Il calciomercato degli adolescenti inglesi è diventato un vero e proprio Far West senza regole, e su questa situazione pesano anche le regole di Brexit

A stabilire le cifre dei trasferimenti dei teenager ci pensa un tribunale apposito, ma i club spesso lo aggirano grazie alle "promozioni tattiche" in prima squadra.
di Redazione Undici 26 Luglio 2026 alle 15:10

In meno di un mese di calciomercato, i club di Premier League hanno già speso un miliardo e mezzo di euro. Una cifra mostruosa, che dimostra come quello inglese sia ormai un mercato fuori scala e per certi versi anche senza regole. In realtà le norme ci sarebbero pure: le Squad Cost Ratio (SCR), per cui però da questa stagione ogni squadra che non partecipa alle competizioni europee (e che quindi non è soggetta al Financial Fair Play della UEFA) può spendere fino all’85% dei propri ricavi ai costi della rosa. Di conseguenza, chi può fattura più spende. Questa modifica, però, apre anche a diversi scenari, come il mercato dei giovani, o meglio dei giovanissimi. I club di Premier, infatti, con più soldi in cassa, cercano di arrivare sempre prima sui talenti più precoci, pagandoli uno sproposito. E tenendo condotte a volte anche spregevoli.

Come analizzato dal Times, il mercato dei giovani è diventato uno dei business più redditizi. Ragazzi con pochissima esperienza tra i professionisti vengono valutati cifre che fino a pochi anni fa erano riservate esclusivamente ai calciatori affermati. Soltanto in questa estate, otto giocatori di 21 anni o meno sono stati ceduti per un valore complessivo vicino ai 170 milioni di euro. Insieme, però, quei ragazzi avevano collezionato appena dieci presenze da titolari in Premier League. I club incassano, ma il vero potere è sempre più nelle mani dei giocatori, anche se sono dei teenager. In quello che assomiglia a un vero e proprio Far West del reclutamento giovanile, i miglior prospetti scelgono liberamente la loro destinazione, senza più preoccuparsi delle rivalità storiche. Il Manchester United, tanto per fare un esempio, è vicino ad assicurarsi Karim Cassim e David Eze, due centrocampisti sedicenni provenienti dal Manchester City, oltre all’esterno offensivo Isaac Konde, anche lui sedicenne, cresciuto nel Liverpool. Il City, invece, ha già un accordo per portare via dall’Arsenal il centrocampista Mishel Nduka, mentre i Gunners perderanno Kyran Thompson, diretto al Newcastle.

Molte di queste operazioni, alla fine, vengono decise da un tribunale, incaricato di stabilire il compenso di formazione quando due club non trovano un accordo sul valore di un giocatore svincolato con meno di 24 anni. Ma nemmeno gli indennizzi, anche se sempre più elevati, sembrano frenare questa corsa. A febbraio, per esempio, un tribunale ha stabilito che il Liverpool dovesse versare inizialmente 3,5 milioni di euro al Chelsea per Rio Ngumoha, con la cifra destinata a salire fino a quasi nove milioni attraverso bonus e clausole. Due anni prima l’esterno offensivo aveva rifiutato il contratto proposto dai Blues per trasferirsi ad Anfield. Oggi, dopo una stagione da 29 presenze con il Liverpool e un esordio convincente con l’Inghilterra nell’amichevole pre Mondiale  contro la Nuova Zelanda, il suo valore di mercato è già almeno cinque volte superiore.

In tutto questo discorso pesa, e anche molto, lo scenario che si è determinato dopo Brexit. Dopo il Leave, infatti, i club inglesi non possono più acquistare giocatori stranieri minorenni e, una volta compiuti i 18 anni, i nuovi arrivi devono comunque soddisfare criteri molto più severi per ottenere il permesso di lavoro. Parallelamente, le regole finanziarie della Premier League hanno reso i prodotti del vivaio ancora più preziosi: le cessioni dei calciatori cresciuti internamente vengono contabilizzate come profitto puro, perché il loro costo d’acquisto è pari a zero. A questo si aggiunge l’obbligo di inserire almeno otto giocatori “homegrown” nelle rose da 25 elementi, cioè calciatori formati per almeno tre stagioni in un club affiliato alla Football Association prima del compimento dei 21 anni.

