Le immagini del premio MOTM (Man of the Match) delle partite dei Mondiali 2026, com’è ovvio che sia, fanno il giro del mondo alla fine di ogni partita. Non sono così emozionanti, molto spesso il giocatore che riceve il premio non è nemmeno così entusiasta di riceverlo – anche perché l’assegnazione viene fatta a partire da un sondaggio condotto tra i tifosi, quindi non sempre viene selezionato il miglior giocatore di quella partita, a volte il riconoscimento va semplicemente a quello più famoso. Al di là di tutto questo, però, c’è un altro grosso problema: lo sponsor del premio è Michelob ULTRA, una delle birre più vendute negli Stati uniti d’America. Non c’è niente di strano o di sbagliato, ci mancherebbe, se non fosse che il logo di questo brand compare in modo intermittente nelle foto che ritraggono i giocatori con il trofeo di MOTM.
Sì, avete capito bene: Michelob ULTRA ha pagato un bel po’ di denaro – 110 milioni di dollari, secondo quanto riporta El Mundo – per comparire sul trofeo che viene assegnato al miglior giocatore di tutte le partite dei Mondiali, solo che spesso questo non accade. E spesso, in questo caso, non è un modo di dire: nelle prime 73 partite giocate tra Canada, Messico e USA, il 30% dei premi consegnati erano neutri, senza logo. Il motivo? Semplice: il calciatore che l’ha ricevuto era minorenne oppure di religione musulmana, e quindi non ha potuto/voluto farsi ritrarre accanto al marchio di un prodotto a base di alcol. Oppure ancora ha deciso di non farsi immortalare accanto al logo di una birra.
La FIFA ha spiegato che il logo finisce per scomparire in modo da «rispettare le credenze religiose dei calciatori». E quindi chi riceve il premio MOTM ha, di fatto, la possibilità di scegliere se ricevere un trofeo con logo oppure un trofeo senza logo. In realtà il problema del “doppio premio” era stato affrontato anche ai Mondiali in Russia (nel 2018, il partner era Budweiser) e al Mondiale per Club dello scorso anno, quando Estêvão Willian (l’attaccante del Chelsea) dovette ricevere il riconoscimento senza il logo dello sponsor, visto che negli USA è proibito bere alcolici prima dei 21 anni (anche in quel caso si trattava di una birra). E poi c’è anche chi ha deciso di fare una scelta puramente personale, come Kylian Mbappé e Virgil van Dijk: il fuoriclasse della Francia, per esempio, ha sempre mantenuto una politica molto selettiva e molto restrittiva nei confronti dei brand a cui associarsi. E tra questi non ci sono mai state aziende legate al betting, oppure che producono alcolici.