che avevano il compito di correggere i limiti evidenziati nella prima parte del campionato. Il responso della pista è stato immediato: la monoposto è apparsa più stabile nelle curve veloci, più efficace nella gestione delle gomme e soprattutto più prevedibile nelle diverse fasi di gara.

Per Hamilton, reduce da mesi complicatissimi, è stato quasi come riscoprire il piacere di guidare. La scorsa stagione era stata probabilmente la più frustrante della sua carriera recente. L’arrivo in Ferrari aveva acceso aspettative enormi, ma i risultati non erano mai stati all’altezza. A Maranello si era lavorato incessantemente per adattare la vettura alle esigenze del campione britannico, senza però trovare la chiave giusta. Anche gli uomini tecnici, a partire da Loïc Serra, avevano manifestato in più occasioni la propria delusione per non essere riusciti a consegnare a Hamilton una macchina capace di lottare costantemente per le vittorie.

A Barcellona, invece, tutti i tasselli sono andati al loro posto. Il primo momento decisivo è arrivato nella fase centrale della corsa. Ferrari ha provato a mettere pressione a Russell attraverso un tentativo di undercut, anticipando le mosse rispetto alla Mercedes. L’idea era duplice: superare il rivale e, contemporaneamente, aprire la strada a una strategia aggressiva che potesse sfruttare il potenziale delle gomme nuove. Hamilton ha risposto con una serie di giri velocissimi, sfruttando tutta la competitività della SF-26. Il piano prevedeva inizialmente una gestione molto flessibile della corsa, con la possibilità di limitarsi anche a due soste qualora il degrado fosse rimasto sotto controllo. Ma la gara aveva ancora in serbo l’episodio che avrebbe cambiato tutto.

Al giro 41 Fernando Alonso è stato costretto al ritiro per un problema tecnico. La direzione gara ha attivato la Virtual Safety Car e il muretto Ferrari si è fatto trovare pronto. È stato il momento chiave del Gran Premio. Hamilton è stato richiamato immediatamente ai box. Una decisione presa in pochi secondi ma preparata attraverso ore di simulazioni. Il risultato è stato perfetto: la Ferrari è riuscita a completare la sosta mantenendo Hamilton davanti a Russell e consegnandogli inoltre un vantaggio fondamentale, quello di avere pneumatici più freschi per l’ultima parte della corsa.

Da quel momento la gara si è trasformata in un monologo. Con pista libera davanti e gomme nella finestra ideale di funzionamento, Hamilton ha iniziato ad aumentare il ritmo giro dopo giro. Russell non è mai riuscito a rispondere. Il vantaggio è cresciuto rapidamente fino a diventare inattaccabile. L’impressione era quella di rivedere il miglior Lewis: preciso, metodico, implacabile nella gestione del passo gara. Eppure il finale ha rischiato di complicarsi nuovamente. A pochi giri dalla bandiera a scacchi Kimi Antonelli, protagonista di una stagione straordinaria fino a quel momento, si è fermato in pista per un problema tecnico. Una sfortuna che ha colpito il bolognese quando aveva appena superato il compagno di squadra Russell e stava consolidando il secondo posto. Un brutto flashback della passata stagione, quando sempre a Barcellona si era dovuto ritirare per un guasto alla power unit.

La nuova Virtual Safety Car avrebbe potuto rappresentare una situazione ideale per effettuare un ulteriore pit stop “gratuito” e montare gomme fresche per l’ultimo sprint. La Ferrari avrebbe potuto richiamare Hamilton senza perdere la leadership. Ma nello stesso momento un altro problema ha colpito il box di Maranello: Charles Leclerc ha accusato un problema al servosterzo ed è stato costretto al ritiro. La squadra ha quindi preferito non correre rischi inutili e lasciare Hamilton in pista, gestendo la situazione con la massima prudenza.

Anche in quell’occasione il britannico ha dimostrato tutta la sua esperienza. Nessuna lamentela via radio, nessuna richiesta particolare. Solo concentrazione assoluta fino all’ultima curva. Quando la Virtual Safety Car è terminata, il margine su Russell era già sufficiente. Bastava evitare errori. La bandiera a scacchi, sventolata da un altro grande vecchio dello sport, Novak Djokovic, ha sancito la fine di un digiuno lungo quasi due anni per la rossa (Messico 2024) e ha restituito credibilità a un progetto che molti avevano frettolosamente giudicato fallito.

Nei box, nei corridoi del paddock e soprattutto sui social, dove negli ultimi mesi erano diventati quasi una costante gli hashtag “#VasseurOut” e le richieste di un cambio al vertice della gestione sportiva. Il team principal era finito nel mirino per una stagione deludente, per strategie spesso contestate e per una macchina incapace di mantenere le promesse iniziali. In Catalogna, però, il francese si è preso la sua rivincita. La Ferrari ha costruito il successo con una monoposto finalmente competitiva, una strategia impeccabile e una gestione perfetta dei momenti decisivi. Hamilton ci ha messo il talento, la sensibilità e la lucidità che lo hanno reso uno dei più grandi piloti della storia. Insieme hanno firmato una vittoria che potrebbe rappresentare un punto di svolta. Nel mondo della Formula Uno si dice che chi vince a Barcellona poi vince il titolo. I punti di distacco da Antonelli per Hamilton sono ancora parecchi, 41, ma pensare a una Ferrari competitiva per il Monfiale non solo si può, ma si deve.

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