Da quasi trent’anni la MLS vive un paradosso: da una parte è una lega giovane, economicamente stabile, capace di attrarre investimenti e di espandersi con continuità. Dall’altra continua a inseguire quel definitivo salto culturale che possa trasformare l’interesse occasionale in una passione quotidiana. Il Mondiale organizzato negli Stati Uniti rappresenta, forse più di qualsiasi altro evento, il momento in cui queste due traiettorie si rivelano e si incrociano nello stesso tempo. Ed è inevitabile che fosse così, in fondo le aspettative degli americani erano alte: se il Mondiale del 1994 aveva proprio dato origine alla nascita della MLS, attualmente il settimo/ottavo campionato nazionale del mondo per livello tecnico, quello del 2026 potrebbe portare a una nuova fase del suo sviluppo. Per questo, alla ripresa del campionato dopo sette settimane di pausa, tutte e 30 le squadre hanno aderito a una campagna pubblicitaria dal messaggio eloquente: Thanks World, We’ll Take It From Here. Ben 22 club, inoltre, hanno persino deciso di regalare il primo biglietto a nuovi tifosi, nella speranza che seguire una partita dal vivo diventi un’abitudine.
La figura centrale di questa strategia resta ovviamente Lionel Messi. A quasi quarant’anni, alla guida di un’Argentina meno forte rispetto a quattro anni fa, è arrivato fino alla finale del Mondiale. Adesso torna all’Inter Miami, un club che dal suo arrivo ha completamente modificato la percezione internazionale della lega: al momento del suo sbarco in Florida, molti immaginavano che avrebbe semplicemente vissuto gli ultimi battiti di una carriera irripetibile. È successo l’esatto contrario: ha mantenuto standard competitivi altissimi, ha vinto anche in America, ha prolungato il proprio contratto fino al 2028 e così ha trasformato ogni sua partita in un evento globale. Ovviamente l’intera lega si è giovata di questo impatto strepitoso. Lo si legge nel valore delle franchigie: nel giro di dieci anni la valutazione media è passata da 185 a 731 milioni di dollari. Persino lo Sporting Kansas City, che rappresenta uno dei mercati più piccoli del panorama sportivo americano, è stato recentemente ceduto per circa 700 milioni di valutazione complessiva. L’Inter Miami, valutato 1,35 miliardi, è oggi uno dei brand calcistici più appetibili del pianeta, davanti a diverse franchigie NHL e ormai vicino ai valori di alcune società della Major League Baseball. Numeri che riflettono un fenomeno più ampio: la crescente attrattività dello sport professionistico come asset finanziario. Le franchigie NFL e NBA sono ormai diventate investimenti proibitivi per molti gruppi, spingendo nuovi capitali verso mercati alternativi come il calcio.
Eppure proprio questa crescita alimenta anche qualche dubbio. Secondo Alexander Jarvis, fondatore della società di consulenza Blackbridge Sports interrogato dal giornale americano Forbes, le valutazioni stanno correndo più velocemente dei fondamentali economici: «Chi ha guadagnato davvero in questo settore è entrato dieci o vent’anni fa. Oggi molti investitori americani sono semplicemente fuori mercato». Il tema non riguarda soltanto il valore assoluto delle squadre, ma il rapporto tra valutazione e ricavi. Le franchigie MLS vengono valutate a multipli superiori, rispetto al fatturato, se paragonate a quanto viene fatto con grandi club europei come Manchester United o Real Madrid. Un dato che implica aspettative di crescita molto elevate e che, inevitabilmente, aumenta il rischio di una futura correzione.
Per anni la MLS è stata considerata il campionato dove concludere una carriera. Oggi il quadro è più complesso: l’arrivo di Son Heung-min al Los Angeles FC, quello di Antoine Griezmann a Orlando City e di Robert Lewandowski ai Chicago Fire raccontano una lega capace di convincere campioni ancora competitivi. La prospettiva di adottare dal 2027 un calendario allineato a quello europeo — da luglio a maggio — dovrebbe facilitare ulteriormente gli scambi di mercato e rendere la MLS più integrata nel sistema calcistico internazionale. Ma non è tutto: negli ultimi anni la crescita della MLS è stata anche fisica, 12 nuove franchigie sono entrate nella lega nell’ultimo decennio e nove stadi dedicati esclusivamente al calcio sono stati inaugurati dal 2018. L’ultimo è il Nu Stadium dell’Inter Miami, mentre il New York City FC lascerà presto lo Yankee Stadium per una casa costruita appositamente nel borugh Queens. Questi impianti rappresentano un vantaggio competitivo rispetto a molti club europei, spesso vincolati da infrastrutture datate e difficili da rinnovare. Le aree hospitality, i posti premium e i centri sportivi di ultima generazione sono ormai una componente decisiva dei ricavi di una franchigia moderna. Anche l’assenza della retrocessione continua a rappresentare una garanzia per gli investitori: il valore di un club non rischia di essere dimezzato da una stagione negativa, come accade invece in Europa.
Dietro la crescita finanziaria, però, emergono dati meno rassicuranti. L’affluenza media negli stadi è scesa a circa 22mila spettatori, dopo il record stabilito nel 2024 durante la prima stagione completa di Messi negli Stati Uniti. Nemmeno l’Atlanta United, il club con il pubblico più numeroso della lega, riesce a riempire stabilmente il Mercedes-Benz Stadium. Anche sul fronte televisivo il percorso resta accidentato. L’accordo decennale con Apple, firmato nel 2022 per circa 2,5 miliardi di dollari, avrebbe dovuto rappresentare la svolta digitale della lega. In realtà il doppio abbonamento richiesto agli utenti aveva limitato la crescita dell’audience. La decisione di rendere tutte le partite disponibili all’interno del normale abbonamento Apple TV ha prodotto un netto incremento degli spettatori, ma resta aperta la questione del prossimo ciclo di diritti televisivi. Molti analisti ritengono che il rinnovo previsto nel 2029 rappresenterà uno snodo decisivo per capire il reale valore commerciale della MLS.
Le difficoltà emergono anche dal mercato delle compravendite. I Vancouver Whitecaps sono in vendita dal 2024 senza che sia ancora arrivata un’offerta definitiva. Lo stesso vale per i San Jose Earthquakes, messi sul mercato da John Fisher. Se queste operazioni dovessero richiedere ancora molto tempo per concretizzarsi, il messaggio sarebbe inevitabile: il mercato potrebbe aver raggiunto il limite delle valutazioni che è disposto ad accettare. È un interrogativo che accompagna da tempo la MLS. Ogni quattro anni il calcio americano vive un’esplosione di entusiasmo durante il Mondiale. Ogni quattro anni ci si domanda se sia finalmente arrivato il momento del definitivo salto di qualità. Questa volta, però, qualcosa sembra diverso. Messi ha cambiato la percezione internazionale della lega, gli investimenti nelle infrastrutture sono ormai consolidati e il campionato appare più integrato nel mercato globale rispetto a qualsiasi altro momento della sua storia. Resta da capire se tutto questo basterà. Perché il vero successo della MLS non dipenderà dai 67mila spettatori che riempiono uno stadio durante un Mondiale, ma dai 22mila che continueranno a tornarci nei mesi successivi. È questo indicatore che deve salire (ancora).