Dieci anni dopo, Matteo Piano, Tania Cagnotto ed Elia Viviani hanno raccontato l’emozione che si prova quando si vince una medaglia olimpica

I Giochi Olimpici di Rio 2016 sono già nella leggenda dello sport, come raccontano tre grandi atleti italiani in una campagna realizzata da DAO Sport.
di Redazione Undici 27 Luglio 2026 alle 15:09

Quando si conquista una medaglia olimpica, l’emozione dura per tutta una vita. Quindi dieci anni sono pochi, pochissimi, ma in ogni caso la ricorrenza va celebrata. È per questo che DAO Sport ha deciso di realizzare una campagna con tre atleti della sua scuderia, Elia Viviani, Matteo Piano e Tania Cagnotto, vincitori – rispettivamente – di un oro, un argento e un bronzo a Rio de Janeiro 2016. Viviani è salito sul gradino più alto del podio nell’omnium, Piano è arrivato secondo con la Nazionale di volley mentre Cagnotto ha conquistato il bronzo nel trampolino da tre metri (e ci ha messo vicino anche un argento nel sincro insieme a Francesca Dallapè).

Tutti e tre i medagliati azzurri hanno ricordato quei giorni con parole pregne di nostalgia e dolcezza. E anche di paura: «Mi ricordo», racconta Viviani, «l’impatto con il villaggio: dovevano ancora terminarlo ma non sapevamo se sarebbe finito in tempo. Allo stesso tempo, mi torna in mente una certa sensazione, un mix di tranquillità e preoccupazione a causa dell’attesa prima della gara, poi non posso non pensare all’ultimo giro di pista». Per Piano, «mettere piede nel villaggio olimpico, nonostante il jet lag e la stanchezza, fu una bella emozione. Essere arrivato lì era come aver terminato una scalata: mi ero operato da pochi mesi e non era scontato esserci».

Per Cagnotto, Rio 2016 fu l’Olimpiade che mise «la ciliegina sulla torta della mia carriera: ho partecipato alla quinta edizione dei Giochi e non sono mai riuscita ad andare a medaglia. Sul podio mi sono emozionata, vedevo i miei amici, il mio futuro marito: fu un’edizione dei Giochi veramente bella. Mio papà mi abbracciò, eravamo increduli, era la seconda medaglia conquistata nel giro di una settimana». Per Viviani, invece, il ricordo è un po’ sfocato: «Ho dovuto rivedere i filmati per rendermi conto di cosa fosse successo. Ero quasi annebbiato: ho impresso nelle mente le immagini della gara, della caduta, di come ho reagito e degli ultimi giri, quando ho capito che era cosa fatta». Le parole rilasciate dagli atleti, così come gli scatti realizzati nell’ambito della campagna, dimostrano come quei momenti e quelle imprese hanno lasciato un’impronta fortissima nella memoria e nella vita di Cagnotto, Piano e Viviani, quindi in fondo di tutti noi. Questo è il bello delle Olimpiadi, anche a dieci anni di distanza.

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