Il ct della Croazia Zlatko Dalic, comprensibilmente, ha sentenziato che questo VAR «uccide le emozioni, toglie gioia al calcio». È vero, il calcio non sarà mai una scienza esatta e non va trattato come tale. Stavolta, però, non è stato esattamente il VAR a decretare l’esito dell’episodio decisivo, ovvero il gol di Gvardiol annullato per fuorigioco durante il recupero di Portogallo-Croazia (e che avrebbe portato il risultato sul 2-2). La “colpa” o il “merito” sono da attribuire una strumentazione di precisione, nella fattispecie un microchip nel pallone, che permette di decretare l’effettiva occorrenza di un tocco altrimenti impercettibile all’occhio umano. In pratica, pochi istanti prima prima del tiro decisivo di Gvardiol (e dell’assist di Pasalic), il pallone è stato sfiorato da un altro giocatore della Croazia, Matanovic. Ecco, quel tocco è stato registrato dal suddetto microchip.
Questo tentacolo del VAR, che da qualche ora è noto a tutto il mondo, non è una novità frutto delle iniziative della FIFA. Ma un’innovazione introdottaa inizialmente in un altro sport: il cricket. E che, negli anni, ha già fatto infuriare parecchi altri tifosi – i croati, dunque, non devono sentirsi solo. Il nome del marchingegno in questione è Snickometer, convenzionalmente abbreviato in ‘Snicko’, utilizzato nel cricket per stabilire se c’è stato o meno un determinato contatto tra la palla e il battitore: viste le altissime velocità a cui è soggetta la sfera, con picchi da 150 km/h, il dispositivo-segnalatore si propone di risolvere una moltitudine di situazioni dubbie in sede di video review. Lo Snicko è stato inventato addirittura negli anni Novanta, ma in seguito alle reiterate polemiche tra pubblico e addetti ai lavori il suo impiego oggi risulta piuttosto disomogeneo: continua a funzionare in Australia e Nuova Zelanda, mentre non se ne avvalgono più Inghilterra, India e Sud Africa – cioè le patrie del cricket. Tra i problemi principali riscontrati dalla tecnologia si sottolinea la sua non affidabilità assoluta: la sensibilità del chip all’interno della palla è talmente elevata da registrare anche i movimenti in prossimità della superficie. Per esempio anche le onde sonore, e non soltanto i contatti effettivi.
Il problema è che ko stesso Espen Eskas, arbitro di Portogallo-Croazia, ha ammesso di non aver riscontrato alcun tocco del pallone tale da portare all’annullamento della rete di Gvardiol. Ma “l’elettrocardiogramma” evidenziato dallo Snicko è la pistola fumante di fronte alla quale un direttore di gara oggi è costretto ad alzare le mani. A rigor di precisione, non si tratta del primo utilizzo decisivo dello Snicko per la convalida di un gol in questo Mondiale: durante Svezia-Tunisia, ai gironi, era servito invece per dare il via libera alla rete di Mattias Svanberg inizialmente annullata per fuorigioco. Ma era la quarta di un match finito 5-1, e nessuno ci aveva fatto caso davvero. Stavolta le cose sono andate in maniera diversa, e hanno sollevato un gran bel polverone.