Il Roland Garros è diventato il primo torneo dello Slam che offrirà ai tennisti di condividere i ricavi

E a giudicare dalle pressioni da parte dei giocatori, gli altri tornei del Grande Slam potrebbero seguire presto l'iniziativa.
di Redazione Undici 22 Luglio 2026 alle 18:18

A rompere il ghiaccio ci pensa l’Open di Francia: il primo torneo del Grande Slam che dalla prossima edizione offrirà agli atleti partecipanti una quota significativa degli introiti legati all’evento. Si tratta di una novità strutturalmente importante per il tennis, fortemente voluta dai medesimi professionisti che avevano intavolato un vero e proprio braccio di ferro con gli enti organizzatori a proposito della ripartizione del giro d’affari attorno alle competizioni alimentate in primis da loro stessi. E la mossa del Roland Garros rappresenta un deciso passo in avanti, a braccetto con il progressivo aumento dei premi in denaro.

Ora, come sottolinea il Guardian, la pressione si sposterà verso gli altri appuntamenti del Grande Slam: per Wimbledon e Australian Open c’è tempo di ragionarci fino all’anno prossimo, ma i dirigenti degli US Open alle porte, ormai il mese prossimo, saranno forzati ad anticipare una riflessione economica di un certo rilievo. Il tempo per farlo c’è, anche perché il Roland Garros, al di là dell’annuncio, non ha ancora specificato le esatte modalità di un accordo ancora da definire. Ma l’approccio resta molto più aperto rispetto ad altri tornei: in Francia oggi si riconosce la necessità di contribuire alle pensioni e all’assistenza sanitaria dei giocatori coinvolti, soprattutto per quelli nelle posizioni meno di spicco dei circuiti ATP e WTA, dove cioè i guadagni individuali sono pochi e gli sforzi per sostenere le competizioni sempre tanti.

Non è detto che tutto questo basti a portare gli altri organizzatori dalla stessa parte, però. Soltanto il mese scorso Debbie Jevans, numero uno dell’All England Club che rappresenta Wimbledon, si era schierata apertamente contro i giocatori, sostenendo che l’utilizzo dei profitti del torneo per determinare i montepremi per i tennisti sia “del tutto privo di senso”. Fioccarono le proteste, ma la kermesse inglese proseguì comunque senza intoppi.

Destino diverso potrebbero avere invece gli US Open: perfino Jannik Sinner ha minacciato di boicottarli, almeno sul tabellone del doppio misto, qualora non emergessero significativi passi in avanti sul piano delle garanzie economiche collettive. I giocatori richiedono che tutti i tornei del Grande Slam portino nelle loro tasche almeno il 16% dei loro profitti in denaro con effetto immediato, aumentando la quota al 22% entro il 2030. Per gli organizzatori è chiaro che si tratterebbe di una mazzata economicamente importante: finora è bastato tenere a bada i partecipanti con il costante aumento dei montepremi oltre ogni record, ma la formula ormai rischia di non bastare più. Anche perché se il tennis sta vivendo una fase di popolarità globale senza precedenti è senz’altro merito di chi gioca. Non di chi gestisce gli eventi.

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