Ruben Amorim al Milan è una scelta totalmente controculturale per la Serie A

Un allenatore spigoloso, dalle idee radicali. E dunque un nuovo Milan da prendere o lasciare.
di Redazione Undici 17 Giugno 2026 alle 16:04

Almeno l’attestato di coraggio va riconosciuto. Un Milan in tilt, nel più totale marasma dirigenziale, con velleità di tabula rasa e rifondazione, ha scelto di ripartire da un allenatore come Ruben Amorim. È senz’altro una mossa ardita e potrà andare benissimo come potrà andare malissimo. Ma di sicuro si potrà dire che i rossoneri ci avranno provato. Quantomeno ad avviare un ciclo tecnico tutto nuovo, con idee fresche, a modo loro ortodosse, senza guardare in faccia nessuno. Sperando che vada a finire come a Lisbona, e non come a Manchester.

Se i vertici del Milan, presentando il nuovo allenatore, hanno dichiarato di «tenerlo d’occhio da anni», il colpo di fulmine dev’essere arrivato ai tempi dello Sporting. Che, sotto la guida di Amorim, è arrivato a solcare una traiettoria europea inedita, nella sua storia recente. Una squadra sfrontata, sbarazzina: difesa a tre, impostazione dal basso e tanta spinta sugli esterni. I biancoverdi hanno vissuto così un quinquennio dorato, a tratti dominante, con il 71% di vittorie complessive e sei trofei in bacheca. E in un attimo l’ex centrocampista è diventato uno degli allenatori emergenti più glamour del continente.

Al Manchester United cercava la consacrazione definitiva, è finito fagocitato da un ambiente logorato dalla tensione. Un’involuzione totale, soprattutto sul fronte dei risultati, che hanno portato Amorim a toccare diversi record negativi negli annali del club. Eppure sembrava poter rimanere in sella all’infinito, con la proprietà fermamente convinta della sua filosofia di gioco nel lungo periodo: è stato messo alla porta, sul finire del 2025, soltanto dopo aver pubblicamente reclamato il suo spazio di allenatore. E questo agli americani di Manchester è andato giù meno di tutto il resto. Archiviando così un’esperienza che anche economicamente – per le casse del club – si è rivelata oltre ogni ragionevole disastro.

Depennato il flop degli ultimi mesi, il Milan confida di aver puntato sull’uomo giusto. In ogni caso diametralmente opposto rispetto a quel che rappresentava Massimiliano Allegri: l’usato sicuro contro l’ignoto, il calcio conservatore contro l’innovazione, il decano della Serie A contro un 41enne dalla personalità di un veterano. È così che Amorim ha saputo imporsi nel calcio che conta, partendo dalle riserve del Braga e arrivando sul tetto del Portogallo. Si diceva che la sua firma in rossonero avrebbe potuto cambiare il destino di diversi giocatori già dati per partenti: non sarà il caso di Leão, a quanto pare. Mentre Amorim per rinforzare il Milan punta ad alcuni suoi fedelissimi: Trincão e Gonçalo Ramos su tutti. Non i più semplici obiettivi di mercato. Certo è che Ruben avrà tutta la voglia di rivalsa che ci si aspetta. E per risollevare un ambiente con il morale sotto i tacchi, potrebbe essere già tanto.

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