Si è discusso tantissimo, prima di questi Mondiali, sul tema del caldo e degli improvvisi cambiamenti di meteo e condizioni atmosferiche sopra gli stadi che stanno ospitato e ospiteranno le partite – soprattutto quelli degli USA. Tanto che il cooling break – o meglio: hydration break, come ha deciso di chiamarlo la FIFA – come pausa di metà tempo, per permettere ai giocatori di bere e rinfrescarsi, sembrava una scelta giusta e anche piuttosto ovvia. Eppure adesso si scopre che il provvedimento preso dalla FIFA non piace quasi a nessuno.
Il fatto è che adesso l’interruzione del gioco è diventata obbligatoria per tutte le partite, senza stare a guardare troppo il valore delle temperature. In occasione di Stati Uniti-Paraguay giocata a Los Angeles, per esempio, c’erano 24 gradi e il 68% di umidità, caratteristiche se non ideali quanto meno usuali per disputare una partita di calcio. Come riportato da El País, le critiche non si sono fatte attendere. L’ex nazionale americano Alexi Lalas, con un passato in Italia, al Padova, ha ironizzato sui social durante il match inaugurale, tra Messico e Sudafrica: «Messico 1, Sudafrica 0 alla fine del primo quarto». Come a dire: la pausa di metà tempo ha trasformato il calcio in uno degli sport americani, con quattro periodi al posto dei due tempi classici. Ancora più netta la reazione di un’ex campionessa del mondo americana, Carli Lloyd: «La odio» ha scritto su X.
Anche il commissario tecnico degli Stati Uniti, Mauricio Pochettino, ha espresso le sue perplessità sulla novità: «Non mi piacciono queste pause; le accetto soltanto in condizioni climatiche estreme», ha dichiarato il tecnico argentino. Fa sorridere che proprio l’ex allenatore del Tottenham nei giorni scorsi, fosse finito al centro di una piccola polemica per un uso un po’ truffaldino dell’hydratation break – nel corso dell’ultima amichevole prima dei Mondiali aveva aperto e utilizzato un pc portatile, proprio durante la pausa di metà tempo, per dare indicazioni tattiche ai suoi giocatori.
A suscitare malumori non è soltanzto l’interruzione del gioco, ma soprattutto la gestione televisiva delle soste. Emittenti come Fox, Dazn e TVE hanno scelto di sfruttare le pause per trasmettere spot pubblicitari. Nel match inaugurale, tuttavia, un problema di sincronizzazione tra la regia televisiva e la ripresa del gioco ha fatto perdere agli spettatori americani alcuni secondi di azione. Secondo diverse fonti, la FIFA avrebbe presentato la novità proprio in occasione di un incontro con i broadcaster internazionali titolari dei diritti televisivi. Parallelamente alle motivazioni legate al benessere degli atleti, sarebbe stata distribuita una guida operativa che illustrava come utilizzare le nuove finestre temporali per l’inserimento di messaggi pubblicitari.
Con il passare delle partite, le emittenti hanno migliorato il coordinamento delle interruzioni. Tuttavia, non sono mancate immagini insolite: giocatori fermi in campo in attesa che terminassero gli spazi commerciali prima di poter riprendere la gara. Una situazione particolarmente evidente negli stadi coperti di Los Angeles e Atlanta, dove le condizioni ambientali non rendono necessarie pause prolungate per l’idratazione. L’introduzione di queste soste obbligatorie sta inoltre modificando le abitudini del pubblico sugli spalti. Durante le pause si registrano code al bar e nei bagni, mentre numerosi seggiolini rimangono temporaneamente vuoti. Un fenomeno che rafforza la percezione per cui il calcio sia sempre più vicino ai modelli sportivi nordamericani, scanditi da frequenti interruzioni e da una crescente integrazione tra spettacolo sportivo e interessi commerciali.