Fuori agli ottavi di finale, tra lacrime e rimpianti come non accadeva da Italia ’90. A questi Mondiali il Brasile era arrivato sognando il bis del trionfo americano di 32 anni fa, ma ha dovuto fare i conti con la realtà dei fatti – e del calcio: cambiato, senza più padroni né blasoni. Eppure il supporto negli stadi non è mai mancato. Non soltanto per la tradizionale calorosità dei tifosi verdeoro, da sempre variopinti, originali, inconfondibili per trasporto e fame di pallone. Ma anche per la capacità organizzativa di essere presenti, nonostante tutto, a uno dei tornei economicamente più proibitivi di sempre.
Molto si deve alla tenace iniziativa di un gruppo organizzato, il Movimento Verde Amarelho (MVA), che da tre decenni accompagna la Seleção, cascasse il mondo, in ogni angolo del mondo. Era già negli Stati Uniti, guardando Romario e Bebeto alzare la Coppa. Poi lo stesso in Giappone, con Cafu e Ronaldo a concludere la cavalcata dei pentacampioni – certo, l’euforia dei risultati portava a numeri ancora più grossi di oggi, ma la struttura del Mva nel frattempo non è mai venuta meno. L’intuizione del 2026? Aggirare – o quanto meno mitigare – il proibitivo prezzo di moltissimi biglietti grazie all’appoggio organico di una lunga serie di sponsor. Tutte grandi imprese brasiliane, da Betnacional a Ifood, che hanno deciso di stringere un accordo col Movimento per coprire parte dei costi – tra viaggio, equipaggiamento e match day – che il pubblico verdeoro avrebbe dovuto sostenere.
“Queste società sanno quanto importante e significativo è fare parte di un evento del genere, e farlo all’interno di una mobilitazione numericamente importante”, spiega uno dei membri dell’organizzazione parlando con The Observer. “La nostra partecipazione ai Mondiali 2018 e 2022, ma anche alle edizioni più recenti delle Olimpiadi, ha visto migliaia di persone coinvolte. Dopo un riscontro del genere abbiamo avuto anche una grossa crescita tra i nostri follower sui social, dal Brasile ma anche dall’altra parte del mondo. Perché il nostro obiettivo è rappresentare la fan base della Nazionale con la stessa costanza e passione di come si fa con i club più popolari al mondo”.
E a giudicare dalla marea verdeoro sugli spalti, fino al rigore della beffa calciato da Neymar, almeno l’obiettivo numerico è stato centrato. “Certo, molti tifosi sono costretti tuttora a pagare carissimo per questi biglietti: ne abbiamo ottenuto una quota importante a prezzi convenzionati, ma non abbastanza per coprire il fabbisogno di brasiliani desiderosi di vivere le emozioni di un Mondiale anche senza i mezzi per farlo”. Anche le istituzioni come la CBF, la Federcalcio brasiliana, hanno contribuito ad abbassare la soglia necessaria ad acquistare i tagliandi – fino a 60 dollari, attraverso il MVA. Il problema è che il Brasile conta 220 milioni di abitanti, e il calcio e la Seleção rappresentano un binomio fondativo del proprio sistema valoriale. Non basterebbero tutti i biglietti d’America, per soddisfare la domanda.