La finale per il terzo e quarto posto dei Mondiali, la cosiddetta Bronze Final (stando a come viene definita dalla FIFA), non piace a nessuno e non ha praticamente quasi nessuna importanza, eppure risponde anche a precise esigenze organizzative ed economiche. Ogni partita aggiuntiva nella fase finale della Coppa del Mondo, infatti, porta soldi, genera infatti ulteriori ricavi, sia per la FIFA sia per la città in cui c’è lo stadio che la ospita, grazie agli incassi derivanti dalla vendita dei biglietti e a tutto quello che ruota intorno a un match. Inoltre, lo spareggio per il terzo posto colma l’intervallo tra le semifinali e la finale, offrendo alle emittenti televisive un altro evento di grande richiamo da trasmettere e su cui commercializzare spazi pubblicitari.
La sfida assume anche un valore sportivo ai fini del Ranking FIFA, visto che assegna un punteggio superiore rispetto a qualsiasi incontro amichevole. Oltre alla possibilità di conquistare la medaglia di bronzo, quindi, le Nazionali possono migliorare la loro posizione, con possibili ripercussioni sul piazzamento in Nations League e sui sorteggi per le qualificazioni al successivo Mondiale. Il riconoscimento del terzo classificato segue una tradizione consolidata nello sport internazionale, in linea con quanto avviene ai Giochi Olimpici, competizione che precede storicamente la Coppa del Mondo e che, allo stesso modo, assegna la medaglia di bronzo. Per una delle due semifinaliste sconfitte, inoltre, appresenta l’opportunità di chiudere il torneo con un risultato prestigioso.
Eppure diversi personaggi del calcio si sono schierati contro questa tradizione. Prima di affrontare il Brasile nella “finalina” del 2014, il ct Olandese Louis van Gaal era stati piuttosto duro: «Penso che questa partita non dovrebbe mai essere giocata, lo dico da dieci anni. Ma la cosa peggiore è che c’è il rischio di perdere due volte di fila e, in un torneo in cui hai giocato meravigliosamente bene, ti ritroverai a tornare a casa da perdente. C’è un solo premio che conta, ed è diventare campione del mondo». Magari nel 2022 per il Marocco poteva contare un po’ di più, considerato il traguardo storico, ma anche in quel caso il ct coinvolto, Walid Regragui, aveva ammesso la difficoltà nel preparare il match contro la Croazia, vissuto come un appuntamento senza senso: «Questa partita è fastidiosa da giocare, gestire una delusione è sempre complicato. È difficile abbellire il match e riempirlo di significati, è la finale di domenica (per il 1° posto) che volevamo giocare».
Anche un ct solitamente mite come Gareth Southgate, che nel Mondiale russo del 2018 si giocò la medaglia di bronzo contro il Belgio, ha criticato molto la finalina. Dopo l’eliminazione in semifinale, l’allenatore inglese prima disse che «se vogliamo essere onesti, è una partita che nessuna squadra vuole giocare». Schietto e diretto, tanto che in quel frangente la stampa sottolineò come i giocatori, ormai stremati fisicamente ed emotivamente dopo un mese di torneo, volessero unicamente fare i bagagli e tornare a casa. Il sentimento comune tra i grandi tecnici è chiarissimo, mentre in altri sport o alle Olimpiadi una medaglia di bronzo è un risultato prestigiosissimo da festeggiare, nel calcio professionistico si gioca esclusivamente per la vittoria finale. E il fatto che questa partita si giochi solo ai Mondiali, e che tutti gli altri tornei l’abbiano abolita, significherà qualcosa.