Gli hydration break dei Mondiali hanno fatto e stanno facendo discutere, ma intanto hanno aperto un nuovo mercato pubblicitario che vale centinaia di milioni di dollari

Le analisi degli esperti rilevano come questi stop del gioco potrebbero garantire, ad alcune televisioni, introiti aggiuntivi fino a 250 milioni di dollari.
di Redazione Undici 20 Giugno 2026 alle 15:34

Ormai se ne sta parlando quasi quanto di Messi, Ronaldo, Haaland, Kane e Mbappè. Gli hydration break sono al centro di di questi Mondiali. L’argomento fa discutere, ci sono due fazioni: da un lato c’è chi, come la FIFA, continua a sostenerne l’importanza come forma di tutela della salute dei calciatori contro il caldo quando negli stadi coperti, come a Dallas, si gioca a 20 gradi; dall’altro c’è chi pensa sia tutta una scusa per vendere più pubblicità da parte delle tv. Al di là di questa disputa, un po’ fine a se stessa e destinata a morire in un batter d’occhio alla fine di questa Coppa del Mondo, però, restano i fatti. E i fatti dicono che queste pause valgono un sacco di soldi.

Secondo le stime degli esperti, i tre minuti di stop previsti a metà di ciascun tempo potrebbero generare oltre un miliardo di dollari di ricavi pubblicitari a livello globale nel corso dell’intera competizione. Per ogni partita, le interruzioni consentono fino a otto nuovi spazi pubblicitari da 30 secondi. Nell’arco del torneo, questo significa centinaia di slot aggiuntivi a disposizione delle emittenti televisive. Negli Stati Uniti, dove FOX Sports utilizza integralmente le pause trasmettendo spot a schermo intero, il valore di una singola inserzione pubblicitaria durante il Mondiale varia tra i 200mila e i 300mila dollari, con punte che possono raggiungere i 750mila dollari nelle gare della Nazionale statunitense e nelle fasi finali della competizione. Secondo le valutazioni degli analisti, le sole pause per idratarsi potrebbero garantire all’emittente americana oltre 250 milioni di dollari di introiti.

Le modalità di trasmissione variano però da Paese a Paese. Nel Regno Unito, ad esempio, gli spettatori non assistono ad alcuna interruzione pubblicitaria: la BBC non trasmette spot commerciali, mentre ITV è soggetta alle limitazioni imposte dall’autorità di regolamentazione Ofcom. In molti altri mercati, invece, le emittenti hanno colto l’occasione per incrementare i ricavi, inserendo pubblicità durante le soste. Oltre agli Stati Uniti, gli spot vengono trasmessi in Italia, Spagna, Francia, Germania, Canada, Messico, Cina, Giappone, India, Australia e in numerose aree del Medio Oriente e dell’Africa subsahariana.

Pur non beneficiando direttamente degli introiti pubblicitari, la FIFA potrebbe comunque trarre vantaggio da questo sistema. L’aumento delle possibilità di guadagno rende infatti i diritti televisivi della Coppa del Mondo più appetibili per le emittenti, consentendo all’organizzazione di negoziare accordi economici più vantaggiosi nelle prossime edizioni del torneo. Per molti osservatori, i cooling break sono destinate a diventare una presenza stabile nelle competizioni targate FIFA. Anche il Mondiale 2030, che si disputerà tra Marocco, Spagna e Portogallo, con alcune partite in Sudamerica, si svolgerà in Paesi caratterizzati da estati particolarmente calde, fattore che potrebbe rafforzare ulteriormente la necessità di mantenere la misura.

Secondo gli esperti di economia dello sport, l’introduzione di queste interruzioni riflette una tendenza sempre più evidente nel panorama dell’intrattenimento sportivo: adattare il prodotto televisivo alle abitudini di consumo delle nuove generazioni. Suddividere la partita in segmenti più brevi favorisce l’inserimento di contenuti commerciali e si adatta a un pubblico che non riesce a rimanere concentrato a lungo ed è sempre più abituato a seguire highlights e clip piuttosto che eventi integrali.

Diverso il discorso per le principali competizioni europee. La Premier League dovrebbe confrontarsi con rigide normative televisive e con una probabile opposizione da parte dei tifosi, mentre la UEFA ha già chiarito di non avere alcuna intenzione di modificare i regolamenti delle proprie manifestazioni. In una dichiarazione ufficiale, l’organismo europeo ha confermato che non sono previsti cambiamenti alle norme riguardo agli hydration break per la Champions League, gli Europei del 2028 e le altre competizioni organizzate sotto la sua egida. Questi stop, dunque, rappresentano oggi uno dei temi più discussi del calcio moderno: da una parte le esigenze economiche e televisive, dall’altra la tutela dell’integrità e dello spettacolo calcistico. Un equilibrio delicato che potrebbe contribuire a ridefinire il futuro del gioco.

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