Cinque reti in due partite. Una media superiore a quella del leggendario Just Fontaine, barometro di ogni goleador di un Mondiale. Nel giorno del suo 39esimo compleanno, Lionel Messi è “grato e felice”: ha avuto una carriera vastissima, densa di successi, senza alcun grave infortunio e impreziosita dai trionfi con l’Albiceleste negli anni della maturità. “Vincerne un altro, qui in America, sarebbe chiedere troppo”, sorride il capocannoniere del torneo. Si sente a casa, in tutti i sensi. Nell’Argentina che l’ha elevato a semidio. E negli Stati Uniti che l’hanno accolto come la superstar in grado di stravolgere le prospettive del calcio locale. ó
Dietro la longevità della Pulce, c’è senz’altro il trasferimento all’Inter Miami – arrivato a pochi mesi dall’agognato trionfo in Qatar. Per Messi, reduce da una deludente esperienza al PSG, si era prospettata un’ulteriore diminutio con la maglia dei club. Qualcosa che inevitabilmente l’avrebbe fatto approdare verso un dolce atterraggio di fine carriera, tra le spiagge della Florida e una folla vibrante ma non esagerata. A conti fatti, invece, la scommessa esotica di Leo si è dimostrata dannatamente vincente. E la qualità della MLS, per accogliere un fuoriclasse sulla via del tramonto, molto più funzionale rispetto al disomogeneo campionato saudita.
Come sottolinea Forbes, da quando gioca per l’Inter Miami il numero dieci ha potuto finalmente – e legittimamente – invertire l’ordine delle priorità. Non che fino ad allora la sua devozione nei confronti della Selección fosse meno profonda. Ma si scontrava inevitabilmente con le altissime pretese dei top club globali: il Barcellona per una vita, il PSG per poco e a fatica – eppure è nel periodo parigino che Messi è riuscito finalmente a diventare campione del mondo, a proposito di sliding doors. Per una società come quella di Beckham, il solo fatto di poter vantare un mostro sacro come Lionel basta e avanza. Non gli si richiede alcuno straordinario. L’obiettivo è fare in modo che si senta a suo agio, metterlo in condizione di divertirsi, giocare bene e il giusto, dosando le energie di un fisico che si affaccia inevitabilmente verso le quattro decine.
Così per Messi, dagli aspetti di campo a quelli ambientali, il triennio americano è stata una lunga rincorsa per arrivare al Mondiale successivo nel modo migliore possibile. Al servizio dell’Argentina, che infatti continua a goderselo oltre ogni previsione: sono già 24 gol in 29 presenze, i gol segnati in Nazionale dal 2023 in poi. Numeri di un fuoriclasse nel prime time. Assurdi per un Over 35, capitano della squadra campione in carica. Questione di sapersi gestire in modo eccellente, di giocare con la testa libera di chi ormai ha vinto e stravinto tutto, e che comunque, di record in record, continua a estendere il suo naturale stradominio nel mondo del pallone.
Leo è sempre stato un fenomeno emotivo, anche quando l’Albiceleste non vinceva e su di lui sembrava incombere una maledizione inscalfibile. Al contrario, l’energia positiva che si respira nel gruppo del ct Scaloni si è propagata stabilmente fino a Miami, dove il club in primis si è proccupato di ricreare un’atmosfera argentina e famigliare attorno a Messi. Parte della storia era stata già scritta: la sua tripletta contro l’Algeria al debutto è arrivata nello stesso stadio in cui trascinò l’Inter Miami contro lo Sporting Kansas City nel 2024. Pareva stesse svernando, stava semplicemente prendendo le misure di un abito che nessuno, negli annali di questo sport, aveva mai indossato. E non stiamo parlando della tunica cerimoniale araba con cui alzò la coppa a Doha. Stavolta è tutta roba sua, una meraviglia dopo l’altra.