Una delle migliori novità del Brasile 2026 è Marisa Santiago, la prima psicologa nella storia della Seleção

Specializzata in terapia cognitivo-comportamentale, ha già lavorato nel calcio con Atlético Mineiro e Bahia: ora è diventata un punto fermo dello staff della nazionale verdeoro
di Redazione Undici 29 Giugno 2026 alle 11:41

Nel calcio brasiliano, almeno fino a poco tempo fa, parlare di gestione psicologica dei giocatori, o in generale di salute mentale, era impensabile. A maggior ragione nella Seleção, dove bastava che tutti si divertissero con il pallone, si pensava, per far sì che quel Joga Bonito che si vedeva in campo passasse automaticamente anche fuori, nel rapporto tra compagni di squadra o con l’allenatore. Tra le novità del Brasile 2.0, quello del nuovo corso e di Ancelotti, c’è anche una rivoluione in questo senso: per la prima volta nella storia della Nazionale, nelle delegazione partita per i Mondiali c’è anche una psicologa.

Ne parla El Mundo, si chiama Marisa Santiago ed è diventata in poche settimane una figura centrale nel lavoro quotidiano del commissario tecnico Carlo Ancelotti: «Marisa sta svolgendo un lavoro eccellente con noi», ha raccontato Ancelotti. «Oggi la squadra è apparsa più tranquilla, concentrata e serena nel possesso del pallone», ha aggiunto l’allenatore italiano dopo la vittoria contro Haiti nella seconda giornata del torneo. Ancelotti, forte di una lunga esperienza ai massimi livelli, ripete da settimane durante il ritiro nel New Jersey che «l’aspetto mentale sarà quasi più importante di quello tecnico». Una convinzione maturata anche osservando il clima che circonda il Brasile, da anni sottoposto a una pressione enorme.

Dopo il pareggio per 1-1 all’esordio contro il Marocco, le critiche rivolte alla Seleção sono state durissime. «Quando le cose vanno bene, vanno benissimo. Quando vanno male, vanno malissimo. Non esistono vie di mezzo», hanno raccontato al giornale spagnolo alcuni membri dello staff.  In questo contesto il ruolo di Marisa Santiago è diventato sempre più rilevante. Assunta dalla Confederazione brasiliana (CBF) nel marzo 2024, prima ancora dell’arrivo di Ancelotti, la psicologa ha assunto un peso crescente con l’insediamento del tecnico italiano.

Nel quartier generale della nazionale, al The Ridge Hotel di Basking Ridge nel New Jersey, è stata allestita una sala dedicata ai colloqui individuali e agli incontri di gruppo. Santiago osserva gli allenamenti da bordo campo senza interferire con il lavoro dello staff guidato da Ancelotti e dal figlio Davide, ma al termine delle sedute incontra i calciatori che ne sentono il bisogno. Alcuni ricorrono regolarmente a questi confronti, altri si stanno avvicinando gradualmente, mentre qualcuno resta ancora diffidente, riflettendo una realtà ancora diffusa nel mondo del calcio.

Specializzata in terapia cognitivo-comportamentale, Santiago ha costruito gran parte della propria carriera nella pallavolo prima di lavorare con Atlético Mineiro e Bahia. La sua missione, spiegano dalla CBF, è «aiutare il Brasile a competere con naturalezza». Dalla traumatica semifinale del Mondiale 2014, conclusa con il clamoroso 7-1 subito contro la Germania, fino alle delusioni delle edizioni del 2018 e del 2022, la Seleção ha convissuto con un crescente senso di aspettative e pressioni. Ancelotti ha lavorato per ricostruire fiducia e compattezza all’interno del gruppo, anche grazie al supporto della psicologa.

«Lavoriamo sulla coesione del gruppo, sulla leadership, sulla gestione dell’ansia, dello stress e dei pensieri che possono influire sul rendimento tecnico e tattico dei giocatori» ha ricordato Santiago ai canali della federazione. «Non siamo qui per diagnosticare disturbi o fare terapia clinica: il nostro lavoro è orientato esclusivamente alla performance.» Il nuovo approccio sembra aver contribuito a creare un ambiente più sereno all’interno della Seleção. Anche il ritorno di Neymar, anziché alimentare tensioni nello spogliatoio, ha rafforzato l’unità del gruppo attorno a uno dei simboli del calcio brasiliano. Inoltre, la possibilità concessa ai giocatori di incontrare le proprie famiglie il giorno successivo alle partite, come già avviene in altre nazionali, ha favorito un clima di maggiore equilibrio. Gli stessi protagonisti riconoscono quanto la salute mentale sia diventata un elemento fondamentale nel calcio moderno. «La nostra generazione è stata spesso molto colpita dalle critiche. Lo psicologo mi ha aiutato a gestire meglio la pressione e a ritrovare equilibrio» ha raccontato il centrocampista Bruno Guimarães.

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