Dalla vicenda tra Andrea Pirlo e la Nazionale ne escono indeboliti tutti, nessuno escluso

Un progetto nato sotto i migliori auspici è già inciampato sui passi falsi commessi dalla FIGC.
di Alfonso Fasano 27 Luglio 2026 alle 12:52

Il punto e a capo sulla questione ct-della-Nazionale-italiana verrà messo solo al momento dell’annuncio ufficiale della FIGC, ovvero quando sapremo chi sarà il successore di Gennaro Gattuso. Il problema è che, nel frattempo, sono avvenute delle cose davvero surreali, davvero sbagliate, che hanno reso grottesca la vicenda. E che hanno finito per investire tutti i personaggi che hanno avuto un ruolo attivo, da protagonista oppure secondario, nei vari step dell’operazione. Operazione che, di fatto, è iniziata nel momento in cui Paolo Maldini – direttore tecnico della Federazione Italiana Giuoco Calcio e presidente del Club Italia – ha parlato coi giornalisti, accanto al suo advisor, Leonardo de Araujo, e ha detto che «su Guardiola non possiamo dare notizie: avete individuato uno degli obiettivi, ma abbiamo parlato anche con Ancelotti. Ci pareva giusto partire dai migliori al mondo, ma ne va verificata la disponibilità generale. Più importante della tempistica è aspettare la persona che vogliamo realmente».

Non molte ore dopo, tutti i principali mezzi di informazione – giornali, cronisti esperti di mercato – hanno dato la notizia per cui Guardiola avrebbe rifiutato l’offerta di Maldini, e così avrebbero preso il via le trattative con Andrea Pirlo, già precedentemente indicato – da quegli stessi giornali – come “Piano B” in caso di rifiuto del tecnico catalano. Ecco, il primo grave errore sta proprio in questa dinamica comunicativa, prima ancora che procedurale: per quanto quello di Pirlo sia un nome globalmente celebre, dall’innegabile appeal, la sua carriera da allenatore non è (ancora) stata all’altezza delle parole dette da Maldini. Diciamola meglio: è quantomeno irriverente, per non dire assurdo, che un dirigente che si occupa di calciomercato (in fondo si parla essenzialmente di questo) si esponga in maniera così netta, così chiara, sul profilo di un allenatore, sul racconto per cui siano stati contattati «i migliori al mondo» e che poi, alla fine, la scelta sia ricaduta su un professionista che non può avere le credenziali per essere neanche accostato a questa definizione.

Pirlo, insomma, avrebbe potuto anche essere l’uomo giusto per succedere a Gattuso e rivoluzionare dall’interno la Nazionale italiana – nessuno può saperlo, evidentemente per Maldini era così. Solo che, però, Maldini ha “venduto” e anche “comunicato” male il suo arrivo. Sì, magari dopo il flirt con Guardiola sarebbe andata allo stesso modo per il 99% degli altri possibili allenatori, ma con Pirlo sono subentrati altri fattori “aggravanti”: una carriera in panchina deludente, almeno finora, un rapporto d’amicizia fin troppo consolidato con lo stesso Maldini, poi anche i legami con un’azienda russa. Che Giovanni Malagò – almeno secondo i giornali – ha ritenuto sconvenienti e che lo stesso Pirlo non ha rinnegato, definendoli (anche legittimamente, dal suo punto di vista) come il frutto di «un rapporto esclusivamente sportivo e commerciale». Il problema, però, è che viviamo nel 2026, dentro un tempo difficile e complesso, un tempo in cui ogni scelta e ogni mossa hanno un impatto, delle conseguenze, definiscono – anche involontariamente – la posizione politica di chi le fa.

Proprio in virtù di questa situazione, e a questo punto della storia è francamente inevitabile, bisogna anche evidenziare l’errore commesso da Malagò. Visto che secondo lui la posizione “politica” di Pirlo non era accettabile, il presidente federale avrebbe potuto/dovuto “bloccare” subito la trattativa. Prima, cioè, che uscissero le notizie sugli accordi verbali già raggiunti, sul progetto già avviato, sulla firma imminente. Se Pirlo è sempre stato il Piano-B di Maldini, e Maldini è entrato ufficialmente in carica l’11 luglio 2026, è quantomeno astruso convenire che lui e Malagò non si siano mai nemmeno confrontati sulla “candidabilità” di Pirlo come ct della Nazionale. E quindi le riserve e i veti posti in un secondo momento, non c’è altro modo per dirlo, sembrano più una toppa ex-post alla scelta tecnica fatta da Maldini – per quanto le motivazioni politiche possano anche risultare condivisibili.

Ecco perché tutti, nessuno escluso, escono male da questa storia: Maldini, Pirlo e Malagò hanno preso decisioni discutibili e l’hanno fatto con un timing spesso rivedibile, ma soprattutto hanno dato l’impressione di non essersi parlati abbastanza tra loro. E quindi, di conseguenza, di non aver parlato bene del loro progetto al mondo esterno. Mondo esterno che, a sua volta, ha accolto male – la stampa italiana e anche parte della politica si sono espresse in maniera compatta contro la nomina di Pirlo – l’inversione a U dopo l’esito negativo della trattativa con Guardiola e potrebbe aver “spinto” la FIGC a non avallare la scelta di Maldini. Potrebbe sembrare una cosa sbagliata, probabilmente lo è, ma è anche una cosa molto umana. E quindi bisognava metterla in conto. Paolo Maldini non l’ha fatto, forse perché pensava di non essere tenuto a farlo, e ha anche bypassato i legami tra Pirlo e la Russia. E così adesso si ritrova delegittimato, almeno in parte. Per il futuro prossimo, sta a lui capire fino a quando e fino a quanto far valere i suoi principi, cioè se defilarsi o accettare un compromesso con Malagò, con la Federazione, con i passi falsi che ha commesso anche lui.

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