Con la sua tripletta alla Norvegia, Ousmane Dembélè si è tolto un peso enorme (e ha dimostrato che la Francia ha una quantità di talento irraggiungibile)

I Bleus hanno messo anche il Pallone d'Oro nelle condizioni di essere devastante, e per tutte le altre squadre del Mondiale è una pessima notizia.
di Redazione Undici 27 Giugno 2026 alle 01:30

Tre dita. Poi lo sguardo sulla mano, quasi incredulo. Come se Ousmane Dembélé avesse bisogno di una conferma. “Davvero sono tre?”. È questa l’immagine che resterà della sua notte contro la Norvegia. Non solo la tripletta, ma anche quel gesto spontaneo, quasi fanciullesco, che racconta meglio di qualsiasi statistica quanto questo momento fosse atteso. Perché sì, Dembélé è il Pallone d’Oro in carica, è il giocatore che ha trascinato il Paris Saint-Germain sul tetto d’Europa, è stato uno dei giocatori più devastante delle ultime due stagioni. Ma con la Francia mancava ancora qualcosa, mancava quella partita destinata a cambiare la percezione della sua carriera internazionale. Fino a ieri sera il suo bilancio con i Bleus raccontava una storia sotto tono: otto gol in 61 presenze, numeri sorprendentemente modesti per uno dei talenti offensivi più forti della sua generazione. Ancora più significativo il dato nelle grandi competizioni: zero reti tra Mondiali ed Europei. Una statistica che strideva con il livello raggiunto negli ultimi mesi e che sembrava quasi rappresentare una maledizione personale.

È bastata una mezz’ora contro la Norvegia per cancellare tutto. Tre gol in 32 minuti, tre reti completamente diverse ma accomunate da un elemento fondamentale: sono tutte figlie del Dembélé che il PSG ha imparato a conoscere. Non il fantasista costretto a ricevere spalle alla porta, non l’esterno chiamato soltanto a creare superiorità numerica, ma l’attaccante devastante che vive e danza negli spazi. È proprio questa la chiave della sua esplosione in questo Mondiale. La Francia ha trovato una partita aperta, con tanto campo davanti agli uomini offensivi. Una situazione ideale per un giocatore che oggi, probabilmente più di chiunque altro al mondo, è letale quando può accelerare fronte alla porta.

Il primo gol nasce in semitransizione: Mbappé trova il momento giusto per servirlo, Dembélé attacca lo spazio, punta il difensore, finta, controfinta e poi conclude con un destro secco e potente sul palo lontano. È un gol che sembra uscito direttamente dal repertorio messo in mostra con la maglia del Paris Saint-Germain. Il secondo è ancora più emblematico: Dembélé riceve largo a destra, rientra sul sinistro e lascia partire una conclusione precisa da fuori area. Anche qui il copione è quello che Luis Enrique ha costruito attorno a lui: isolamento sull’esterno, libertà di scegliere il tempo della giocata e qualità assoluta nell’uno contro uno.

Il terzo, quello che porta all’esultanza delle tre dita, è probabilmente il manifesto definitivo del nuovo Dembélé. Tchouaméni lo serve dentro l’area sulla destra, lui si ritrova praticamente in isolamento, lavora il difensore con due finte, si sposta il pallone sul mancino e lo accompagna sul palo più lontano. Nessuna fretta, nessuna forzatura. Solo la serenità di un giocatore che oggi sa perfettamente cosa fare negli ultimi sedici metri. È questo l’aspetto che più ha colpito anche in Francia. Per anni Dembélé è stato considerato uno dei talenti più imprevedibili del calcio europeo, ma anche uno dei più incompiuti. Saltava l’uomo con una facilità disarmante, creava superiorità numerica, produceva occasioni, ma spesso mancava l’ultimo passo: il gol.

Negli ultimi dodici mesi tutto è cambiato. Ha imparato a leggere meglio gli spazi, ha aumentato la qualità delle conclusioni, ha sviluppato una freddezza che prima sembrava mancargli. Soprattutto, ha capito dove fare male agli avversari, non è più un giocatore che cerca continuamente il dribbling per il gusto di farlo. Adesso ogni accelerazione ha uno scopo preciso e pure Didier Deschamps sembra aver trovato la collocazione ideale per esaltarlo. Con Mbappé che attacca continuamente la profondità e con giocatori tecnici come Doué e Olise a riempire gli spazi intermedi, Dembélé può partire largo per poi trasformarsi rapidamente in un finalizzatore. Non è un caso che tutte e tre le reti siano arrivate in situazioni dinamiche, con la difesa avversaria costretta a rincorrere, con gli uno contro diventati inevitabili.

Naturalmente bisogna contestualizzare la prestazione. La Norvegia era già qualificata e ha affrontato la gara con un massiccio turnover. Solbakken ha cambiato praticamente tutta la formazione titolare, lasciando in panchina anche Haaland e diversi altri protagonisti. La Francia ha trovato molti più spazi di quelli che probabilmente incontrerà nelle partite a eliminazione diretta. È difficile immaginare che dai sedicesimi in avanti gli avversari potranno offrire così tanto campo. Anzi, il percorso mondiale dei Bleus sarà probabilmente caratterizzato da blocchi bassi, difese molto compatte e partite nelle quali servirà pazienza prima ancora che velocità.

Ma proprio qui arriva la notizia migliore per Deschamps. Perché, al di là del contesto favorevole, la Francia ha scoperto di avere una stella in più sulla quale appoggiarsi. Un giocatore capace di decidere una partita in qualsiasi momento, con entrambi i piedi, da dentro e da fuori area. Ed è forse questa la differenza più importante. La Francia era già una delle principali favorite per la vittoria finale del Mondiale: profondità della rosa, qualità individuale ed esperienza internazionale. Se adesso anche il Dembélé versione PSG è definitivamente arrivato in nazionale, il livello offensivo dei Bleus sale ulteriormente.

Per gli avversari è una prospettiva inquietante. Perché quando Mbappé, Doué, Olise e Dembélé entrano contemporaneamente in ritmo, diventa quasi impossibile difendere ogni zona del campo. E se fino a ieri la Francia poteva contare su un fuoriclasse assoluto e tanti interpreti di alto livello, oggi sembra aver aggiunto un’altra arma letale. Quelle tre dita mostrate con un sorriso raccontano non erano soltanto il conto dei gol. ma il simbolo di un blocco finalmente superato. E forse, anche l’inizio di una nuova storia tra Ousmane Dembélé e la nazionale francese.

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