Erling Haaland sta iniziando a diventare una star anche negli USA, anche (e soprattutto) a livello commerciale

Un attaccante letale, potentissimo, fisicamente senza pari: quasi un supereroe della Marvel (e infatti per il pubblico a stelle e strisce è un idolo naturale)
di Redazione Undici 22 Giugno 2026 alle 20:04

Non è soltanto la febbre del debutto mondiale, arricchito da una doppietta d’autore. Ma soprattutto il prototipo fisico del centravanti che Erling Haaland incarna: grande, grosso, straripante e per giunta biondo, con gli occhi di ghiaccio – perfetto per fare a sportellate in NHL o NFL. Così nel giro di novanta minuti, gli interi Stati Uniti scoprono all’improvviso la vera forza del norvegese classe 2000. In campo, certamente, e ancora di più fuori. Perché in un calcio globale che sarà presto orfano di Messi e CR7 – dunque di un ventennale duopolio – si comincia a ragionare su chi potrà riempire il vuoto di mercato anche in termini di appeal. E di sponsor.

Se prima del Mondiale tutti guardavano a Yamal e Vini Jr., per esempio, molti osservatori ora si accorgano che nell’immediato l’immagine di Erling si presenta ancora più ad alto impatto. Anche rispetto a un campione riconosciuto, ma piuttosto divisivo come Kylian Mbappè. Fuori dall’Europa, complici le circostanze – il Manchester City non è il Real né il Barça, e la Norvegia non giocava un Mondiale dal lontano ’98 -, Haaland non era così noto fino a pochi giorni fa. Eppure è bastato pochissimo per attivare i radar di tifosi, piattaforme mediatiche e marketing americano. Per ora hanno puntato su di lui VISA, Nike, la campagna di finanziamento del Mondiale 2026 targata Budweiser. E Bloomberg ha scritto quest’articolo, raccontando come la passione per Haaland, ben radicata tra Champions League e dintorni, stia ormai conquistando anche il nuovo continente.

Il Gillette Stadium di Boston, in occasione di Norvegia-Iraq, era traboccante di tifosi e quelli del numero 9 – soprattutto americani incuriositi – superavano di gran lunga quelli delle due nazionali. A vestire la maglia di Haaland si sono fatti vedere anche diversi membri di famiglie molto in mostra nel panorama economico locale, conquistate dall’estetica del norvegese bionico: “Ci siamo convertiti a Erling”, il commento ricorrente. “Quando è on fire, non lo tiene nessuno”. Tra aspetto e caratteristiche tecniche, lo strapotere di Haaland – una macchina da gol, appunto – ben si presta alla narrativa del supereroe Marvel o DC Comics che ha accompagnato generazioni intere di americani e non. Bastava soltanto scoprirlo.

E la sfortuna di Erling, a lungo andare, potrebbe trasformarsi nella mania dell’estate: ai Mondiali ha debuttato tardi – a 26 anni, contro i 18 di Messi o i 21 di Cristiano Ronaldo – ma se dovesse continuare a performare così, trascinando la Norvegia da underdog tra le big, l’impatto di queste settimane salderebbe il conto con il tempo perduto. Anche perché quello di Haaland sembra appena cominciato, almeno negli Stati Uniti in vena di pallone.

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