Ma in che senso Infantino sta vendendo la Coppa del Mondo a degli investitori?

Nemmeno la fine del Mondiale placa le polemiche attorno al numero uno della FIFA.
di Redazione Undici 29 Luglio 2026 alle 19:44

Evidentemente non era sufficiente il caso Balogun, l’aver suddiviso le partite di calcio in quattro quarti, con l’intervallo della finale del Mondiale da 27 minuti effettivi. Siamo ancora nello stesso luglio in cui la Spagna ha conquistato la Coppa e Gianni Infantino rilancia: in vendita finisce addirittura la FIFA, e per estensione il Mondiale stesso che la Federcalcio di Zurigo patrocina. L’ultima idea del dirigente sarebbe cedere il 20% delle quote FIFA a un gruppo di investitori privati, da individuare all’interno di una neonata società commerciale creata appositamente per l’operazione. Ammonterebbe a circa 20 miliardi di dollari. E avrebbe l’incarico di gestire – con un piano di finanziamento da oltre 4 miliardi l’anno – l’organizzazione delle prossime edizioni dei Mondiali.

Il problema più macroscopico, e ormai non deve sorprendere, è che tra questi investitori privati si nasconde la politica: nella fattispecie la famiglia di Jared Kushner, genero di Donald Trump – di cui Infantino, si sa, è ottimo amico. Senza nemmeno contare che fino a questo momento la Federcalcio globale ha avuto tutt’altra struttura, è un’associazione senza scopo di lucro ed è composta essenzialmente dalle singole controparti nazionali. La strategia di Infantino, nel segno di una continua espansione sul fronte del guadagno e della profittabilità del pallone, è quella di raccogliere le principali attivita commerciali e organizzative della FIFA affidandole a un’impresa terza per sfruttarne ancora di più il potenziale economico. Così facendo, assicura il presidente, non verrebbe comunque minata l’indipendenza decisionale della FIFA.

Naturalmente il mondo del calcio ha reagito con veemenza alle parole di Infantino, che hanno confermato l’indiscrezione lanciata dal Financial Times. A stretto giro la FIFA è stata duramente attaccata dalla UEFA – all’interno di una frattura sempre più profonda –, che ha ribadito che “il calcio non è della FIFA da poter essere venduto. Qui si oltrepassa ogni limite”. E ha minacciato, qualora l’operazione andasse avanti, di far boicottare i prossimi Mondiali a tutte le sue federazioni nazionali – uno scenario naturalmente insostenibile per la natura del torneo stesso. Anche la CONCACAF, la confederazione nordamericana, ha subito espresso “forte preoccupazione per l’iniziativa”. E così la politica da una parte all’altra del mondo.

Finora Infantino è andato dritto come un treno per le sue convinzioni, lasciandosi alle spalle innumerevoli strascichi di polemiche senza curarsene più di tanto. Il fatto è che però – come fa notare la BBC in quest’articolo – è che anche il calcio conosce i suoi limiti, le sue linee invalicabili: forse la revoca del cartellino rosso a Balogun non è stata ancora abbastanza, ma lo snaturamento dei Mondiali potrebbe esserlo molto di più. E la UEFA dispone ancora di un’incisiva capacità d’influenza, sia nel mondo delle istituzioni sia nell’opinione pubblica: si pensi alla repentinità con cui dovette naufragare il progetto Superlega. Anche allora, secondo Ceferin e colleghi s’era varcata la linea rossa del pallone. E ai trasgressori non andò poi così bene.

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