C’è un’azione di Croazia-Ghana che racconta il Luka Modric di questo Mondiale: un recupero difensivo al minuto 55′, una scivolata dentro la propria area di rigore, dopo una corsa di una trentina di metri, per chiudere su un cross pericoloso. È un’immagine che vale quasi più dell’assist decisivo, perché racconta meglio di qualsiasi statistica lo stato di forma del capitano croato. A 40 anni suonati, anzi 41 a settembre prossimo, Modric continua a rincorrere gli avversari come un centrocampista nel pieno della carriera, senza mai perdere lucidità. È da quella scivolata che si può partire come suggestione per spiegare la vittoria della Croazia, il 2-1 sul Ghana e la qualificazione ai sedicesimi di finale da seconda del girone.
Se qualcuno pensava che gli ultimi mesi avessero presentato il conto a uno dei più grandi centrocampisti della storia, la risposta è arrivata sul campo. Dopo il finale di stagione con il Milan, inevitabilmente appesantito dalle tante partite consecutive, Modric ha recuperato brillantezza fisica e minuti nelle gambe. La differenza si è vista soprattutto nella capacità di coprire il campo. Non soltanto nella fase di possesso, dove il suo talento resta intatto, ma anche nelle letture senza palla. La quantità di intercetti davanti all’area croata e le azioni di riconquiste in zone delicate del campo hanno dato equilibrio alla squadra di Dalic, consentendole di assorbire i momenti di pressione del Ghana e di ripartire con ordine.
È questa la grandezza di Modric: non essere mai un giocatore confinato a un solo ruolo. È un regista, certo, ma è anche il primo difensore quando serve e il primo a dare il ritmo alla riaggressione. Le sue intuizioni arrivano sempre con un secondo d’anticipo rispetto agli altri. Dove gli avversari vedono uno spazio, lui vede già la linea di passaggio da chiudere. Quando un possesso sembra perso, lui trova il tempo per mettere il piede e trasformarlo in una nuova occasione per la Croazia.
Poi, naturalmente, c’è il Modric con il pallone tra i piedi. Quello che illumina il gioco con naturalezza. La sua regia è stata ancora una volta il centro di gravità della nazionale croata. Tracce filtranti verso le punte, cambi di gioco millimetrici e quella capacità quasi unica di trasformare palloni apparentemente coperti in linee di passaggio improvvisamente scoperte. Basta un controllo orientato, una finta di corpo o un tocco d’esterno perché una situazione bloccata diventi un’opportunità offensiva. È una qualità che non dipende dall’età, ma dalla comprensione del gioco. Modric continua a giocare qualche secondo nel futuro rispetto agli altri. Non forza mai una giocata, non accelera quando non serve e, proprio per questo, riesce a trovare sempre il tempo giusto. È il metronomo che detta i ritmi della Croazia, alternando pause e accelerazioni con la tranquillità di chi ha vissuto qualsiasi tipo di partita possibile.
La ciliegina sulla sua prestazione è arrivata anche nei numeri. Con l’assist per il definitivo 2-1 firmato da Vlasic, nato da un calcio d’angolo battuto sulla testa del 10 del Torino, Modric è diventato il giocatore più anziano della storia a fornire un assist in un mondiale. A 40 anni e 290 giorni continua a riscrivere record che sembravano destinati a restare lontani dalla sua portata semplicemente perché pochissimi calciatori riescono ad arrivare a questa età ancora protagonisti ad altissimo livello. Lui non è presente per celebrare il passato, ma per determinare il presente. La Croazia non gioca per rendere omaggio a una leggenda, ma gioca ancora con la sua leggenda. Ogni pallone importante passa dai suoi piedi, ogni momento delicato viene gestito dalla sua esperienza. La squadra non cerca alternative perché non ne ha bisogno.
Luka Modrić vs Ghana:
90 minutes played
1 assist
4 key passes
82/89 accurate passes
1/2 successful dribbles
1 tackle
1 clearance
2 blocked shots
2 recoveries
3/7 duels won𝐓𝐈𝐌𝐄𝐋𝐄𝐒𝐒 🇭🇷🐐 pic.twitter.com/blVc945cfK
— TheCroatian (@TheCroatian_) June 27, 2026
Finché Modric è in campo, resta il giocatore capace di trovare sempre la soluzione migliore. La sua influenza, però, si percepisce anche nel linguaggio del corpo dei compagni. Quando c’è lui, tutti sembrano respirare con maggiore serenità. Sanno che esiste sempre un punto di riferimento a cui appoggiarsi, una soluzione sicura per uscire dalla pressione, un giocatore che non perde mai la calma neppure nei momenti più complicati. Modric è una guida tattica, ma soprattutto emotiva, trasmette sicurezza semplicemente con la sua presenza. È anche per questo che continua a inseguire un’altra impresa con la maglia a scacchi. Dopo il secondo posto conquistato a Russia 2018 e il terzo ottenuto in Qatar 2022, il suo obiettivo è lasciare un’eredità definitiva: consegnare questa squadra alla storia come la migliore generazione che il calcio croato abbia mai espresso. Il messaggio che accompagna ogni sua partita sembra sempre lo stesso, semplice ma potentissimo: finché ci sarò io, la Croazia avrà la certezza di andare avanti ai Mondiali. E, giudicando da quanto visto contro il Ghana, nessuno può ancora permettersi di pensare che sia soltanto un atto di presunzione.