L’Italia ha vinto due ori (ed è in testa al medagliere) ai Mondiali di scherma a Hong Kong

I successi della spada femminile e del fioretto maschile a squadre mostrano come la scuola italiana, che sembrava in leggero declino, è tornata a essere una delle più competitive del mondo.
di Redazione Undici 28 Luglio 2026 alle 17:30

Dopo le delusioni delle Olimpiadi di Parigi e dei Mondiali di Tbilisi dell’anno scorso, la nuova rassegna iridata di scherma, in corso di svolgimento a Hong Kong, torna a restituire una certezza: l’Italia è di nuovo estremamente competitiva. Le ultime due medaglie sono arrivate dalle prove a squadre, quelle che più di ogni altra raccontano il carattere collettivo di questo sport. Due ori, due finali vinte con il cuore oltre che con la tecnica, che hanno portato il bottino azzurro a sette medaglie complessive: un risultato già superiore, per quantità e qualità, rispetto alle sei conquistate nell’edizione 2025.

Nel medagliere mondiale l’Italia si è così inserita tra le grandi protagoniste della competizione, grazie soprattutto al peso specifico degli ori conquistati. Tre primi posti: quello individuale di Martina Favaretto nel fioretto femminile e i due successi a squadre arrivati dal fioretto maschile e dalla spada femminile. Un bottino che conferma il ruolo dell’Italia come una delle nazioni di riferimento della scherma internazionale, accanto alle potenze storiche della disciplina come Francia, Corea del Sud, Ungheria e Stati Uniti. Ma più dei numeri conta la sensazione lasciata dalle pedane di Hong Kong: quella di un movimento capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

Il primo capolavoro è arrivato dal fioretto maschile. Guillaume Bianchi, Filippo Macchi, Tommaso Marini e Tommaso Martini hanno difeso il titolo mondiale conquistato in Georgia, in una finale che sembrava essersi complicata contro i padroni di casa di Hong Kong. Un assalto nel quale serviva qualcosa di più della tecnica: serviva il carattere dei campioni. Il momento decisivo porta il nome di Bianchi. Quando il tabellone segnava 40-35 per Hong Kong, l’oro sembrava lontano. Poi è arrivata la rimonta: precisa, feroce, costruita stoccata dopo stoccata fino al 44-45 finale. Un ribaltamento che racconta bene la natura di questa squadra: talentuosa, ma soprattutto resistente nei momenti in cui la pressione diventa più pesante.

Prima della finale gli Azzurri avevano dovuto superare uno degli ostacoli più difficili del torneo, il Giappone. Una sfida che da anni rappresenta un banco di prova per il fioretto italiano, perché la squadra nipponica è ormai una presenza stabile nell’élite mondiale. Anche questa volta la partita sembrava essersi incanalata dalla parte sbagliata: dopo un primo giro complicato e un secondo turno chiuso ancora in svantaggio, l’Italia si è ritrovata sotto 29-30. Poi è arrivata la reazione dei grandi gruppi. Macchi ha firmato un parziale fondamentale, Marini ha dato equilibrio, Bianchi ha chiuso il lavoro con freddezza. Un 16-5 complessivo nell’ultimo giro ha trasformato una sfida delicata in una vittoria da squadra vera: 45-37.

Meno di un’ora dopo è arrivato il secondo oro. Stavolta dalla spada femminile, con Giulia Rizzi, Alberta Santuccio, Gaia Caforio e Rossella Fiamingo. Una squadra che per tre quarti coincide con quella capace di vincere l’oro olimpico a Parigi e che continua a rappresentare una delle realtà più solide del panorama internazionale. La finale contro l’Estonia è stata una partita di nervi. Le azzurre hanno dovuto rimontare anche momenti difficili, dopo una semifinale combattutissima contro la Corea del Sud, superata 45-44 al termine di una sfida nella quale le avversarie erano riuscite a mantenere il controllo per lunghi tratti. Ma quando l’Italia ha trovato il pareggio a quota 29 ha cambiato ritmo. Il sorpasso è arrivato, il vantaggio è cresciuto fino al 33-29 e nel finale Alberta Santuccio ha messo tutta la sua esperienza per proteggere un margine minimo ma decisivo.

L’ultimo ostacolo era quello del pronostico. Hong Kong nel fioretto maschile, l’Estonia nella spada femminile: avversari sostenuti anche dalla presenza di conoscenze italiane dall’altra parte della pedana. Come Maurizio Zomparelli, tecnico da tempo al lavoro con la nazionale di Hong Kong, o Giacomo Fanizza, mentore del giovane talento Ho. Ma la scherma italiana, ancora una volta, ha trovato il modo di superare anche ciò che sembrava complicare il percorso. Perché dietro queste sette medaglie non c’è soltanto un risultato di classifica. C’è la conferma di un sistema che continua a produrre campioni, di una scuola che sa cambiare senza dimenticare le proprie radici.

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