Veder nascere il proprio figlio, o vivere l’avventura mondiale senza interruzioni? Qualunque calciatore sogna di provare entrambe le emozioni. Ma nella sfortunata circostanza in cui i due eventi si sovrappongono, tocca fare delle scelte. E ognuno ha le proprie sensibilità: Jeremy Doku, per esempio, ha deciso che in caso di nascita del suo primogenito lascerà il ritiro del Belgio in America – d’accordo con la Nazionale – per assistere la moglie in Inghilterra durante il parto. “Se mi chiedete cosa desidero”, l’attaccante del Manchester City ha spiegato a Reuters, “la mia risposta è che nessuno potrebbe mai perdersi un momento famigliare del genere. Ma so che il calcio implica tante altre considerazioni: so che la mia Federazione ci supporta e ci capisce. Vedremo cosa succederà”.
Il bimbo dovrebbe nascere fra poche settimane, e a meno che il cammino dei ragazzi di Rudi Garcia non dovesse finire anzitempo – scenario non così improbabile, prestazioni alla mano –, Doku si troverà davanti a un bivio. E ha messo al corrente i suoi compagni di cosa farà. Una scelta legittima, che in tutto il mondo del calcio e dello sport, trova rispetto e comprensione dalla stragrande maggioranza degli addetti ai lavori. A tal punto che l’unica voce fuori dal coro è diventata un caso: la presentatrice francese France Pierron, con un post sulla pagina Facebook dell’Équipe, ha dichiarato senza tanti giri di parole che “la Coppa del Mondo è una gioia incredibile, ci sono centinaia di giocatori che farebbero di tutto per trovarsi al posto di Doku, è l’occasione di una vita. Come si fa ad andarsene per la nascita di tuo figlio? Un momento disgustoso, in cui il padre è completamente inutile. Se perdonate la franchezza” – si direbbe proprio di no, a giudicare dal polverone mediatico che ne è seguito, con tanto di scuse da parte della conduttrice e del quotidiano.
Certo è che non esiste un’unica strada che funzioni per tutti. Il norvegese Leo Ostigard, in questi stessi giorni, ha vissuto un’altalena di emozioni da incorniciare: nella notte tra il 16 e il 17 giugno il debutto mondiale contro l’Iraq, con tanto di gol dalla bandierina, poi il 20 la nascita del primogenito. E il difensore del Genoa ha seguito quei momenti concitati a distanza, passo dopo passo, supportando la compagna su FaceTime. Naturalmente sarebbe ridicolo dedurne che Ostigard tenga più al calcio che alla famiglia, e Doku viceversa. Ciascuno ha il proprio modo di vivere determinate esperienze, le proprie dinamiche di coppia e altre situazioni personali che non possiamo né vogliamo conoscere.
Certo è che il 24enne Jeremy, dopo una prima partita incolore contro l’Egitto e il forfait nella seconda per un’infezione popolare, in caso di pronta ripresa sarebbe chiamato a cambiare marcia per un Belgio apparso finora in sorprendente difficoltà. Se poi dovesse presentarsi il dilemma del parto con de Bruyne e compagni ancora a giocarsi il Mondiale, sarebbe più bello di qualunque eliminazione precoce in grado di risolvere il problema di Doku. Che comunque, presente o assente, farà del suo meglio per dare man forte ai suoi.