Marco Palestra al Chelsea è una buona notizia per Palestra, per l’Atalanta, per il movimento italiano (a parte l’Inter, ovviamente)

Essere pagati oltre 50 milioni da un top club di Premier non è da tutti: evidentemente il nostro campionato viene ancora considerato come un ambiente competitivo da cui acquistare talento.
di Redazione Undici 24 Giugno 2026 alle 15:23

Tre stagioni da professionista. Una soltanto da titolare in Serie A, in una “piccola” come il Cagliari. E tanto basta per vedere il valore del proprio cartellino schizzare verso i 57 milioni di euro: è la parabola di Marco Palestra, prossimo a firmare con il Chelsea dopo settimane da classica telenovela di calciomercato. Copione fin troppo noto. L’exploit di un giovane — il 21enne di proprietà dell’Atalanta —, la big italiana pronta a mettere le mani su di lui — l’Inter —, un top club europeo che irrompe al fotofinish — i Blues — e lascia la concorrenza con un pugno di mosche.

Chiaramente per i nerazzurri è un epilogo che sa di beffa, perché la trattativa era molto ben avviata e l’intesa di massima con il giocatore sembrava credibile. Poi però è arrivata una telefonata di Xabi Alonso, a quanto pare, che ha fatto capire a Palestra di averlo seguito sin dagli inizi rimanendo conquistato dalla sua fisicità. Dote perfetta per un calcio intenso come quello inglese. Parole che hanno subito convinto il ragazzo, evidentemente, anche a fronte di un allettante proposta economica da cinque milioni di euro per i prossimi cinque anni. Con l’Atalanta che dovrebbe arrivare a incassarne circa 60, bonus compresi, più il 10% su una futura rivendita del classe 2005. Insomma, mezzi di persuasione che l’Inter non è stata in grado di pareggiare.

Allargando la prospettiva della vicenda, oltre i due club nerazzurri coinvolti, il messaggio forte è che basta pochissimo a un giocatore di prospettiva per diventare appetibile per il campionato migliore al mondo. Anche partendo dalla Serie A, anche partendo da una squadra piccolo-borghese come il Cagliari, il Parma o il Bologna di qualche anno fa: Palestra oggi, Leoni ieri, Calafiori l’altro ieri. Talvolta può adattarsi allo scopo perfino la B. Proprio in questa sessione di mercato ha fatto scalpore la cessione più remunerativa della storia del neopromosso Venezia: il centrocampista 22enne Issa Doumbia, ceduto allo Sporting per 23 milioni di euro più bonus — con tanto di clausola rescissoria fissata a 80 milioni.

La chiave di lettura è che da un lato la Serie A ha perso la capacità di trattenere il suo talento emergente. Non è una novità, né una buona notizia, a guardarla dalla prospettiva dei nostri club. Dall’altro però — e questo è un dato incoraggiante, per il singolo giocatore e per la nostra Nazionale — il calcio italiano continua a mantenere una credibilità importante sul mercato Il caso-Palestra lo dimostra in maniera netta, inequivocabile: un giovane che fa bene nel nostro massimo campionato (e vale lo stesso, come detto, per Doumbia in Serie B) ha un appeal importante, riconosciuto, per uno dei club più ricchi e blasonati del mondo. Di fatto, quindi, il nostro campionato rappresenta un’eccellente rampa di lancio per il calcio d’élite. +

Forse questa subalternità economica – e quindi tecnica – è una dimensione diversa a quella a cui pensiamo debba aspirare la Serie A, ma al momento è difficile pensare a un ribaltamento delle gerarchie. E allora, per i nostri club, è fondamentale adattarsi a un’era calcistica in cui la necessità primaria è quella di vendere calciatori piuttosto che comprarli, di produrre talento da esportazione. E quindi Palestra al Chelsea è una buonissima notizia. Per il giocatore, ovviamente per l’Atalanta e anche per il movimento italiano, in fondo. Per l’Inter la situazione è certamente diversa, ma il fatto che si sia fatta bruciare da un top club inglese deve essere visto e vissuto come una cosa inevitabile e quindi come un fatto da metabolizzare, da digerire. Come un evento da scongiurare per il futuro, ma ci vorrà tempo e ci vorrà lavoro.

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