Quello della Corea del Sud è un Mondiale in salita. Non da un punto di vista dei risultati, visto che la squadra allenata da Hong Myung-bo, una leggenda del calcio coreano, ha battuto nella gara d’esordio del suo girone la Repubblica Ceca per 2-1. Il discorso è prettamente ambientale e politico: i giocatori, infatti, hanno deciso di boicottare la stampa del loro Paese perché alcuni giornalisti si sono lasciati sfuggire alcune dichiarazioni offensive, per altro a microfono aperto, nei confronti di Heung-min Son. Che è una vera e propria icona per la Corea del Sud, molto più di qualsiasi altro calciatore che abbia indossato la maglia della Nazionale.
Tutto è nato durante l’allenamento che precedeva la gara d’esordio contro la Repubblica Ceca, nel quartier generale di Guadalajara (Messico), dove la squadra è in ritiro. Mentre il giocatore stava facendo un esercizio di riscaldamento staccato dal gruppo principale, uno dei giornalisti sudcoreani lì presenti ha deriso Son per il fatto di non essere a contatto con la squadra. E il problema è che l’ha fatto richiamando un aspetto controverso del passato di Son: la rinuncia al servizio militare, obbligatorio per tutti gli uomini nel Paese. «Non lo ha nemmeno fatto come si deve», avrebbe detto il cronista in questione. In realtà il giocatore era stato esentato in quanto capitano della sua Nazionale ai Giochi Asiatici del 2018 e aveva in seguito colmato questa mancanza con un addestramento militare di base di tre settimane con il Corpo dei Marines, nel 2020.
La dichiarazione a microfono aperto del giornalista ha però fatto il giro del web, scatenando l’immediata indignazione dell’intera squadra. Per tutta risposta, Son e i suoi compagni hanno deciso di boicottare la stampa del loro Paese. I giocatori si sono limitati a ringraziare i giornalisti presenti nella mixed zone dopo la partita inaugurale, senza rispondere a una sola domanda. La KFA (Federazione Calcistica Coreana) ha preso ora in carico la questione. Il 15 giugno ha rilasciato una dichiarazione nella quale condannava il linguaggio utilizzato da alcuni giornalisti locali, definendolo «inappropriato e irrispettoso», fonte di «shock e delusione».
Il segretario del corpo stampa della Corea del Sud ha deciso di fare un passo indietro, dando le sue dimissioni assumendosi la piena responsabilità della violazione etica e della conseguente rottura delle relazioni. La KFA ha poi optato per il pugno duro, rimproverando i giornalisti sudcoreani a margine di una conferenza stampa e invitandoli a un comportamento adeguato. Come detto, questa vicenda non ha impedito alla Corea del Sud di battere la Repubblica Ceca e volare in testa al girone, in attesa della gara contro il Messico di venerdì (19 giugno) notte. Anzi, alcuni siti coreani e internazionali sostengono che la crisi diplomatica con la stampa abbia finito per cementare l’unione del gruppo, il cui umore sarebbe «ai massimi storici» anche in virtù dell’ottimo esordio. Non tuti i mali vengono per nuocere, insomma.