Johan Cruijff aveva un dono: in qualunque luogo si recasse, ovviamente stiamo parlando di calcio, lasciava un segno, riusciva ad avere un impatto significativo. L’Ajax e il Barcellona sono stati i laboratori in cui, di fatto, il fuoriclasse olandese ha saputo costruire l’architettura tattica del calcio contemporaneo, prima in campo e poi in panchina. Anche il suo viaggio negli USA, nella seconda metà degli anni Settanta, ha dato un impulso notevole alla crescita del soccer. E adesso viene fuori che anche una delle sue esperienze più brevi, nonché meno conosciute, ha determinato un cambiamento importante. Temporalmente siamo nel 2012, quando Cruijff viene annunciato come nuovo consulente del Chivas Guadalajara, uno dei club più prestigiosi del calcio messicano. E non è tutto, perché il Chivas è famoso per la sua politica in stile Athletic Bilbao: in campo ci vanno solo giocatori messicani, da qualche anno anche con origini messicane, meglio ancora se cresciuti nel settore giovanile del club. Che, naturalmente, è uno dei migliori del Paese.
Attratto da questa sfida complicata ma suggestiva, Cruijff arriva in Messico e prende subito due decisioni forti: nomina un nuovo allenatore olandese, l’ex attaccante del Genoa John van ‘t Schip, e impone che il campo da gioco del Chivas, caratterizzato da un manto sintetico, sia rizollato completamente con erba naturale. In questo reportage di The Athletic, in cui parla anche lo stesso Van ‘t Schip, sono state raccontate la ratio e le conseguenze di quella decisione: «Non è che Johan fosse totalmente contrario ai campi in erba artificiale», ricorda Van ‘t Schip, «ma voleva che la prima squadra giocasse le partite professionistiche su erba vera». E così nei giorni immediatamente successivi al suo insediamento al Chivas, Cruijff scovò uno dei migliori specialisti in terreni di gioco e gli affidò il rifacimento del campo. Una volta terminata l’opera, l’Estadio Akron di Guadalajara è diventato uno degli impianti più moderni e anche più belli da vedere del Messico.
Cruijff ha lasciato il suo lavoro come consulente al Chivas dopo pochi mesi, anche perché i risultati ottenuti dalla squadra senior non furono molto soddisfacenti. La sua eredità, però, è rimasta nell’erba dell’Estadio Akron: quando si è trattato di indicare gli stadi candidati a ospitare le partite del Mondiale 2026, i dirigenti messicani non hanno avuto dubbi. Certo, nel frattempo il manto naturale è stato integrato con fibre ibride di ultimissima generazione, ma la grande salute e la brillantezza del prato sono stati un fattore importante, oltre ovviamente alle strutture dell’Estadio Akron – ultimato nel 2010, quindi tutt’altro che datato. Insomma: anche a Guadalajara, cioè a migliaia di chilometri di distanza da Amsterdam e da Barcellona, il calcio deve qualcosa a Johan Cruijff.