L’esplosione di Alexandra Eala nasce sull’asse Manila-Hong Kong, e racconta il nuovo ordine geopolitico del tennis

La giocatrice filippina ha giocato un grande torneo a Wimbleon ed è una delle personalità tennistiche più influenti al mondo: grazie a lei, ma non solo, stanno cambiando gli equilibri del gioco nel Sud-Est asiatico.
di Margherita Sciaulino 07 Luglio 2026 alle 12:38

Non è facile arrivare a Wimbledon, il torneo più antico e prestigioso del circuito, e ritagliarsi uno spazio per raccontare la propria storia. Eleganza, tradizione e silenzio sono le tre parole d’ordine ma il campo è ancora l’unico posto dove le sorprese sono ben accette, quel rettangolo di erba verde dove chiunque è libero di sconvolgere i piani. Anche se arrivi da un paese come le Filippine, dove il tennis non è mai stato uno sport nazionale, e ora vengono installati maxischermi per seguire una ragazza di 21 anni mentre gioca sul campo più aristocratico del mondo. Alexandra Eala, prima giocatrice delle Filippine nell’era Open a raggiungere la seconda settimana di uno Slam, ha eliminato la campionessa in carica Iga Świątek con un netto 7-6 6-2, firmando l’upset di un’edizione memorabile per il suo paeseP Una nazione di circa 115 milioni di abitanti, storicamente abituata a fermarsi per il basket o per gli incontri del pugile Manny Pacquiao, sta scoprendo il tennis grazie a una giovane mancina che ha costruito il suo gioco alla Rafa Nadal Academy di Manacor.

Prima di quest’anno, Eala vantava “solo” una semifinale al WTA 1000 di Miami 2025. Poi è arrivata la miglior stagione sull’erba della sua carriera: con il titolo vinto al WTA 125 di Birmingham e con la semifinale al torneo WTA 500 di Berlino. Solo una grande prestazione da parte di Jasmine Paolini ha messo fine a un mese di successi. Ma la popolarità di Eala, paragonabile a livello social solo a quella di João Fonseca, è il manifesto di come l’Estremo Oriente risponda agli stimoli del tennis già da qualche anno.

La cabina di regia di questo Rinascimento Tennistico si trova poco più a Nord, tra i grattacieli di Hong Kong. Oggi, l’ex colonia britannica è l’hub logistico ed economico del tennis asiatico. Il ritorno in calendario nel 2024 del torneo maschile ATP 250 a Victoria Park – dopo 22 anni – è stato un punto di ripartenza importante. I numeri del torneo mostrano una crescita verticale: il montepremi complessivo dell’evento di Hong Kong è passato dai 661.585 dollari del 2024 fino a superare la soglia dei 700mi,a dollari nel gennaio 2026, registrando un trend di continui sold out sulle tribune di Causeway Bay. Un successo guidato anche dall’idolo di casa Coleman Wong. un 22enne già due volte campione Slam Junior in doppio, che all’inizio del 2026 è stato inserito da Tatler tra i “Leaders of Tomorrow” dell’Asia.

Ma ci sono altre pietre miliari di questa ristrutturazione, come l’apertura del primo Rafa Nadal Tennis Center dell’intera Asia, sempre a Hong Kong, inaugurato a luglio 2022 all’interno della prestigiosa Hong Kong Golf & Tennis Academy (HKGTA) di Sai Kung – dove i talenti locali vengono allenati applicando la stessa metodologia d’élite utilizzata a Manacor. E ancora a Hong Kong è stata creata la borsa di studio “Building a Champion Scholarship Fund”, il motore finanziario che, grazie ai grandi conglomerati immobiliari, alimenta la transizione dei tennisti under 16 e under 18 locali verso il professionismo. A differenza del Medio Oriente, che compra tornei e garantisce montepremi stellari, Hong Kong sembra voler creare un ecosistema autosufficiente attirando sponsor di alto livello. Tornei storici e nuove tappe del circuito ATP e WTA a Victoria Park sono oggi sostenuti da colossi bancari come Bank of China (Hong Kong), title sponsor del torneo maschile, e da istituti del calibro di Morgan Stanley e Corpay, che guidano il comparto dei servizi finanziari. A questo tessuto si integrano giganti assicurativi come Prudential e la consulenza d’avanguardia di Accenture. Sponsorizzazioni di alto profilo che dimostrano come Hong Kong stia offrendo ai brand globali una vetrina commerciale d’élite per intercettare lo sviluppo economico dell’intera macro-regione.

Il termometro di questo slittamento ha segnato una temperatura storica lo scorso giugno sui campi in cemento del National Tennis Centre di Kuala Lumpur, in Malaysia. In una settimana di tennis ad alta tensione emotiva, la squadra nazionale delle Filippine (priva della sua stella Eala) e quella di Hong Kong hanno conquistato a braccetto la promozione nel Gruppo I dell’Asia/Oceania di Billie Jean King Cup. Un successo combinato, o meglio, una prova definitiva di come si stiano ridisegnando i confini del tennis nel Sud-Est asiatico, rompendo i vecchi equilibri della regione ASEAN.  Per decenni la leadership nel tennis è stata un affare privato tra l’Indonesia e la Thailandia — con i successi di Tamarine Tanasugarn e i gemelli Ratiwatana — ma a giugno i campi di Kuala Lumpur hanno sancito un clamoroso passaggio di consegne: con la promozione nel Gruppo I di Billie Jean King Cup, è nato ufficialmente l’asse Manila-Hong Kong.

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