Da quando è arrivato Unai Emery, l’Aston Villa è diventato una macchina che produce campioni e plusvalenze

Il passaggio di Rogers al Chelsea per 137 milioni di euro è solo l'ultimo capolavoro di mercato fatto dal club di Birmingham.
di Redazione Undici 21 Luglio 2026 alle 18:27

Da quando Unai Emery è arrivato a Birmingham, l’Aston Villa ha incassato oltre 460 milioni di euro dalle cessioni. È un dato passato ma passato quasi sotto silenzio, oscurato dal continuo dibattito sulle difficoltà del club nel rispettare i rigidi parametri economici imposti dalla UEFA. Eppure, se c’è un aspetto della gestione del tecnico basco che merita maggiore attenzione, è proprio la capacità del Villa di trasformarsi in una delle società che vendono meglio dell’intera Premier League. E che, nel frattempo, si qualifica alla Champions League e vince l’Europa League.

Per anni il modello di riferimento, al di fuori di quello delle tradizionali Big Six, è stato il Brighton: il club della città sulla Manica è eccezionale nell’individuare giovani dal grande potenziale, farli crescere grazie a uno staff tecnico di altissimo livello e monetizzare al momento giusto. Schiacciato dalla necessità di ridurre il rapporto tra costo della rosa e ricavi, anche l’Aston Villa ha finito per percorrere la stessa strada: ke cessioni sono diventate una necessità strategica, ma senza la capacità di Emery di migliorare i propri giocatori non avrebbero mai raggiunto queste dimensioni. L’esempio più evidente è quello di Morgan Rogers: arrivato dal Middlesbrough per 8,5 milioni di sterline, dopo aver impressionato proprio contro il Villa in una sfida di FA Cup, sotto la guida di Emery  si è trasformato in uno dei migliori esterni offensivi della Premier League. La sua crescita è stata così rapida da renderlo un punto fermo della Nazionale inglese e da spingere il Chelsea a pagarlo 137 milioni di euro, cifra che lo rende il calciatore inglese più costoso della storia.

Ma quello di Rogers non è un caso isolato. Youri Tielemans, acquistato a parametro zero, ha lasciato Villa Park all’inizio di questo mese per trasferirsi al Manchester United in un’operazione da 41 milioni di euro. Dopo un avvio complicato, il centrocampista belga, capitano della sua Nazionale e professionista esemplare, aveva saputo assimilare i principi di Emery fino a diventare uno degli uomini chiave della squadra. Anche Jhon Durán racconta e rappresenta perfettamente questa filosofia: l’attaccante colombiano era arrivato a Birmingham ancora adolescente, pagato circa 21 milioni di euro, e dopo un percorso di crescita è stato ceduto all’Al-Nassr per 76 milioni, garantendo al club una plusvalenza enorme.

Nell’estate del 2024, invece, la cessione di Douglas Luiz permise al Villa di evitare una possibile penalizzazione. Acquistato dal Manchester City per 17 milioni di euro, il centrocampista brasiliano venne ceduto alla Juventus con una plusvalenza di circa 31 milioni, un’operazione decisiva per riequilibrare i conti. A tutto questo si aggiungono le partenze di diversi prodotti del settore giovanile. Le cessioni di Jacob Ramsey, Aaron Ramsey, Jaden Philogene e Cameron Archer hanno generato complessivamente circa 105 milioni di euro in plusvalenze pure: un contributo fondamentale per la sostenibilità finanziaria del club.

In un momento in cui le regole economiche impongono margini di manovra sempre più ridotti, l’Aston Villa ha trasformato la necessità in un punto di forza. La valorizzazione dei giocatori e la capacità di venderli al massimo del loro valore sono diventate uno degli asset più preziosi della gestione Emery, rendendo molto più gestibile un bilancio a dir poco dissestato. Sì, perché questa straordinaria capacità di generare plusvalenze ha più che altro salvato l’Aston Villa: il club, infatti, è ancora sottoposto al settlement agreement sottoscritto con la UEFA – un accordo transattivo riservato alle società che hanno violato i parametri del Fair Play Finanziario. In pratica, la UEFA concede al club un percorso pluriennale per rientrare nei limiti imposti dalle nuove regole sulla sostenibilità finanziaria, fissando obiettivi progressivi e monitorando con attenzione il rapporto tra costi della rosa, ricavi e perdite. Il mancato rispetto di questi paletti può comportare sanzioni economiche e, nei casi più gravi, restrizioni sulle liste europee o l’esclusione dalle competizioni continentali.

Il paradosso del Villa è che, pur essendo diventato uno dei club migliori della Premier League quando si tratta di valorizzare e vendere talenti, continua a spendere con grande ambizione per alimentare la crescita della squadra di Unai Emery. Soltanto nella sessione di mercato iniziata a giugno sono stati investiti 105,5 milioni di euro: 60 milioni per l’attaccante svizzero Manzambi, prelevato dal Friburgo, 40 milioni per il centrocampista brasiliano João Gomes, arrivato dal Wolverhampton, e altri 5,5 milioni per il giovane difensore Kéba Cissé, acquistato dagli austriaci del LASK. È questo il delicato equilibrio che il club sta cercando di mantenere. Da una parte la necessità di rispettare i vincoli imposti dalla UEFA, dall’altra la volontà di non rallentare un progetto tecnico che punta a consolidare l’Aston Villa tra le grandi d’Europa. Per questo motivo le cessioni non rappresentano soltanto un’opportunità di guadagno, ma una componente essenziale del modello di sostenibilità del club: ogni grande vendita serve a finanziare i nuovi investimenti senza compromettere il percorso di risanamento imposto dal settlement agreement.

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