Micheal Olise non segna e continua a non segnare, eppure è un fuoriclasse decisivo ed è fin troppo bello da veder giocare

Seconda punta, creatore di gioco, soprattutto rifinitore: l'attaccante del Bayern ha trovato la collocazione perfetta per far sgorgare il suo talento.
di Redazione Undici 01 Luglio 2026 alle 02:27

Ci sono giocate che nascono da un’idea quasi sfuggente, quella che si genera per qualche istante prima ancora che lo spazio si apra. L’assist servito da Michael Olise a Bradley Barcola contro la Svezia appartiene a questa categoria. L’azione del 3-0 della Francia sembra semplice solo riguardandola a velocità normale: in realtà Olise sceglie deliberatamente la giocata più difficile, anche perché è l’unica possibile. Quando riceve il pallone, infatti, il suo avversario diretto – Lagerbielke • chiude ogni linea di passaggio. O quasi: rimane soltanto una fessura, quella tra le gambe del difensore svedese. Olise la vede prima di tutti e cerca il tunnel, l’unico corridoio che può percorrere il pallone per arrivare a Barcola. È una giocata di precisione più che di spettacolo, di geometria più che di fantasia.

Con quello sono cinque gli assist di Olise in questo Mondiale. Un numero che racconta meglio di qualsiasi altra statistica il suo impatto sul torneo. Davanti a lui, nella storia della competizione, è rimasto soltanto Pelé, che nel 1966 arrivò a quota sei. Basterebbe già questo, ma c’è tanto altro. Il fantasista del Bayern era arrivato negli Stati Uniti già con l’etichetta di possibile protagonista assoluto. La sua stagione lo aveva trasformato nel compagno ideale di ogni centravanti, quello che ti manda sempre in porta: 31 volte quest’anno in tutte le competizioni, Nazionale esclusa. Fin qui, quindi, Barcola non ha semplicemente confermato le aspettative: le ha rese quasi banali. Perché la sensazione, guardandolo giocare, è che tutto gli venga con una naturalezza disarmante.

Il paradosso è che la Francia non ha neppure bisogno che sia lui il principale finalizzatore. In una squadra che distribuisce il peso offensivo su quattro stelle, Olise può permettersi di interpretare il ruolo dello chance creator. Del rifinitore, avrebbero detto i giornalisti di una volta. Dembélé è già a quattro gol, Mbappé è a quota sei, Barcola è arrivato a due. E anche Doué ha lasciato il proprio segno. Olise non ha ancora segnato, ma importa il giusto: non è quello il suo compito, lui è lì per mettere in ritmo gli altri, per farli giocare meglio.

È vero anche che nel primo tempo di Francia-Svezia l’attaccante del Bayern è andato a pochi centimetri da uno dei gol più belli nella storia dei Mondiali. Un rimpallo è diventato il set perfetto per una rovesciata da sogno, ma il pallone si è sul palo e gli ha  negato un capolavoro che sarebbe probabilmente rimasto nella storia della competizione. Ma quel gesto tecnico, pur straordinario, racconta meno della sua partita rispetto a tutto ciò che fa tra una giocata e l’altra. Perché Olise non forza quasi mai una situazione, non sente il bisogno di dimostrare continuamente di prendersi la partita ma aspetta che il match venga verso di lui, che le linee difensive inizino ad allungarsi e che gli avversari perdano per un attimo la distanza reciproca. Ogni suo controllo sembra guadagnare un secondo supplementare rispetto agli altri giocatori, ogni finta costringe il difensore a prendere una decisione sbagliata, ogni conduzione dà l’impressione che il pallone sia legato al suo piede da un filo invisibile. E quando finalmente accelera, l’avversario scopre di essere già in ritardo.

La leggerezza con cui interpreta il gioco è stordente: Olise non trasmette mai fatica, non comunica mai ansia. Anche nelle situazioni più congestionate sembra muoversi con la tranquillità di chi conosce già la soluzione del problema. È questa la caratteristica che lo rende così difficile da affrontare: non puoi anticiparlo perché cambia ritmo all’ultimo istante, non puoi contenerlo perché protegge il pallone con il corpo senza mai irrigidirsi, non puoi prevederlo perché le sue scelte non seguono quasi mai la soluzione più ovvia. Per caratteristiche, oggi Olise sembra aver trovato la sua collocazione ideale. Da seconda punta – oppure da numero dieci, ditelo come volete – alle spalle di un centravanti come Mbappé, ha la libertà di attraversare il campo, abbassarsi, allargarsi e ricevere tra le linee senza perdere incisività. Quando entra in possesso del pallone costringe almeno due difensori a modificare le proprie posizioni, e se non produce direttamente un’occasione, crea lo spazio che gli altri attaccanti francesi possono sfruttare.

Se la Francia dovesse arrivare fino in fondo, la copertina sarebbe quasi inevitabilmente riservata a Mbappé. D’altronde è il capitano, è il simbolo della Nazionale, è il giocatore che continua a segnare con una continuità impressionante. Ma le grandi squadre campioni del mondo hanno spesso avuto un interprete meno appariscente e altrettanto decisivo, quello che rende possibili le prestazioni di tutti gli altri. Olise sta mettendo in atto perfettamente quel ruolo. Per questo motivo, in caso di successo finale, l’idea di vederlo entrare realmente nella corsa al Pallone d’Oro non avrebbe nulla di fantasioso. Anzi: se continuerà a incidere con questa continuità, se continuerà a controllare le partite con questa eleganza quasi irreale, il tema si porrà. In questo Mondiale nessuno, forse nemmeno Mbappé, sta definendo il gioco della Francia quanto Michael Olise. Che non segna, ma è sempre decisivo. Ed è anche fin troppo bello da veder giocare.

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