C’è una squadra che, pur non partecipando direttamente al Mondiale, sta lasciando un’impronta evidente sulla competizione. È il Sunderland. I Black Cats infatti possono vantare ben nove giocatori impegnati con le rispettive nazionali e i risultati stanno confermando quanto il progetto costruito negli ultimi mesi sia stato lungimirante. I numeri parlano da soli: Noah Sadiki con la Repubblica Democratica del Congo, Nilson Angulo con l’Ecuador, Wilson Isidor con Haiti, Chemsdine Talbi con il Marocco, Robin Roefs e Brian Brobbey con i Paesi Bassi, Omar Alderete con il Paraguay, Habib Diarra con il Senegal e Granit Xhaka con la Svizzera. Una presenza capillare, distribuita tra Africa, Europa e Sud America, che testimonia come il Sunderland abbia costruito una rosa internazionale, ricca di talento e pronta a competere ad altissimo livello.
Non si tratta soltanto di convocazioni, dato che quattro di questi giocatori hanno già trovato la via del gol: Granit Xhaka con la Svizzera, Wilson Isidor con Haiti, Brian Brobbey con i Paesi Bassi e Nilson Angulo, decisivo nella vittoria contro la Germania che ha portato l’Ecuador ai sedicesimi. Un dato che va oltre la semplice statistica e racconta di calciatori protagonisti, capaci di fare la differenza anche quando il livello della competizione si alza. Il Mondiale, in questo senso, sta diventando una straordinaria vetrina per il Sunderland. Ogni partita rappresenta un’ulteriore certificazione della qualità della rosa e della bontà del lavoro svolto dal club. Perché nove nazionali non si costruiscono per caso, così come non è casuale vedere tanti giocatori incidere in una manifestazione di questo livello. E infatti solo il PSG, con sei giocatori già andati a segno, ha raggiunto una quota più alta dei Black Cats.
La crescita del Sunderland trova le proprie radici nelle scelte effettuate dopo la storica promozione in Premier League. La vittoria dei playoff di Championship ha garantito al club un incasso superiore ai 120 milioni di sterline, una cifra che avrebbe potuto essere investita in nomi altisonanti o in operazioni di breve respiro. La società, invece, ha scelto una strada diversa: puntare sul talento, sulla prospettiva e sulla valorizzazione dei giocatori. Una strategia che oggi appare vincente sotto ogni punto di vista. Non solo perché il Sunderland ha conquistato la qualificazione all’Europa League all’ultima giornata della stagione, traguardo impensabile per una neopromossa, ma anche perché quella qualificazione non può più essere considerata una semplice favola sportiva o il frutto di una stagione irripetibile. In questo senso, i risultati ottenuti dai suoi calciatori con le Nazionali dimostrano che la qualità della rosa è reale e profonda.
Gran parte dei meriti va attribuita al direttore sportivo Florent Ghisolfi. Dopo un’esperienza poco brillante alla Roma, il dirigente francese sembra aver ritrovato l’intuito che, ai tempi del Nizza, lo aveva reso uno degli uomini mercato più apprezzati d’Europa. La sua capacità di individuare profili emergenti, di anticipare la concorrenza e costruire una squadra giovane ma già pronta per il grande calcio sta trovando conferme praticamente ogni settimana. L’elenco dei convocati al Mondiale ne è la dimostrazione più evidente. Giocatori provenienti da contesti differenti, con caratteristiche tecniche diverse, ma accomunati da un percorso di crescita che al Sunderland ha trovato terreno fertile. Non è un caso, infatti, se molti di loro stanno vivendo la migliore fase della propria carriera proprio dopo l’approdo in Inghilterra.
Naturalmente, il lavoro sul mercato sarebbe servito a poco senza una guida tecnica all’altezza. Ecco perché tra i principali artefici dell’exploit dei Black Cats va inserito anche Régis Le Bris. L’allenatore francese ha saputo dare un’identità precisa alla squadra, costruendo un sistema di gioco moderno, aggressivo e capace di valorizzare le qualità individuali senza sacrificare l’equilibrio collettivo. È forse questo l’aspetto che colpisce maggiormente osservando il Sunderland. I singoli sono cresciuti sensibilmente dal punto di vista tecnico e tattico, ma è nel collettivo che riescono a esprimere il massimo del loro potenziale. Ogni giocatore sembra migliorato rispetto a un anno fa, senza perdere quelle caratteristiche che lo avevano reso interessante sul mercato.
Il Mondiale sta semplicemente amplificando un fenomeno che chi segue il Sunderland aveva già notato durante l’ultima stagione. I Black Cats non sono più soltanto una bella storia o una neopromossa capace di sorprendere. Sono una realtà emergente del calcio europeo, costruita con idee chiare, competenza e una programmazione che guarda lontano. Le reti segnate da Xhaka, Isidor, Brobbey e Angulo rappresentano soltanto la punta dell’iceberg di un progetto che continua a raccogliere conferme. Se il Sunderland cercava una certificazione internazionale della propria crescita, il Mondiale la sta offrendo nella maniera più prestigiosa.