Inghilterra-Messico è stata una partita meravigliosa decisa da un giocatore meraviglioso: Jude Bellingham

Un fuoriclasse totale, salito in cattedra nel momento del bisogno. E se continua così la squadra di Tuchel può sognare davvero.
di Redazione Undici 06 Luglio 2026 alle 15:27

Per il suo carico emotivo, ma anche per quello che abbiamo visto in campo, la partita tra Inghilterra e Messico è destinata a restare impressa nella storia dei Mondiali. Il merito va ascritto a entrambe le squadre, sostanzialmente a tutti i giocatori che hanno calpestato il sacro terreno di gioco dell’Azteca, ma tra tutti spicca la figura unica e inconfondibile di Jude Bellingham. Che, per l’ennesima volta, ha mostrato e dimostrato di essere un autentico fuoriclasse, di poter domare e dominare qualsiasi avversario, qualsiasi contesto, qualsiasi situazione.

I due gol che hanno determinato il 3-2 finale, però, sono solo una parte dell’immensa prestazione offerta dal centrocampista del Real Madrid: Bellingham, infatti, è stato decisivo in tutte le zone del campo, ha combattuto su tutti i palloni con una forza sovrumana e una tecnica scintillante, ha scelto i tempi migliori per azzannare la partita e indirizzarla verso la Nazionale dei Tre Leoni. Non soltanto per le sue chirurgiche capacità di inserimento, per il mortifero uno-due che ha fatto vacillare il Messico. Ma ancora di più, forse, per la presenza fisica e mentale necessaria per resistere alla rabbiosa reazione dei padroni di casa: un vero e proprio assedio contro la porta di Pickford, nei minuti di recupero nel primo tempo. E qui, Jude, in uno dei concitati batti e ribatti in area su azione da corner, ha realizzato la sua personale “tripletta”. Un intervento in anticipo sull’avversario pronto colpire a botta sicura che vale quanto un eurogol: pulito, rischioso, in efficace estirada. L’immagine clou di un leader tecnico risorto dopo la gara opaca contro il Congo.

Dopo lo spavento ai sedicesimi infatti i ragazzi di Tuchel avevano un disperato bisogno di dimostrare a sé stessi di essere anche altro, al di là della provvidenziale Kane-dipendenza. Il verdetto dell’Azteca ha restituito emozioni e certezze, grazie a una prova corale di ben altro livello – da Gordon a Saka – trascinata tuttavia dall’onnipresenza calcistica del fuoriclasse del Real Madrid. Il Messico, signora squadra fino alla fine, non aveva mai perso ai Mondiali nel suo stadio simbolo, non aveva ancora subito gol in questa edizione, era sempre arrivato ai quarti di finale di un torneo disputato in casa. Poi è arrivato il 23enne Bellingham. E il Tricolor dei record – dieci gol fatti, quattro vittorie totali – si è dovuto arrendere agli ottavi per l’ottava volta nelle ultime nove.

Sono dati che ribadiscono la grandezza del giocatore, che nel momento del bisogno ha dimostrato al mondo di essere un campione dalle spalle larghissime e dai piedi altrettanto fuori dal comune. Quattro reti in un singolo Mondiale, per un centrocampista inglese, superano anche l’exploit realizzativo di David Platt a Italia ’90. Allora Lineker e compagni si fermarono al quarto posto. Con un Bellingham così, e dopo due argenti europei, l’Inghilterra può permettersi finalmente di sognare anche qualcosa in più. Senza perdere l’aplmob: “Questa è stata una vera prova di carattere”, ha detto nel postpartita. Il suo.

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