È impossibile dire con certezza che l’Argentina sia la Nazionale più forte del mondo, ma di certo è la più scaramantica

Dal modo di entrare in campo per il riscaldamento alla tradizione dell'asado in ritiro: ecco tuttti i riti che hanno portato l'Argentina a costruire un gruppo di cemento
di Redazione Undici 17 Luglio 2026 alle 11:12

Da degni figli di italiani (quasi la metà dei cittadini argentini ha origini riconducibii al nostro Paese), i giocatori dell’Argentina sono davvero superstiziosi. Forse pure più di noi, dato che il concetto di “mistica” lo inseriscono praticamente dappertutto: nella politica, nelle relazioni sociali e ovviamente pure nello sport, calcio in primis. E allora un’avvertenza inevitabile: se sentite qualcuno raccontare di aver messo nel congelatore un foglietto con il nome di un giocatore della squadra avversaria, o che per nessuna ragione al mondo cambierà maglietta, bar o compagnia durante una partita della Nazionale, è probabile che sia un tifoso della Selecciòn.

Se non credete che qualcuno possa attuare davvero questi rituali, il giornale spagnolo El Mundo ha fatto un po’ di ricerche e ha evidenziato che, quando Messi e compagni si avvicinano a un Mondiale, il tifo smette di essere soltanto passione e diventa un sistema di credenze, unn intreccio di riti, gesti ripetuti e superstizioni che ha un nome preciso: cábala. Non è semplice scaramanzia, ma un modo per sentirsi parte del destino della squadra, per spingerla idealmente verso la vittoria. Alla vigilia della finale contro la Spagna, molti tifosi sono convinti che il titolo sia già scritto. Non tanto per quello che si è visto in campo, quanto per una serie di segnali interpretati come indizi del destino. Per esempio: l’Argentina ha segnato 19 gol e ne ha subiti sette: gli stessi numeri della data della finale, 19 luglio. Contro l’Inghilterra, Lionel Scaloni ha cambiato la partita inserendo Nicolás Otamendi, numero 19, e Rodrigo De Paul, numero 7. Ancora 19 e 7. E Gonzalo Montiel è entrato con il 4 sulle spalle, proprio il numero di Mondiali che l’Argentina raggiungerebbe in caso di vittoria. Ma questo universo di rituali non è solo dei tifosi: anche lo spogliatoio vive di abitudini che nessuno osa interrompere, perché una volta hanno funzionato e questo basta per continuare a crederci.

Tra i più devoti alla cábala ci sono Lisandro Martínez, Cuti Romero e Nahuel Molina. Sono loro ad accendere regolarmente un bastoncino di palo santo, il legno sacro sudamericano – il cui fumo, simile all’incenso, viene tradizionalmente utilizzato per purificare gli ambienti dalle energie negative, alleviare lo stress e favorire la concentrazione spirituale. Un rito nato durante il Mondiale in Qatar e diventato ormai un marchio di fabbrica: scherzando, i tre si definiscono «la banda del palo santo». Lo stesso De Paul, poi, ha una tradizione tutta sua: prima del riscaldamento, riempie le tasche di caramelle morbide e le distribuisce ai compagni. Un gesto nato quasi per caso durante il ritiro di Kansas City e trasformato rapidamente in rito propiziatorio. Lo stesso è accaduto con gli asados, le immancabili grigliate argentine: è stato Scaloni a incoraggiarle, considerandole un momento fondamentale per rafforzare il gruppo e stemperare la pressione. La tradizione, iniziata nel centro federale di Ezeiza prima della partenza per il Mondiale, è stata trasferita anche negli Stati Uniti. Dopo ogni partita, quando i giocatori rientrano dalle visite alle famiglie, il barbecue diventa un appuntamento fisso con Dibu Martínez come asador. Proprio come in Qatar, il portiere si è rasato i capelli e si è fatto tingere sulla tempia sinistra una bandiera argentina. Se allora aveva portato fortuna, perché cambiare?

Gran parte di queste abitudini nasce proprio dal trionfo del 2022. E la superstizione, in alcuni casi, coinvolge anche le famiglie. Il fratello di Enzo Fernández, per esempio, non ha raggiunto gli Stati Uniti prima dei quarti di finale. Non per problemi organizzativi, ma perché lo stesso Enzo glielo aveva chiesto: nel 2022 era arrivato in quel momento del torneo e modificare la sequenza avrebbe significato rompere l’inerzia positiva. I rituali vengono rispettati con un rigore quasi assoluto. La squadra entra sempre in campo per il riscaldamento con la stessa formazione a cuneo, guidata da Lionel Messi, a sua volta scortato da Paredes e De Paul. Il capitano è il primo a mettere piede sul prato e lo fa immancabilmente con il sinistro, una tradizione che affonda le radici nel Mondiale del 1986, quando Diego Armando Maradona guidò l’Argentina al titolo in Messico.

La storia della Nazionale argentina è costellata di episodi simili. Già nel 1978 si raccontava che Daniel Passarella guardasse film horror prima delle partite. Otto anni più tardi Carlos Bilardo trasformò la superstizione in un vero e proprio metodo: ogni giocatore aveva il proprio posto fisso sull’autobus, vietò il pollo durante i ritiri dopo una sconfitta arrivata in coincidenza con un pranzo a base di pollo e pretese che per tutto il torneo fosse sempre la stessa pattuglia di polizia a scortare il pullman della squadra. Lui, invece, telefonava ogni giorno di match alla moglie, sempre alla stessa ora – le cinque del pomeriggio. Perché, quando il peso delle aspettative diventa quasi insostenibile, la cábala offre agli argentini qualcosa che il calcio da solo non può garantire: l’illusione di avere un piccolo controllo sull’imprevedibilità del gioco. E anche Lionel Scaloni, in fondo, ha il suo rito personale. Prima di ogni partita entra in campo con il piede destro e si fa il segno della croce. Da quel momento in poi, il resto è affidato al campo – o forse alla scaramanzia.

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