Se la Francia può permettersi di schierare tutti i suoi talenti offensivi, rimanendo comunque solida, gran parte del merito appartiene ad Adrien Rabiot

Il centrocampista del Milan è il collante, l'anima tattica, l'equilibratore dei Bleus. Anche (e soprattuto) in partite scorbutiche come quella contro il Paraguay.
di Redazione Undici 05 Luglio 2026 alle 02:19

A centrocampo Didier Deschamps può cambiare chiunque, dopotutto ha una rosa vastissima, oceanica. Il ct della Francia può alternare Aurélien Tchouaméni e Manu Koné, può modificare gli interpreti, adattare il reparto alle esigenze della partita, ma Adrien Rabiot resta sempre al suo posto, indipendentemente dall’avversario e dal contesto. Non è un caso, non può esserlo: se esiste un equilibrio nella Francia piena di stelle offensive, quel punto di equilibrio porta proprio il nome di Rabiot.

Anche nell’ottavo di finale contro il Paraguay è stato così. Per la Francia è stata una partita complicata, sporca, esattamente come l’avevano preparata i sudamericani: blocco bassissimo, linee strette, continue interruzioni, provocazioni e tantissimi duelli fisici per togliere ritmo ai Bleus. La Francia ha faticato molto più del previsto a trovare spazi e fluidità, costretta a giocare una gara meno brillante del solito. E proprio in un contesto del genere si è capito ancora una volta perché Deschamps non rinuncia mai, ma proprio mai, a Rabiot.

Le statistiche raccontano una prestazione di altissimo livello: 89% di passaggi completati, l’83% nelle tracce più lunghe, oltre a 70 tocchi, a 23 conduzioni e tre recuperi. Ma, come spesso accade con Rabiot, i numeri spiegano solo una parte della sua influenza. La parte più importante della sua prestazione va rintracciata tra una giocata e l’altra, in quei movimenti che raramente finiscono negli highlights ma che tengono in piedi un’intera squadra. La sensazione è sempre la stessa: Rabiot può andare piano, magari va piano, ma arriva sempre. Non è un centrocampista esplosivo, non impressiona con accelerazioni devastanti o cambi di passo improvvisi. Eppure è ovunque, lo trovi a chiudere sulla fascia sinistra, pochi secondi dopo a proteggere il centro dell’area e immediatamente dopo è lì ad accompagnare l’azione offensiva. Copre una quantità impressionante di campo con una naturalezza quasi disarmante.

È soprattutto la sua intelligenza calcistica a renderlo speciale: Rabiot legge le situazioni prima degli altri, sceglie sempre la posizione giusta, capisce quando è il momento di rallentare e quando invece serve dare continuità al possesso. Contro un Paraguay che cercava continuamente di sporcare la partita, la sua lucidità è stata fondamentale per evitare che la Francia si innervosisse e per permettere a Deschamps di mantenere una struttura tattica ordinata. Che è una cosa enorme, per una Nazionale piena di talento offensivo, composta di giocatori che amano ricevere tra le linee, puntare l’uomo e attaccare la profondità. Con giocatori del genere, serve qualcuno capace di tenere le linee, un centrocampista che compensi gli sbilanciamenti, che occupi gli spazi lasciati liberi dai compagni e permetta agli altri di esprimersi con maggiore libertà.

È Rabiot a dare copertura preventiva, a scivolare lateralmente quando il terzino sale, ad accorciare in pressione e poi essere già pronto a ricomporre il centrocampo nella fase successiva. È anche una questione di completezza: se Tchouaméni offre fisicità, se Koné garantisce intensità e aggressività, Rabiot rappresenta il collante. È il giocatore che mette insieme tutte le fasi del gioco senza mai perdere ordine. Anche contro il Paraguay, in una partita in cui la Francia non ha espresso il suo miglior calcio, il numero 14 ha confermato questa capacità unica di restare dentro ogni momento della gara. Quando c’era da recuperare palloni, lui era presente. Quando serviva dare una linea di passaggio ai difensori, lui si abbassava. Quando la squadra aveva bisogno di accompagnare l’azione, eccolo che compariva puntualmente negli ultimi trenta metri.

Forse è proprio questo il paradosso di Rabiot. Più lo guardi cercando la giocata spettacolare, meno ti colpisce. Più invece osservi il funzionamento collettivo della squadra, più ti accorgi di quanto sia indispensabile. È uno di quei giocatori che fanno sembrare semplici le cose difficili e che rendono normali prestazioni che, in realtà, normali non sono affatto. In un Mondiale che inevitabilmente celebra i fuoriclasse offensivi e i gol decisivi, Rabiot continua a fare quello che fa da anni: cucire il gioco, coprire gli spazi e garantire equilibrio. Senza clamore, senza cercare i riflettori, ma con una continuità che ormai non sorprende più nessuno. E probabilmente è proprio questo il complimento più grande: in una Francia ricchissima di stelle e di talento, c’è un giocatore “normale” che però è davvero intoccabile. E si chiama Adrien Rabiot.

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