Non abbiamo mai visto un pilota così maturo, a 19 anni, come Kimi Antonelli

La vittoria di Spa, per il modo in cui è arrivata, dimostra che il leader del Mondiale sarà l'uomo da battere. Perché ha talento e va velocissimo, ma perché sa anche gestire le gare come fosse un veterano.
di Redazione Undici 19 Luglio 2026 alle 18:00

Quella di Spa non è stata la gara più semplice, più dominante, ma forse verrà ricordata come la più importante. Perché Kimi Antonelli, in Belgio, ha dimostrato che, pur essendo appena agli inizi della sua carriera in Formula Uno, ha già imparato a vincere anche quando tutto sembra complicarsi. Non a piazzarsi: a vincere. La pista Spa è da sempre considerata l’università della Formula Uno, un tracciato che non ammette errori, dove la velocità va di pari passo con il coraggio e dove soltanto i grandi riescono a fare la differenza. Antonelli ha superato anche questo esame, firmando una delle prestazioni più significative della sua stagione.

E pensare che la sua domenica non era iniziata nel migliore dei modi: scattato dalla pole position, Kimi ha perso immediatamente il comando della corsa, sorpreso dall’attacco di Max Verstappen già nel corso del primo giro. Un colpo che in passato avrebbe potuto incrinare le certezze di un pilota ancora 19enne. E invece Antonelli non ha perso lucidità. Nessuna forzatura, nessuna risposta impulsiva. Ha accettato il momento, ha gestito le gomme e ha aspettato che la gara gli offrisse l’occasione giusta. È proprio questa la fotografia della sua maturazione: se nelle prime gare della stagione aveva mostrato soprattutto velocità e talento puro, a Spa ha dimostrato di saper ragionare come un veterano. «Non è la vittoria di un teenager», ha detto Toto Wolff, Team Principal Mercedes,  a Sky Sport nel post gara. E ha perfettamente ragione: Kimi ha costruito il successo giro dopo giro, senza farsi prendere dalla frenesia, consapevole che una gara lunga come quella belga si decide spesso sui dettagli. Come se fosse un veterano.

Un dettaglio, però, rischiava di cambiare completamente la storia della corsa. A modificare gli equilibri del Gran Premio del Belgio è stata infatti una discussa Virtual Safety Car al 23esimo giro, esposta dai commissari per consentire ai marshall di recuperare alcuni detriti presenti sulla pista. Una decisione destinata a far discutere, soprattutto perché ha favorito in maniera evidente la strategia della Ferrari. Mentre Lewis Hamilton non ha potuto sfruttare appieno la neutralizzazione, costretto a scontare durante la sosta la penalità di cinque secondi ricevuta per il contatto con George Russell (e rimanendo inoltre sotto investigazione per un unsafe release dopo aver urtato un meccanico al momento della ripartenza), Charles Leclerc ha effettuato un pit stop praticamente perfetto.

Il monegasco è riuscito infatti a fermarsi nel momento ideale, tornando in pista con lo stesso tipo di pneumatici ma davanti a tutti gli avversari, compreso Antonelli. Per qualche giro è sembrato che la gara fosse definitivamente girata a favore della Ferrari. È stato proprio in quel momento che Antonelli ha mostrato tutta la propria crescita. Prima ha dovuto liberarsi di Lando Norris, ancora in pista con gomme ormai usurate e non ancora fermatosi ai box. Il sorpasso, arrivato al 26esimo passaggio, è stato deciso ma pulito, senza il minimo rischio inutile. Poi è iniziato l’inseguimento a Leclerc. Il ferrarista ha provato a resistere, sfruttando tutta la velocità della sua monoposto nei tratti più guidati del circuito. Antonelli, però, non ha mai perso il contatto. Ha preparato l’attacco con pazienza, studiando i punti deboli dell’avversario e aspettando il momento migliore.

Quel momento è arrivato al 34esimo giro. Una manovra impeccabile, costruita curva dopo curva, che gli ha restituito la leadership della gara e, di fatto, la vittoria. Ancora una volta senza eccessi, senza gesti spettacolari fini a sé stessi, ma con l’efficacia di chi sa perfettamente quando colpire. Da lì in avanti il bolognese ha gestito il ritmo con autorità, controllando la situazione fino alla bandiera a scacchi. È vero, l’incidente che ha coinvolto George Russell ha inevitabilmente tolto un possibile avversario complicato, ma per vincere a Spa servono velocità, gestione, strategia e sangue freddo. Tutte qualità che il giovane pilota Mercedes ha dimostrato di possedere.

Erano passati 73 anni dall’ultima volta che un pilota italiano aveva conquistato il Gran Premio del Belgio. L’ultimo era stato Alberto Ascari, capace di imporsi nel 1953, quando la Formula Uno aveva un volto completamente diverso. Da allora generazioni di piloti italiani avevano sfiorato l’impresa senza riuscire a riportare il Tricolore sul gradino più alto del podio di Spa-Francorchamps. Con questo successo, Antonelli raggiunge quota sei vittorie in Formula Uno, eguagliando Riccardo Patrese e diventando il secondo pilota italiano più vincente nella storia del mondiale. La sensazione è che il numero delle vittorie sia destinato a crescere rapidamente. Ma, soprattutto, cresce la convinzione che il bolognese abbia ormai imparato a vincere in modi diversi. All’inizio della stagione impressionava per la velocità sul giro secco e per l’aggressività in gara, oggi convince per completezza. Sa aspettare, sa leggere le situazioni, sa adattarsi agli imprevisti e, quando serve, sa anche costruire sorpassi decisivi senza esporsi a rischi inutili.

Anche la classifica generale torna ad assumere contorni molto interessanti. Grazie al successo di Spa, Antonelli consolida la leadership iridata e porta il proprio vantaggio a 45 punti su Hamilton e addirittura a 50 su Russell. Un margine importante, costruito non soltanto grazie alle vittorie, ma soprattutto attraverso una continuità di rendimento che nessun altro è riuscito a mantenere. Il Mondiale è ancora lungo e la Formula Uno insegna che gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Se continuerà a guidare con questa lucidità, unendo la velocità naturale alla maturità mostrata a Spa, il suo principale avversario rischia di essere soltanto la meccanica. Perché quando il pilota commette pochi errori e mantiene questo livello di rendimento, è difficile immaginare che possano essere gli avversari a fermarlo. La strada verso il titolo è ancora lunga. Eppure il Gran Premio del Belgio potrebbe essere ricordato come il giorno in cui Kimi Antonelli è diventato il vero padrone del Mondiale.

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