Così le Academy sono diventate non soltanto luoghi dove costruire il futuro tecnico delle prime squadre, ma vere e proprie fabbriche di plusvalenze. Gli otto giovani già trasferitisj in questa sessione di mercato raccontano perfettamente questa tendenza: Vuskovic è passato dal Tottenham al Brighton per 53 milioni di euro, potenzialmente 60 con i bonus,  George ha lasciato il Chelsea per l’Everton in un’operazione da 28 milioni, Lankshear è andato dal Tottenham al Middlesbrough a 24, Mayenda dal Sunderland al Rennes per 22, Monga dal Leicester al Manchester City per 12, che possono diventare 14,5, Devine ha lasciato gli Spurs per il Preston North End per otto milioni, Heskey è passato dal City al Colonia per dieci e Thompson dal Tottenham al Manchester United per la stessa cifra.

Il Chelsea ha appena definito l’arrivo del quindicenne statunitense Benji Flowers, mentre Michael Carrick ha inserito il quindicenne JJ Gabriel nella tournée estiva del Manchester United in Norvegia. Anche i parametri economici sono cambiati radicalmente. I migliori adolescenti, pur senza aver quasi mai giocato tra i professionisti, possono arrivare a percepire stipendi compresi tra le 10mila e le 40mila sterline a settimana. Ai salari si aggiungono spesso la retta di scuole private e altri servizi educativi, consentiti dai regolamenti della Premier League come forme di sostegno alla formazione del ragazzo. Per i club è un investimento che può avere senso se basta un futuro fuoriclasse a ripagare tutte le scommesse perse.

Eppure, nella scelta della destinazione, il denaro non è sempre il fattore decisivo. Sempre più spesso contano le prospettive tecniche e le promesse di giocare in prima squadra. Ayden Heaven, per esempio, ha lasciato l’Arsenal dopo non aver mai giocato in Premier League e al Manchester United ha raccolto 18 presenze nell’ultimo campionato. Vuskovic ha iniziato a guardarsi intorno dopo gli acquisti di Van Hecke e Senesi da parte del Tottenham, mentre il trasferimento di Thompson allo United è stato motivato soprattutto dalle garanzie ricevute sul percorso di crescita. In Inghilterra è ormai pratica conosciuta quella delle promozioni tattiche: concedere qualche presenza in prima squadra per aumentare il valore di mercato di un giovane. Ma offrire opportunità vere può servire anche a convincerlo a restare. Il Leicester ha trattenuto Monga il più a lungo possibile facendolo debuttare addirittura a 15 anni, nell’aprile del 2025, un mese prima della firma della borsa di studio. Monga è rimasto un’altra stagione, perfino dopo la retrocessione in Championship, e quando il suo contratto è diventato professionistico, al compimento dei 17 anni, il Manchester City ha dovuto investire un bel po’ di soldi per andare a prenderselo. Se il trasferimento fosse stato deciso da un tribunale arbitrale, il costo sarebbe stato sensibilmente inferiore.

Resta però aperta una domanda: questi ragazzi sono davvero pronti? Una parte degli addetti ai lavori sostiene che il calcio stia semplicemente cambiando ritmo. Preparazione atletica, mental coach, allenatori individuali, nutrizionisti e percorsi personalizzati consentono ai giovani di arrivare al professionismo molto prima rispetto al passato. Non tutti, però, condividono questa lettura. Fenomeni come Dowman o Ngumoha. L’idea tradizionale continua a suggerire che un adolescente abbia bisogno di tempo, continuità e pazienza prima di essere gettato nel vortice della Premier League. E mentre i grandi club combattono una battaglia sempre più aggressiva per accaparrarsi il prossimo talento, resta il dubbio che stipendi fuori scala e trasferimenti continui possano rallentare, invece che accelerare, la crescita dei ragazzi.

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