Far entrare i giocatori perché battano i rigori è una pessima idea, a dirlo sono i dati degli ultimi trent’anni

Tutti ricordano i casi di Sancho e Rashford a EURO 2020, ma si tratta di un trend consolidato. Anche ai Mondiali 2026.
di Redazione Undici 30 Giugno 2026 alle 17:42

Quello dei giocatori che entrano in campo solo per i rigori è un trend che resiste. Ancora e ancora. Lo abbiamo visto anche nel sedicesimo di finale del mondiale tra Germania e  Paraguay: si avvicina la fine dei supplementari e i ct decidono di far entrare dei sedicenti specialisti, dei calciatori freschi che potrebbero generare un vantaggio nella serie finale dal dischetto. Nella sfida tra tedeschi e paraguaiani è toccato a Nadiem Amiri (entrato al minuto 109′) e Fabián Balbuena, subentrato al 121esimo. Al primo è andata bene, al secondo meno: si è preso la responsabilità di tirare dal dischetto per uno dei due match point capitati alla Nazionale di Alfaro, ma si è fatto ipnotizzare da Neuer.

Quando le cose vanno così, come sono andate a Balbuena, viene detto che è sbagliato inserire certi giocatori a freddo, che è difficile riuscire a entrare mentalmente e fisicamente in partita. Non è un modo di dire. I dati, in questo senso, sono incontrovertibili: secondo le statistiche rilavate Opta durante le ultime edizioni di Europei e/o Mondiali, otto degli ultimi dieci giocatori entrati in campo dopo il 115esimo minuto hanno poi fallito il proprio tentativo. Un dato sorprendente, che si traduce in una percentuale di realizzazione di appena il 20%. Tra questi figurano anche tre giocatori dell’Inghilterra: nel quarto di finale del Mondiale 2006 contro il Portogallo, Jamie Carragher entrò al 119esimo, toccò il pallone una sola volta e poi sbagliò il rigore – ripetuto dopo un’infrazione – contribuendo all’eliminazione dei Tre Leoni. Più recente il caso della finale di Euro 2020: il ct inglese Gareth Southgate inserì Marcus Rashford e Jadon Sancho negli ultimissimi secondi dei tempi supplementari, proprio per la serie dei rigori. Entrambi fallirono il loro tentativo dal dischetto, spalancando la strada al trionfo dell’Italia.

Carragher, Rashford e Sancho hanno avuto almeno la possibilità di entrare in ritmo toccando il pallone prima del fischio finale. Non è successo invece al già citato Balbuena e, prima di lui, a Simone Zaza: l’attaccante azzurro è stato inserito  nei minuti conclusivi del quarto di finale di Euro 2016 contro la Germania senza riuscire nemmeno a toccare il pallone prima di presentarsi sul dischetto. Anche in quel caso le cose andarono molto male – ricordate la celebre rincorsa a passettini?

L’idea di inserire un giocatore esclusivamente per la serie dei rigori è, in realtà, un’invenzione piuttosto recente. Soltanto 12 calciatori, nella storia di Mondiali ed Europei, sono entrati in campo dopo il 115esimo e hanno poi calciato un rigore nella serie finale; appena tre di questi casi sono precedenti a Euro 2016. Un dato curioso, soprattutto nell’era del calcio sempre più guidato dalle statistiche, perché i numeri sembrano premiare chi è in campo fin dall’inizio. Dagli Europei del 1996 a oggi, i titolari hanno trasformato 201 dei 277 rigori calciati nelle serie finali di Mondiali ed Europei, con una percentuale di successo del 73%. I giocatori entrati durante il secondo tempo supplementare, invece, hanno segnato soltanto 18 dei 32 rigori tentati, fermandosi a un modesto 56% di realizzazione. La spiegazione potrebbe essere tanto semplice quanto controintuitiva: avere gambe fresche non significa necessariamente avere anche una mente lucida quando la pressione raggiunge il suo massimo livello.

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