Il rapporto tra Rodrygo e Carlo Ancelotti è speciale. Ai tempi della sua seconda avventura al Real Madrid, l’allenatore italiano ha saputo esaltare al meglio le qualità dell’esterno brasiliano. Che, insieme al connazionale Vinicíus Júnior e a Jude Bellingham, ha formato un tridente capace di dominare la Champions League 2023/24, conquistata dopo aver sconfitto in finale il Borussia Dortmund. Da quando è diventato ct del Brasile, poi, Ancelotti ha sempre considerato Rodrygo uno dei punti fermi della sua squadra, nonostante il giocatore abbia perso terreno nelle gerarchie del Real. Non deve sorprendere, quindi, che nonostante abbia dovuto rinunciare al Mondiale per un infortunio, da parte del giocatore ci sia rispetto e ammirazione per il tecnico. Al punto che lo stesso Rodrygo si è reinventato giornalista, autore di un articolo che Rodrygo pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian. Un articolo tutto dedicato al suo allenatore preferito.
Il pezzo si apre così: «La semifinale di Champions League del 2022. Il Santiago Bernabéu. Oltre 60mila tifosi sugli spalti e il Manchester City avanti 1-0. Ero in panchina con il Real Madrid quando Carlo Ancelotti mi chiamò e mi disse di entrare in campo, giocare con aggressività e decidere la partita. Sono entrato al 68esimo. Al 90′ ho segnato il gol del pareggio, ma nel doppio confronto eravamo ancora sotto di una rete. Abbiamo rimesso il pallone al centro e, un minuto dopo, ho segnato ancora, portando la sfida ai tempi supplementari. Abbiamo vinto e il resto è storia: un’altra Champions League conquistata dal club dopo il successo sul Liverpool in finale. Ricordo quell’episodio perché rappresenta perfettamente quanto siano importanti gli allenatori nel percorso di una squadra e quanto possano essere decisivi nella carriera di un calciatore, svolgendo un lavoro che spesso rimane invisibile agli occhi del pubblico»
Baterebbe questo, ma poi Rodrygo si è poi concentrato sulle qualità umane del tecnico italiano: «Ancelotti è come una figura paterna per noi. È una persona che ammiro profondamente, sia come allenatore sia come uomo. Dialoga costantemente con noi, ci ascolta e ci dà consigli che vanno oltre il campo. Ho sentito che stanno realizzando una serie o un documentario su di lui (che per altro sarà a cura di Paolo Sorrentino, ndr) e sono certo che sarà qualcosa di speciale. Oggi, grazie ai social media, ai canali YouTube e alle produzioni televisive che mostrano il dietro le quinte dei club e delle Nazionali, è possibile vedere aspetti che un tempo restavano confinati nello spogliatoio o emergevano soltanto anni dopo, nelle autobiografie. Eppure, tantissime cose continuano a rimanere private. È proprio negli spogliatoi e nelle sale riunioni che si misura davvero la grandezza di un allenatore: nelle conversazioni sulla famiglia, nei dialoghi con chi attraversa un momento difficile, nella fermezza con cui indica la strada giusta da seguire».
Nel caso specifico, cioè quello di Ancelotti, il rapporto si costruisce su una fiducia che va al di là del campo. Per i giocatori, quella di Carletto è una figura che sa proteggere e insegnare la vita, prima che una tattica di gioco. Questo modo di vivere il mestiere di allenatore, però, non pregiudica la sua intuitività di campo e le sue decisioni, anzi: «Non fraintendetemi», scrive ancora Rodrygo. «Le scelte di Ancelotti sono sempre ben ponderate, guidate da una coerenza fenomenale che scaturisce sia dal cuore che dalla mente di una persona con una profonda conoscenza tattica e un talento innato per la gestione delle dinamiche di gruppo. Con l’avvicinarsi degli ottavi di finale del Mondiale, che vedranno affrontarsi Brasile e Giappone, credo che tutti i miei connazionali, soprattutto coloro che hanno scoperto le sue idee solo di recente, dimostreranno sempre più il loro sostegno al lavoro del Maestro». Sì, l’ha definito proprio così: Maestro. Difficile trovare una definizione più esatta, più bella, più pregna di amore e di riconoscenza.